Les_corps_interdits - Jeremie Reichenbach (Sguardi Altrove Film festival)

"Sguardi altrove": la guerra, il dramma dei rifugiati e la tratta di minori alla 24ª edizione del film festival

Ha preso il via ieri a Milano "Sguardi Altrove Film Festival" rassegna cinematografica che quest'anno dedica la sezione "Diritti Umani, Oggi" ai minori migranti non accompagnati, ai "corridoi umanitari", alla catastrofe siriana. Corto e lungometraggi, documentari, dibattiti e testimonianze cui parteciperanno, fra gli altri, i rappresentanti delle principali ONG e associazioni che lavorano per i diritti umani
 

Si chiama "Sguardi Altrove Film Festival" la rassegna cinematografica dedicata al cinema internazionale a regia femminile organizzata da Sguardi Altrove, associazione culturale senza scopo di lucro fondata nel 1993 da un gruppo di donne appassionate di cinema. Sin dalla sua prima edizione il festival ha visto il sostegno del Comune di Milano, della Provincia, della Regione Lombardia, di tutte le istituzioni sul territorio e dei centri culturali cittadini, oltre che del Parlamento Europeo e di sponsor privati.
Quest'anno, per la sua 24ma edizione, con la sezione non competitiva "Diritti Umani, Oggi",
la rassegna apre due finestre su scenari emergenziali che in parte si sovrappongono: il dramma globale dei rifugiati, con particolare riferimento a quanto accade nella "fortezza Europa" e sulle sue sponde, e la tragedia della guerra civile siriana (che in sei anni ha fatto oltre mezzo milione di morti, 5 milioni di profughi fuori dal paese e oltre 6 milioni di sfollati interni). Ma anche il tema civile dei diritti delle madri detenute e dei loro bambini.

Ieri, domenica 12 marzo, giornata inaugurale del Festival, è stato proiettato in anteprima internazionale, alla presenza della regista Chiara Sambuchi, "Lost Children. 30.000 minors missing", film che riflette sul drammatico e crescente fenomeno delle tratte dei minori migranti (bambini e ragazzini tra i 9 e i 16 anni) che viaggiano da soli, in particolare dal Medio Oriente e dall'Africa fino all'Europa. Secondo le autorità, dei 200.000 minori giunti sul suolo europeo dal 2014, 30.000 sembrano semplicemente svaniti lungo la strada. Tra Italia, Germania, Inghilterra, Francia e gli uffici ovattati delle istituzioni europee, il film va sulle loro tracce, come una vera inchiesta, ma con tutta l'emozione del suo raffinato linguaggio cinematografico.

Sempre in anteprima internazionale, in chiusura di Festival, domenica 19 marzo alle 18.30, sarà la volta della giovane regista Marta Santamato Cosentino, con il suo "Portami Via", un'opera emozionante e di sorprendente maturità compositiva: il ritratto intimo della metamorfosi di Jamal e della sua famiglia siriana, dal carcere e dalle torture sotto il regime di Assad ad un nuovo inizio a Torino, grazie al progetto-pilota del terzo settore italiano (Comunità di Sant'Egidio e Chiesa Valdese in prima fila) dei "corridoi umanitari", il primo nel suo genere in Europa, che apre vie di accesso legali e sicure per i richiedenti asilo, a cominciare dai profughi siriani.

"Lungo le drammatiche rotte dei migranti, scompare non solo l'innocenza ma anche ogni residua umanità
- scrive
Sergio Di Giorgi, curatore della sezione  "Diritti Umani, Oggi"  -. Anche se per lo più violati e martoriati, i corpi dei migranti, diventano corpi proibiti. Il girone estremo è la 'giungla', dove, per definizione, non c'è posto per gli umani".

Altri film, corto e mediometraggi del festival, riflettono ancora su quei 'corpi migranti' che, al di là dell'attenzione (spesso quasi morbosa) dei media, restano come invisibili. Di questo parla infatti anche  Damjan Kozole affermato regista sloveno nel suo corto "Borders": in una bella giornata autunnale, al confine tra Slovenia e Croazia, il regista fissa la camera su un piccolo terrapieno e aspetta che un serpente umano di profughi - sotto stretto controllo poliziesco e militare - dal campo lunghissimo giunga, lentamente, davanti l'obiettivo, a 'figura intera': qualcuno saluta, altri sorridono, un ragazzino si stacca dal gruppo e guarda in macchina..."

Poi ancora "Remains from the Desert" del giovane ma già apprezzato regista tedesco Sebastian Mez, che riflette sulla tragedia degli eritrei che nella loro rotta verso Israele vengono rapiti e torturati, spesso a morte, da bande di beduini nel deserto del Sinai, e "Les Corps Interdits" dove il francese Jeremie Reichenbach, restituisce soltanto la voce dei rifugiati in trappola nella famigerata "jungla" di Calais, che per oltre 18 mesi è stata la più grande baraccopoli a cielo aperto d'Europa .



A ricordare la tragedia siriana, nel giorno del sesto anniversario (15 marzo 2011) dell'inizio della guerra civile e il triste destino della sua gioventù e delle sue speranze tradite, penserà "The War Show" (Venice Days Award alle Giornate degli Autori di Venezia 2016), un drammatico e intenso "on the road" tra le speranze tradite della gioventù siriana girato attraverso l'intero paese con estremi rischi per la sicurezza personale e firmato dal danese Andreas Dalsgaard e dalla conduttrice radiofonica siriana Obaidah Zytoon. Il film sarà preceduto dal cortometraggio "Peace in Syria", di Maria del Carmen Ruiz Gomez, regista e musicista, che ha composto la colonna sonora del film nell'ambito del progetto "Musica per la Siria" sostenuto, come del resto il film, da Oxfam Spagna e che presenterà il suo film e il progetto. Prima delle proiezioni, previste per mercoledì 15 marzo alle ore 16.45 interverranno Riccardo Noury (Portavoce nazionale di Amnesty International) e Ilaria Lenzi di Oxfam Italia.
Tra gli eventi speciali della sezione infine anche la proiezione speciale di "Ninna Ninna Prigioniera" di Rossella Schillaci, un documentario che affronta il delicato tema della maternità in carcere con tenerezza e responsabilità, girato all'interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino in oltre un anno di riprese.

red/pc