Disastro ambientale in Sardegna (foto di Lello Cau - Comitato Tuteliamo il Golfo dell'Asinara)

Sardegna, marea nera:
il giallo dei sacchetti in mare

I sacchetti contenenti il catrame raccolto durante l'operazione di pulizia sarebbero stati abbandonati (da chi?) sulla battigia e ritrascinati in acqua dalle onde. I pareri di Vincenzo Tiana (presidente di Legambiente Sardegna) e Pierpaolo Congiatu (tecnico del Parco dell'Asinara)

Dalla Sardegna continuano ad arrivare notizie più o meno preoccupanti sulla 'marea nera' che ha colpito il nord della regione nei giorni scorsi. L'ultima riguarda i sacchi riempiti con il catrame ripulito dalle coste, che sarebbero stati lasciati sulle spiagge (secondo una versione dai tecnici della E.On, società responsabile dello sversamento) e riportati in mare dalle onde. La notizia è stata confermata al giornaledellaprotezionecivile.it da Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna: "E' successo venerdì. Sono stati raccolti e la mareggiata li ha riportati in acqua". Oltre al danno quindi, anche la beffa, visto che in mare i sacchetti si sono riaperti facendo fuoriuscire nuovamente il materiale raccolto. E intanto la chiazza oleosa continua il suo viaggio verso il Parco dell'Asinara, al momento non ancora coinvolto. Pierpaolo Congiatu, tecnico del Parco dell'Asinara, preferisce però non parlare di "marea nera". Si tratta infatti di una sostanza "che inizialmente all'uscita sembra una marea nera: viene trasferita dalla nave all'impianto a caldo, a 60 gradi, quindi in maniera fluida, ma quando tocca l'acqua, intorno ai 10 gradi, si solidifica formando delle 'pagnotte' morbide (agglomerato deforme di idrocarburi e olio combustibile a densità variabile dall'esterno all'interno in funzione della temperatura) che quando arrivano sulla spiaggia contengono al loro interno ancora del materiale fluido, e sporcano tutto".

Dopo la fuoriuscita dello scorso 11 gennaio, "questo materiale ha cominciato a vagare per il Golfo e in quei giorni, in assenza totale di vento, ha viaggiato seguendo la corrente e arenandosi in buona parte lungo una spiaggia a destra di Porto Torres, all'interno del Golfo dell'Asinara" - ci ha spiegato Congiatu - "E' qui si sono arenate le 'pagnotte', alcune grandi anche 50 centimetri, sporcando la sabbia proprio perché quando la temperatura cambia o quando si spaccano rilasciano questo fluido combustibile, una sostanza densa e nerissima". Nei giorni seguenti, porzioni più piccole di materiale sono arrivate fino a Santa Teresa di Gallura, all'estremità del Golfo: "parliamo di 60-70 chilometri di distanza. Il materiale è arrivato a Capo Testa, un SIC (sito di importanza comunitaria), arenandosi tra gli scogli di granito e creando una situazione più difficile per quanto riguarda la sua rimozione". In questi giorni poi il vento da est e il moto ondoso forte hanno rimesso in movimento il materiale oleoso, portandone "pezzi più piccoli in aree più vaste. La notizia di oggi alle 13 è che pare che ci sia un gruppo di queste 'pagnottine' in viaggio verso l'Asinara. Domani andremo a circoscriverle".

Quel che è certo è che bisogna fare chiarezza su compiti e responsabilità. Da un lato Vincenzo Tiana di Legambiente sostiene che "ormai a distanza di 15 giorni la società non ha ancora messo in atto delle squadre specializzate per la bonifica", e anche se la società E.On durante una riunione ha assicurato alla Regione che avrebbe provveduto alla pulizia, "non si vede lo spiegamento di mezzi e soprattutto di squadre specializzate che stiano mantenendo quell'impegno". Dall'altro lato, Congiatu assicura di aver visto con i propri occhi "150 persone in tuta bianca sul litorale. Non sono della società: l'E. On ha dato l'incarico ad un'altra società che se ne occupa, perché per mettere le mani in una sostanza come questa - che dicono sia pure cancerogena - non si possono mandare volontari, ma occorre personale esperto e con gli strumenti adeguati".

Bisognerà poi fare chiarezza anche sull'effettiva quantità di materiale fuoriuscito. Come ci ha spiegato Congiatu, l'E. On ha dichiarato alla Prefettura una perdita di 48 metri cubi di materiale oleoso (e non 18 tonnellate, come detto inizialmente), ma le squadre specializzate ne hanno già raccolto più di 50 metri cubi. Inoltre, "non sono ancora conosciuti gli effetti e i danni di carattere biologico" - ha aggiunto Congiatu, spiegando che "a parte alcuni spiaggiamenti di pesci e di un uccello particolare (di cui circolano le foto in rete) non ci sono segnali di morie. Alcuni pescatori hanno detto di aver trovato questo materiale oleoso nelle loro reti, ma anche la voce messa in giro ieri da alcuni giornali locali del calo della vendita del pesce sembra non aver trovato riscontro".

Ieri alcuni sindaci e presidenti di provincia hanno chiesto lo stato di calamità naturale "perché servono delle risorse per intervenire prima della stagione estiva per ripulire tutto" - ha spiegato Congiatu - "ma sarà il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, oggi pomeriggio in Parlamento per riferire sull'accaduto, a stabilirlo". Che si parli di disastro ambientale o meno, "Io vivo qua da una vita e una cosa come questa non l'avevo mai vista" - ha concluso Pierpaolo Congiatu - "La situazione è grave, ma è sotto controllo. Anche se non so ancora bene come faranno a ripulire le spiagge perché a parte i grumi evidenti, c'è del materiale sotto la sabbia che è difficile da pulire. Anche quando la sabbia sembra bianca, sporca le scarpe".


Elisabetta Bosi