Senza Ipcc addio Copenaghen

Intervista a Sergio Castellari, ricercatore del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici) e dell' INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e Focal Point Nazionale dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) , che spiega come alla base delle deliberazioni politiche in corso a Copenhagen ci sono i risultati scientifici presentati in particolare nell'ultimo rapporto (AR4) dell'IPCC

Nel bailamme che si è creato attorno al riscaldamento globale, in cui si fronteggiano idealmente allarmisti e scettici, l'attività dell'Ipcc è al centro dell'attenzione. Una chiave di lettura è che il board internazionale sia in realtà un organismo politico, che con la ricerca a poco a che fare - almeno questo sostengono i detrattori - . Proprio dai rapporti dell'Ipcc si è ingenerata la corrente "catastrofista", di quanti sostengono cioè che i cambiamenti climatici osservati negli ultimi anni non hanno precedenti. Franco Prodi, illustre climatologo, ha recentemente invitato alla prudenza: c'è anora molto da indagare - dice Prodi - la climatologia è una scienza giovane, i modelli di cui disponiamo non ci permettono di attrbuire all'uomo tutta la colpa del riscaldamento globale.

E' d'accordo, dottor Castellari?

In linea generale mi trovo d'accordo con Prodi, anche se le misurazioni dei cambiamenti climatici hanno circa 150 anni e non sono solo di tipo termometrico ma anche ecologico, per esempio. In base ai dati in nostro possesso siamo inoltre in grado di abbozzare - con una certa precisione - ipotesi climatologiche che si riferiscono anche a milioni di anni fa: è per questo che si lavora sui fossili. Quindi sarei cauto nell'affermare - come si sente in giro - che il global warming è un'invenzione...


Dice quindi che bisogna separare gli argomenti? Da una parte le tematiche ambientali, dall'altra quelle relative al clima?
Dico che in alcune aree del pianeta, per esempio l'Africa, i problemi relativi ai due settori si sommano: lo sfruttamento del territorio causa cambiamenti climatici, e questo è impossibile ignorarlo. Insomma gli stress ambientali e climatici si accumulano: in questo gioca senz'altro un ruolo decisivo la produzione di anidride carbonica, nettamente aumentata negli ultimi venti anni.


Cosa risponde invece a quanti accusano l'Ipcc di fare politica?
Di leggere lo statuto dell'Ipcc. Si tratta di un organismo intergovernativo. Questo vuol dire che mette in comunicazione molti paesi, ma non prende alcun tipo di decisione politica. Affermarlo equivale a dire il falso. E' vero che l'Ipcc non fa ricerca diretta, valuta piuttosto la bontà delle pubblicazioni scientifiche; è altrettanto vero però che senza il suo vaglio non ci sarebbe modo di affrontare globalmente il problema dei cambiamenti climatici. Per questo è stato istituito nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dallo United Nations Environment Programme (UNEP): proprio per fornire ai decisori politici una valutazione scientifica della letteratura tecnico-scientifica e socio-economica disponibile in materia di cambiamenti climatici, impatti, adattamento, mitigazione. Ogni governo ha un focal point che coordina le attività nel proprio Paese. Vi appartengono più di 200 scienziati: la sua forza sta proprio nel diverso background dei componenti.


Gianni Zecca