La lapide commemorativa delle vittime dell'alluvione del 5 maggio 1998 a Sarno (fonte foto: wikipedia)

Sarno 20 anni dopo, Pennetta, Aigeo: "Carente la manutenzione delle opere"

Dopo due decenni esatti dall'alluvione di Sarno, l'Associazione italiana di Geografia Fisica e Geomorfologia (AIGeo) sottolinea l'importanza della "manutenzione delle opere effettuate dopo la tragedia, oggi carente, e  indispensabile per evitare di ingenerare falsa percezione di sicurezza"


Ben 2 milioni di metri cubi di fango, terreno si staccarono dalle pendici del Monte Pizzo d'Alvano travolgendo Sarno, Quindici, Siano, Bracigliano, San Felice a Cancello. Tra il 5 ed il 6 Maggio del 1998, esattamente 20 anni fa, si consumò una delle più gravi tragedie italiane con ben 160 vite spezzate, ben 137 morti nella sola Sarno, 11 a Quindici e 5 a Siano. Episcopio, frazione di Sarno, fu letteralmente rasa al suolo.
 
"Ricordo che nelle ore successive sorvolai in elicottero l'intera area per individuare le frane. Vent'anni dopo la tragedia del 5 maggio 1998 a Sarno ed in altri comuni in Campania - ha dichiarato Micla Pennetta, geologa, geomorfologa, docente dell'Università Federico II di Napoli - si è attuata un'intensa pianificazione territoriale di prevenzione anche grazie all'attività delle Autorità di bacino regionali che hanno presidiato il territorio ed hanno evitato interventi edilizi e infrastrutturali poco rispettosi dei delicati equilibri del territorio. Inoltre, il Commissariato di Governo, istituito all'epoca per superare l'Emergenza Idrogeologica, ha realizzato diversi interventi importanti a Sarno, Siano, Bracigliano, San Felice a Cancello, Quindici, Moschiano e altri interventi rilevanti sono stati realizzati con fondi sia Statali che Regionali in tutta la Campania.
Va tuttavia attuata la verifica ma soprattutto la manutenzione di tali opere, allo stato attuale carente, affinché prosegua la loro efficacia nel tempo. La difesa dagli eventi catastrofici e del territorio va attuata attraverso azioni e attenzioni continue, altrimenti si rischia addirittura di ingenerare una peggiorativa e falsa percezione di sicurezza".
La professoressa Micla Pennetta è referente per la Campania dell'Associazione Italiana di Geomorfologia (AIGeo): l'intervento dei geomorfologi, già nelle immediate ore dopo la tragedia, fu molto importante nell'individuazione delle frane e, successivamente,
per le attività di Pianificazione delle Pericolosità Geomorfologiche di area vasta e  per la risoluzione della programmazione degli interventi strutturali e delle misure non strutturali (vedi Presidio Territoriale) di mitigazione del rischio idrogeologico.
 

"Le esperienze maturate in Campania, dopo Sarno e successivamente nelle altre regioni - spiega il geologo, Gilberto Pambianchi, Presidente Nazionale dei Geomorfologi Italiani, docente Università di Camerino -hanno fornito la base per una sostanziale rivisitazione delle Linee Guida per la Cartografia Geomorfologica, soprattutto nella prospettiva applicativa, attraverso una intesa istituzionale tra AIGeo, ISPRA e CNGeologi ed il coinvolgimento di gruppi di lavoro specialistici di tutte le sedi universitarie italiane. L'auspicio è che nella fase di sperimentazione e calibrazione della nuova cartografia geomorfologica 'ad oggetti', possano essere intensificate le occasioni di confronto interdisciplinari a servizio della comunità nazionale, anche attraverso una capillare disseminazione alla comunità professionale ed ai funzionari degli enti pubblici competenti".

Oggi, lo ricordiamo, in occasione del ventennale dell'alluvione del 1998, è corso di svolgimento a Salerno  
il convegno "20 anni dopo Sarno: cosa è cambiato" organizzato da Consiglio Nazionale dei Geologi, Ordine dei Geologi della Regione Campania e Associazione Italiana di Geologia Applicata per fare il punto sulla situazi0one a due decenni da quella immensa tragedia.


red/pc
(fonte: AIGEO)