Moduli geochimici multiparametrici (GeoC) deposti nel mar Ionio (foto: INGV)

"Seismofaults 2017": il progetto che sorveglia terremoti, faglie e vulcani in fondo al mare

Ii fondali oceanici del nostro Pianeta, anche quelli più vicini alle zone antropizzate, sono in genere sconosciuti, nonostante ospitino e nascondano lunghe faglie che possono dare origine a violenti terremoti, eruzioni, frane sottomarine e maremoti. Oggi, grazie al progetto "Seismofaults", è possibile monitorare tali faglie da vicino individuando quelle potenzialmente pericolose

Monitorare ed esplorare da vicino le faglie sismiche del Mar Ionio e dello Stretto di Messina: ha avuto inizio  SEISMOFAULTS 2017, progetto scientifico condotto Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR di Roma e Bologna), Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV di Roma, Palermo e Gibilmanna) e Sapienza Università di Roma.
"L'esplorazione dell'universo - spiega INGV - si espande ormai fino a Saturno e oltre, ma i fondali oceanici del nostro Pianeta, anche quelli più prossimi alle zone antropizzate, sono in genere sconosciuti. Eppure, tali fondali ospitano e celano vulcani e lunghe fratture della crosta (faglie) che possono essere all'origine di violenti terremoti, eruzioni, frane sottomarine e maremoti, mettendo a rischio la vita e il tessuto socio-economico nei vicini centri abitati.
Dal maggio scorso con  il nuovo progetto scientifico Seismofaults, CNR, INGV e Sapienza Università di Roma hanno iniziato a monitorare ed esplorare da vicino le faglie sismiche dello Ionio e dello Stretto di Messina".


"La regione dello Stretto di Messina e il vicino Mar Ionio sono state le aree origine di importanti terremoti e maremoti nel corso degli ultimi secoli - ricorda INGV -, eventi che hanno provocato morte e distruzione. Ricordiamo, tra i sismi catastrofici, quelli del 1908 (Messina e Reggio Calabria, che fece più di 80.000 vittime), 1905 (Calabria meridionale), 1783 (Calabria meridionale), 1693 (Val di Noto), 1169 (Sicilia orientale) e 362 d.C. (Sicilia orientale e Calabria meridionale). Le strutture sismo-tettoniche e morfologiche da cui hanno avuto origine tali terremoti e maremoti sono ancora totalmente o parzialmente sconosciute.


Pertanto nel mese di maggio, durante la campagna oceanografica Seismofaults 2017, il team scientifico del progetto, ha installato sui fondali del Mar Ionio, a profondità fino a circa 2600 m, otto sismometri e due moduli con sensori geochimici. Gli strumenti sono molto vicini ai potenziali epicentri dei terremoti e registreranno i movimenti del suolo in caso di eventi sismici e le emissioni gassose del fondale ionico per circa 12 mesi. Al termine di tale periodo, gli strumenti verranno sganciati dalla zavorra che li tiene ancorati in fondo al mare con un comando acustico inviato dalla superficie del mare e saliranno per galleggiamento in superficie dove saranno recuperati per procedere a un eventuale riutilizzo altrove.




Con i nuovi dati raccolti, non solo sarà possibile individuare e definire le faglie potenzialmente origine di terremoti e tsunami catastrofici, ma anche raccogliere informazioni per lo studio di fenomeni precursori dei terremoti, come ad esempio anomalie nelle modalità del degassamento dai fondali marini, al fine di esplorare la prevedibilità dei terremoti. I due moduli geochimici di fondo mare sono stati installati proprio per quest'ultima finalità.
Il materiale scientifico e divulgativo è disponibile nel sito: www.seismofaults.it.

red/pc
(fonte: INGV)



In questo suggestivo video le immagini del progetto SEISMOFAULTS 2017: