Roma e i rifiuti: una storia infinita

Entro il 30 giugno la discarica di Malagrotta dovrà chiudere. Ma non ci sono siti alternativi per stoccare i rifiuti urbani. Si fa strada l'ipotesi di un'ennesima proroga

Il termine era perentorio: il 30 giugno Malagrotta dovrà chiudere. Lo aveva dichiarato l'ex ministro dell'Ambiente, Corrado Clini. Lo aveva messo nero su bianco Goffredo Sottile, commissario per l'emergenza rifiuti. Ma i termini per chiudere finalmente i cancelli della discarica alle porte di Roma sembrano ancora piuttosto labili. Alla fine di giugno manca davvero poco, e a oggi non c'è un sito alternativo dove stoccare i rifiuti della Capitale. Il neo Governo, di concerto con la Regione, dovrà identificare una nuova discarica in tempi brevi. O l'alternativa, che sembra la strada più probabile, è assistere all'ennesima proroga del mega-impianto di Malagrotta. Con le ire dell'Europa: Clini aveva assicurato a Bruxelles una soluzione definitiva della questione "rifiuti romani" in tempi brevi. Le mancate decisioni rischiano di trasformarsi anche in pesanti sanzioni comunitarie.

La situazione attuale. Corrado Clini, con il commissario Sottile, nei mesi scorsi avevano lavorato duramente, anche a suon di ordinanze, per portare un po' di ordine nel cosmo dei rifiuti romani. Obiettivo una riduzione della produzione di immondizia "generica", con la raccolta differenziata, e la lavorazione dell'indifferenziato per trasformare tramite i trattamenti una quota dal 30 al 40% in Cdr, combustibile da rifiuti, che va nei termovalorizzatori. Il governo aveva obbligato le province limitrofe a Roma a operare parte del lavoro sull'immondizia della capitale, aumentando i ritmi di lavoro degli impianti di trattamento. Come pure è stata intrapresa la strada, già percorsa negli anni scorsi, dell'invio dei rifiuti laziali in altre regioni, dotate di impianti moderni per bruciare i Cdr e trasformarlo in energia.
Oggi non serve una nuova discarica grande come Malagrotta, vista la riduzione del rifiuto generico. Ma un nuovo sito dove mettere la parte non eliminabile dei rifiuti urbani è comunque necessario.

Le ipotesi.
La strada più praticabile sembra quella di firmare l'ennesima proroga all'impianto di Malagrotta, almeno per due-tre mesi, per arrivare a settembre. Ma si tratterebbe di un nuovo schiaffo alla popolazione di Valle Galeria, che da anni vede ad un passo la chiusura dell'impianto, ma volta dopo volta viene costantemente rimandata. Difficile che questa responsabilità voglia prendersela il commissario Goffredo Sottile, che termina il suo mandato il 10 luglio, anche perché i poteri datigli da Clini non riguardano le discariche, ma solo la filiera del trattamento. In caso di proroga dovrà essere allora direttamente la Regione Lazio a intervenire con un suo provvedimento. Una bella gatta da pelare per l'assessore ai Rifiuti, Michele Civita, che con il governatore Zingaretti dovrà prendere decisioni per forza di cose impopolari.

Alternative? Zero. Ad oggi non ci sarebbero alternative percorribili alla proroga di Malagrotta. A meno di sorprese e assi nella manica dell'ultimo minuto. Un impianto più piccolo, quello di Monti dell'Ortaccio, sembrava la soluzione giusta. Sarebbe stata una discarica con molto meno impatto. Peccato che l'Aia, l'autorizzazione necessaria per iniziare lo stoccaggio dei rifiuti, non abbia valore: non è mai stato presentato un piano tecnico di tutela idrogeologica e la legge vieta il conferimento senza un rapporto dettagliato sul piano ambientale. La situazione è di stallo, e di certo la campagna elettorale in vista delle comunali non aiuta. Dopo tre anni di tentativi Roma non riesce a scrollarsi di dosso l'incubo rifiuti.

Walter Milan