Schianto Boeing Etiopia: chi erano le vittime italiane

Ci sono anche otto cooperanti italiani tra i morti del volo Ethiopian Airlines

Sono otto le vittime italiane del Boeing 737 dell'Ethiopian Airlines schiantatosi  domenica mattina in Etiopia nel quale hanno perso la vita 157 persone. Dopo lo sgomento oggi è il giorno dedicato al cordoglio, come espresso dalle bandiere a mezz'asta alla Farnesina, e al ricordo delle vittime.

Nella lista passeggeri del volo Addis Abeba – Nairobi, molti dei quali loro avrebbero dovuto partecipare all'Assemblea Onu sull'ambiente, c'era anche  l'assessore ai Beni Culturali della regione siciliana, Sebastiano Tusa, 66 anni, archeologo di fama internazionale, Sovrintendente del Mare della Regione. Tusa era diretto in Kenia, per un progetto dell'Unesco, dove era già stato nel Natale scorso insieme con la moglie, Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del museo d'arte contemporanea di Palazzo Riso a Palermo.

"Mio padre, e sono in tanti a dirlo, era la persona più forte che io abbia mai conosciuto nella mia vita, la persona più determinata e convinta di quello che faceva", lo ha ricordato Andrea Tusa, il figlio dell'archeologo. Andrea,  ricorda il padre come un uomo "che aveva un amore infinito per quello che faceva e per sua terra. Non lo dico perché sono suo figlio, ma non ho mai conosciuto nessun altro che avesse una dedizione per la sua terra e il lavoro che faceva, nonostante le problematiche che interessano la nostra terra e le condizioni e le persone che gli mettevano i bastoni tra le ruote".

Sullo stesso volo viaggiava anche il presidente della Onlus bergamasca Africa Tremila, Carlo Spini, 75 anni, medico in pensione. “I suoi ultimi pensieri sono stati per l’Africa - dice a Repubblica, Gisella Inverardi, vicepresidente della ong- era orgoglioso dell’ospedale in Zimbabwe che era stato portato a termine. 'Un faro', lo chiamava, in un paese dilaniato dalla dittatura". Insieme a lui han perso la vita anche sua moglie Gabriella Viciani, infermiera, e il tesoriere dell'associazione Matteo Ravasio. "Erano molto contenti dei progetti che erano stati avviati", ha ricordato Inverardi, tra questi anche la possibilità di portare in Senegal le macchine per lavorare il cuoio.

Tra le vittime nel disastro aereo c'è anche Paolo Dieci, residente a Roma, presidente della ong Cisp e rete LinK 2007, un'associazione di coordinamento consortile che raggruppa importanti Organizzazioni Non Governative italiane. Il Cisp annuncia "con immenso dolore la perdita di Paolo Dieci, uno dei suoi fondatori, uno dei suoi più appassionati soci e più competenti cooperanti, il suo Presidente. Il nostro meraviglioso amico. Il mondo della cooperazione internazionale - si legge sul sito della Ong - perde uno dei suoi più brillanti esponenti e la società civile italiana tutta perde un prezioso punto di riferimento".

Sullo stesso volo di Dieci viaggiava anche Virginia Chimenti, 30 anni, funzionaria consulente Budget Officer del World Food Programme dell'Onu, la vittima più giovane. Insieme a lei Maria Pilar Buzzetti, 31 anni, funzionaria del WFP dell'Onu, autrice di diverse pubblicazioni in campo internazionale e anche consulente per l'associazione di studio, ricerca e internazionalizzazione in Eurasia e Africa e la collega Rosemary Mumbi. Le cooperanti erano dirette in Kenya.

La Procura di Roma in queste ore ha aperto un fascicolo per la morte degli otto italiani nel disastro aereo della Ethiopian Airline. Il procedimento, coordinata dal procuratore Giuseppe Pignatone, l'indagine è al momento senza indagati e ipotesi di reato.

Red/cb
(Fonte: Ansa)