Sardegna: aggiornamenti dai territori dell'alluvione

Sono ancora oltre 600 gli sfollati. Morti aumentati a 17. L'accusa di Gabrielli: "Criminale che si consenta l'abitabilità dei seminterrati"

Il maltempo ha allentato la presa, almeno per qualche giorno. Ma la Sardegna martoriata dal ciclone di due settimane fa fatica a trovare una parvenza di normalità. La perturbazione si è abbattuta sull'isola portando forti temporali e piogge abbondantissime, ha provocato esondazioni e imponenti allagamenti. Una bomba d'acqua che ha visto cadere sull'Isola circa 450 millilitri di pioggia in 12 ore. Ci sono ancora 636 sfollati, secondo i dati diramati dal Dipartimento di Protezione Civile un paio di giorno fa. 419 di loro si sono mossi autonomamente e hanno trovato alloggio in abitazioni private: seconde case o da parenti. 217 persone rimaste senza casa, o con gli edifici pensa temente danneggiati, sono assistiti in strutture di accoglienza. Il comune maggiormente in difficoltà è Torpà, dove le persone fuori dalle loro case sono 150. Numeri più bassi, ma sempre decine di persone, a Bitti, Uras, Solarussa, Terralba e tanti altri comuni sardi.

Ancora attivi i COC. La Protezione Civile ha ancora attivi i Centri operativi comunali di Posada, Galtelli', Dorgali, Orosei, Irgoli, Nuoro, Siniscola, Onani', Bitti e Torpe'. Si tratta delle strutture attivate dal sindaco per la direzione e il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione. Riguardo alle forze in campo questo il punto: 164 volontari, 161 operatori Ente Foreste, 22 operatori Corpo forestale, 158 Vigili del Fuoco, numerosi operatori del Soccorso Alpino e Speleologico.
 

L'accusa di Gabrielli. "C'è un deficit di pianificazione, il sistema d'allerta ha funzionato", ha dichiarato nei giorni scorsi il Prefetto Gabrielli, dirigente della Protezione Civile. Un dato riconosciuto anche dai sindaci. L'allarme c'è stato, tramite numerosi canali, ma purtroppo il territorio non è stato capace di mettere in atto tutte le misure necessarie per difendersi. Sulle responsabilità, maturate da anni, puntano in tanti il dito sul taglio ai trasferimenti da parte dello Stato, una generale sottovalutazione del rischio idrogeologico, piani edilizi fuori dai canoni base di sicurezza. "Il sistema di allerta - ha aggiunto Gabrielli - ha un senso se c'è una pianificazione e una corretta informazione ai cittadini. Considero criminale che si consenta l'abitabilità dei seminterrati, soprattutto in zone a rischio esondazione".

Il conto delle vittime aumenta. Aumentato anche il numero delle persone che hanno perso la vita durante l'alluvione. Luisa Spanu, 42enne insegnante di Guasila, per 9 giorni ha lottato tra la vita e la morte in un letto del reparto di rianimazione dell'ospedale Brotzu di Cagliari. E' la la 17esima vittima dell'alluvione in Sardegna. La Spanu rientrava a casa dopo un lungo viaggio da Muravera, dove insegnava, verso Guasila, quando l'albero è caduto sulla strada, facendole perdere il controllo dell'auto per evitarlo. La provincia più colpita è Olbia dove si registrano tredici vittime. In provincia di Nuoro è morto un poliziotto, Luca Tanzi, 40 anni, mentre era in servizio di scorta a un'ambulanza che portava un malato grave verso l'ospedale di Nuoro. A Torpè, è stata trovata senza vita su una sedia a rotelle Giuseppina Franco, 87enne. A Uras, centro agricolo in provincia di Oristano, Vannina Figus, 64 anni, è annegata nello scantinato di casa sua mentre tentava di aiutare il marito che si è salvato ed è ricoverato in ospedale. A Bitti continuano le ricerche dell'unica persona ancora dispersa, l'allevatore Giovanni Farre, 62 anni. Per giorni i Vigili del Fuoco, il Soccorso Alpino e i Carabinieri hanno battuto le zone attorno a casa dell'uomo e i 44 chilometri del corso d'acqua che si dirige verso Torpè. Ma dell'allevatore nessuna traccia.



Red/wm