Sardegna: sotto inchiesta la rete d'allerta e lo sviluppo edilizio

I magistrati sardi stanno indagando sul sistema di Protezione Civile che ha diramato l'allarme, ma soprattutto sullo sviluppo del territorio, fra appalti e condoni

Un inchiesta che incrocia dati, testimonianze e dettagli dello sviluppo del territorio. In Sardegna continua il lavoro dei magistrati delle procure di Tempio Pausania e Nuoro, che hanno aperto un inchiesta all'indomani dell'alluvione del 18 settembre, che ha provocato morti, feriti e milioni di danni sul territorio.
 
Sotto la lente dell'inchiesta la rete di allarme. Al vaglio anche la posizione della Protezione Civile, per quanto riguarda modi e temi dell'allerta meteo. Un atto che appare più come prassi "dovuta", essendo la rete di Protezione Civile l'organo deputato a gestire la comunicazione dell'allarme. Il Dipartimento nei giorni scorsi ha comunicato - ma era emerso immediatamente dopo la "bomba d'acqua" - di aver correttamente informato le strutture locali sarde dell'arrivo di una precipitazione eccezionale: era stato emesso infatti, il giorno precedente l'alluvione, un avviso di criticità elevata - la massima possibile - e l'invio dello stesso nel primo pomeriggio di domenica 17 novembre alle competenti autorità di protezione civile della Regione Sardegna. "Il Dipartimento nazionale, sulla base delle leggi italiane sia in materia di protezione civile sia di comunicazione del rischio, non avrebbe potuto fare nulla di più di quanto fatto", si legge in una nota. Quello che i magistrati stanno cercando di capire è più che altro che fine abbia fatto la comunicazione una volta inoltrata da Roma, e se le istituzioni locali abbiano realmente ricevuto e tenuta con la relativa importanza la comunicazione della forte perturbazione in arrivo. Gli inquirenti del capoluogo barbaricino avevano già acquisito la documentazione sull'allerta, quelli di Olbia stanno completando la raccolta in queste ore.

Appalti, edilizia e Comuni. Il pm di Tempio, Riccardo Rossi, e il procuratore di Nuoro, Andrea Garau, hanno chiesto all'Arpas i dati pluviometrici della giornata del 18 novembre, fondamentali per stabilire la portata delle precipitazioni sulla città di Olbia e il territorio provinciale. Questi dati saranno messi a confronto con il dato urbanistico, e quindi sul nesso tra le decisioni prese in materia urbanistica e l'allagamento della città. E' anche il territorio, il suo assetto e i permessi di costruzione dati negli anni scorsi, a finire sul tavolo dei magistrati. La magistratura ha affidato l'incarico al comando provinciale dei carabinieri di Sassari, che coordina ogni attività investigativa, di verificare che tutti gli edifici pubblici di Olbia siano stati costruiti in aree non sottoposte a vincoli idrogeologici. Potrebbero emergere responsabilità e omissioni riguardanti l'assetto urbanistico, visto che Olbia ha avuto negli anni uno sviluppo disordinato: 17 i Piani di risanamento che si sono via via succeduti, molti gli abusi poi sanati e quasi la totalità dei canali ricoperti dal cemento per fare spazio alle abitazioni, ma per ora i pm hanno detto che "non vogliono far volare gli stracci" - ha detto Riccardo Rossi - e lavorano in silenzio per coordinare le varie inchieste aperte sul disastro. "La sete di giustizia della popolazione - ha sottolineato Rossi - non si placa con l'iscrizione nel registro degli indagati, ma con l'individuazione delle responsabilità".


Red/wm