Servizio Civile Universale: le Regioni chiedono una riforma

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome vuole avviare un’interlocuzione con il Governo per la revisione del Servizio Civile Universale

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome chiede una riforma del Servizio Civile Universale. Nella riunione del 28 gennaio è emersa la necessità di avviare un’interlocuzione con il Governo in relazione al funzionamento e all’attuazione della misura del Servizio Civile Universale (Scu), in un’ottica di revisione complessiva del D.lgs. 40/17, istitutivo del Scu.

Le criticità sottolineate
Tale provvedimento ha modificato l'impianto del servizio civile, ridimensionando il ruolo istituzionale delle Regioni e delle Province autonome e limitando le possibilità di realizzare una sostanziale concertazione tra i livelli istituzionali. Una impostazione che, secondo le Regioni, "ha già mostrato diversi limiti sia per quanto riguarda l’accesso al sistema da parte degli enti che chiedono di aderire al Servizio Civile, sia per quel che concerne la gestione della valutazione dei programmi di Scu". La conseguenza "è stata la perdita del governo generale dei processi sui territori da parte delle Regioni e delle Province autonome". "Una indubbia anomalia per 'Istituzioni di prossimità', la cui esperienza positiva si era peraltro consolidata in almeno 15 anni di attività", affermano le Regioni. A tutto ciò va aggiunta la considerazione che siamo di fronte ad un ambito le cui competenze sono attribuite dalla Costituzione proprio alle Regioni.

Una prima proposta
Per tutti questi motivi la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato un primo documento di emendamenti al decreto in vigore, che può rappresentare la base di un indispensabile confronto con il Dipartimento in un'ottica di leale collaborazione istituzionale. Tale documento è stato inviato dal Segretario Generale della Conferenza delle Regioni al Capo del Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio Civile Universale.

Nel dettaglio
Alcune questioni di rilevanza per le Regioni e Province autonome, rappresentate negli emendamenti puntuali di seguito riportati, sono riassumibili nei seguenti punti:

  • Istituzione di una struttura tecnico-operativa di collaborazione permanente tra Dipartimento e Regioni e Province Autonome (Tavolo tecnico operativo di collaborazione permanente) al fine di facilitare il confronto e la collaborazione istituzionale tra Stato e Regioni/P.A. visto che entrambi i soggetti sono coinvolti a pieno titolo nella gestione e attuazione del Scu. La necessità di creare un tavolo di confronto nasce dalle difficoltà, riscontrate negli anni, di condivisione, comunicazione con tempi adeguati con il Dipartimento che hanno inficiato la concreta possibilità di incidere da parte delle Regioni/P.A. nelle decisioni e nei processi che comunque le vedono coinvolte a pieno titolo. Al momento non esiste un luogo in cui siedono contestualmente Dipartimento e Regioni e P.A. per tali finalità, in quanto la loro presenza in Consulta, organo già esistente, le pone nello stesso ruolo di beneficiari e stakeholders della misura, non riconoscendone il precipuo ruolo istituzionale. 
  • Previsione dell’equiparazione fiscale e previdenziale del Servizio civile regionale/provinciale con il Servizio Civile Universale, onde evitare diversità di trattamento nei confronti degli operatori volontari.
  • Revisione dell’art 7 “Funzioni delle Regioni” al fine di chiarire il ruolo istituzionale delle Regioni e Province Autonome attraverso la previsione:
    - del loro coinvolgimento non solo nella valutazione ma anche nell’approvazione dei programmi di intervento;
    - della funzione di comunicazione istituzionale in materia di servizio civile;
    - della partecipazione al Tavolo permanente di confronto;
    - della funzione di formazione generale degli operatori volontari, da svolgere anche in accordo con gli enti di SCU dotati delle specifiche professionalità;
    - dell’attribuzione esclusiva della formazione dei formatori generali (nel testo in vigore assegnata sia alle Regioni/P.A. che agli enti di Servizio Civile) a garanzia della qualità della formazione stessa.
  • Introduzione della previsione, nel Fondo nazionale per il servizio civile, di risorse costanti ma proporzionali agli stanziamenti annuali attribuiti al SCU per lo svolgimento delle attività istituzionali delle Regioni e Province Autonome, in modo da garantire una copertura certa dei costi che tali Istituzioni devono sostenere per assicurare la costituzione, l’operatività dei relativi uffici e lo svolgimento delle funzioni. A riguardo deve essere stabilita una quota fissa (certa e costante) a prescindere dagli stanziamenti annuali sul Servizio Civile e una quota al variare dello stanziamento annuale del Fondo Servizio Civile.
  • Introduzione della previsione di una percentuale di operatori volontari da assicurare in ciascun territorio regionale o provincia autonoma, nella misura di non meno del 50% del contingente complessivo stabilito annualmente, al fine di garantire pari opportunità di partecipazione al servizio civile a tutti i giovani, a prescindere dall’area geografica in cui domiciliano e dalla qualità e quantità della progettazione locale.
  • Modifica del ruolo delle Regioni nella Consulta per il Servizio Civile, eliminando la loro attuale presenza in qualità di membri nel ruolo di consultati, alla pari di enti di Servizio Civile e operatori volontari, e prevedendone la partecipazione nel ruolo di Enti consultanti accanto al Dipartimento.
Richiesta di dialogo
La proposta non esaurisce il ragionamento sulla misura, che meriterebbe un rinnovamento complessivo per il quale è indispensabile un approfondimento congiunto anche con il livello centrale, ma pone l’accento anche su ulteriori elementi di riflessione, quali: la semplificazione di alcuni processi; l’individuazione di nuove strategie per rendere più efficace la progettazione a favore di un’esperienza più significativa per i ragazzi e per le comunità; la ricerca di modalità di valutazione e finanziamento dei programmi di intervento di Servizio Civile, in grado di garantire un’adeguata distribuzione, non solo territoriale ma anche settoriale, dei progetti in risposta alle reali esigenze espresse dai territori, che le Regioni e Province autonome prioritariamente, in quanto istituzioni di prossimità, sono in grado di rilevare. Un ulteriore spunto di riflessione potrebbe riguardare l’ipotesi di suddividere i programmi di intervento ordinari in due tipologie:
  1. programmi standard, che prevedono l’impiego di volontari in attività già tipizzate (ad esempio le attività di soccorso in associazioni di assistenza);
  2. programmi innovativi che sviluppino specifiche progettualità.
Le due tipologie di programma prevedrebbero, pertanto, differenti modalità di progettazione e finanziamento. Si potrebbe, infine, ipotizzare un’eventuale riserva di posti per alcuni settori di intervento ritenuti prioritari per il Scu e commisurata agli specifici territori.

red/mn

(fonte: Regioni.it)