(fonte foto: ilmattino.it)

Rogo alla Città della Scienza: una ferita profonda, ma si vuole ripartire

Una ferita profonda quella che vive la città di Napoli e l'intera comunità scientifica. Il rogo alla Città della Scienza arriva come una lama tagliente a inasprire la realtà di una città al limite del tracollo. Si fa sempre più strada l'ipotesi di un'azione dolosa, e nel mentre però si parla già di ricostruzione, per la quale arrivano segnali anche dall'UE

Un incendio che ha ferito non solo Napoli, ma il simbolo che la Città della Scienza rappresentava. Un'eccellenza italiana ammirata in tutto il mondo e dall'intera comunità scientifica per la sua capacità di istruzione e praticità. Ma soprattutto il simbolo di una rinascita: un luogo di cultura sorto nell'ex area industriale dell'Italsider di Bagnoli. Area bonificata, ricostruita nell'ottica di rilanciare l'economia locale valorizzando la scienza e la ricerca. E pareva funzionare: circa 350mila persone all'anno si recavano in visita a questo labirinto scientifico, con un fatturato nel 2011 di oltre 6,4 milioni di euro.

Tra domenica e lunedì, durante la notte, la cittadina scientifica è andata a fuoco. Le fiamme, che hanno arso i padiglioni tutta la notte, hanno lasciato solo i muri perimetrali e la cenere di tutto il resto. Tra i 10 e i 12mila metri quadrati sono andati in fumo, solo il "Teatro delle nuvole" si è salvato dal rogo.

Un incendio che per molti ha tutta l'aria di essere doloso. La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo di inchiesta sull'accaduto e ha posto sotto sequestro l'area bruciata. "Mi sembra che dietro le fiamme ci sia una mano criminale. Ora dobbiamo affidarci completamente alla magistratura per indagini il più approfondite possibili" ha detto Luigi De Magistris, sindaco di Napoli.

"Chi è stato? Le organizzazioni criminali? Qualcuno che voleva incassare soldi delle assicurazioni e così trovare soluzione ai debiti?" si domanda Roberto Saviano in un articolo pubblicato oggi su La Repubblica. "Chi sia stato a darle fuoco solo le inchieste potranno dimostrarlo" scrive Saviano, ma è anche "ovvio il sospetto che possano essere state le organizzazioni criminali: la camorra ha innanzitutto un interesse nella bonifica dei territori contaminati dall'amianto a Bagnoli, l'area Eternit. Ma la camorra non ha da guadagnarci nulla direttamente, se non l'affronto, il gesto simbolico".

"Voglio credere che non si tratti di un incendio doloso, altrimenti sarebbe davvero una grande vergogna per la città" afferma con poche parole Margherita Hack.


Al momento non si esclude nulla, nè la pista dolosa nè l'incendio accidentale. Una pista parla di un Raid via mare, ad opera di professionisti con movente imprenditoriale. Ma viene anche sottolineata da più parti un'evidenza molto significativa e inquietante: i 160 dipendenti della "Città della Scienza" erano in attesa di stipendio da 11 mesi. Una situazione che oggi appare drammatica visto che la vita del centro scientifico dipende da finanziamenti regionali e del Miur (Ministero dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca), che hanno un debito di circa nove milioni e mezzo di euro. Le sigle sindacali intanto chiedono che sia convocato "il più urgentemente possibile un tavolo in Regione con tutti gli attori coinvolti per discutere di ammortizzatori sociali con cui garantire un reddito ai dipendenti in attesa che le attività riprendano".

La comunità scientifica, i cittadini di Napoli, esponenti politici e anche l'Unione Europea non vogliono però arrendersi al pensiero che la Città della Scienza rimanga sotto la cenere. Si auspica e si vuole arrivare a farne una fenice: una rarità che sia in grado di risorgere dalle proprie ceneri, e più bella di prima. E' quanto si coglie dalle dichiarazioni di Vittorio Silvestrini, fondatore del progetto e presidente della Fondazione Idis: "le istituzioni ci saranno vicine e ricostruiremo la Città della Scienza più bella di prima". "L'importanza di questa Città era data proprio dall'idea di fare in modo che la cultura scientifica potesse diventare un bene comune. L'obiettivo - sottolinea Silvestrini - era quello di costruire una nuova economia basata su settori produttivi ad alto contenuto di ingegno scientifico e culturale". E questo in una Regione con tassi di disoccupazione elevatissimi e una economia al tracollo. "Ripartiremo più forti di prima" è quanto sottolinea con decisione Silvestrini. Entro una decina di giorni sarà possibile fare una prima stima dei danni, "solo dopo capiremo come muoverci e quali finanziamenti riattivare" conclude il fondatore del progetto.

La Commissione dell'Unione Europea è pronta "a valutare il cofinanziamento per la ricostruzione", così afferma il commissario per le Politiche regionali Johannes Hahn nell'esprimere "profondo dolore per l'incendio alla Città della Scienza". Segnala inoltre una particolare "preoccupazione se emergesse, come suggerito, che l'edificio sia stato incendiato dalla criminalità". L'impegno a sostenere la ricostruzione arriva anche dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: "in questo momento così difficile, l'INGV dichiara di voler contribuire a sostenere da subito ogni intervento di pronta ripresa delle attività" ha detto il professor Stefano Gresta, presidente dell'INGV. Anche l'ENEA, attraverso le parole del commissario Giovanni Lelli, esprime la propria vicinanza "alla città di Napoli, al presidente della Fondazione Idis-Città della Scienza, Vittorio Silvestrini, e ai suoi collaboratori. [...] Garantisco il mio impegno personale e quello di tutta l'Agenzia che rappresento a supportare fin da adesso il lavoro delle istituzioni locali e nazionali per la rinascita di un luogo simbolo della città e del nostro intero Paese".

Centinaia di scuole stanno attivando le prime raccolte di denaro, si stanno attivando anche le associazioni degli studenti e i Ministri dell'Istruzione e della Coesione territoriale, sentiti il Presidente della Regione Campania e il Sindaco di Napoli, stanno cercando fondi sui capitoli di bilancio.

Ci si attiva insomma per ridare splendore ad una unicità distrutta da fiamme infernali e, con molti sospetti, dolose.


Sarah Murru