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Siccità in Sicilia. Regione: "accelerare interventi"

Dal vertice è emersa l'intenzione di risolvere non solo le attuali emergenze, ma di realizzare anche opere che in futuro evitino ulteriori situazioni di criticità

La lunga siccità in Sicilia non si arresta, con le zone centrali della Regione che vedono un'aggravarsi della situazione e lo scoppio delle prime proteste. 

La situazione 
A Caltanissetta un quartiere è rimasto per più di 50 giorni senza acqua e vi sono zone dove l'acqua arriva ogni due settimane. I cittadini hanno chiesto più volte la risoluzione del problema con interventi urgenti. Anche a Enna, pochi chilometri più a est, la situazione è grave, tanto che la Procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta sulla carenza di acqua. Queste sono zone che vivono di agricoltura, soprattutto del grano, e di allevamento di ovini e bovini, due settori che stanno risentendo molto dell'attuale crisi idrica. Proprio a Enna è nato il comitato Senz'acqua ad Enna che si batte per la lotta alla siccità. Nella fotografia che ritrae la Sicilia senz'acqua ci sono poi numerosi invasi semivuoti e alcuni laghi e problemi per la diga Ancipa, la più importante nella Sicilia Centrale. 
Tra le altre province colpite dalla crisi idrica ci sono poi il trapanese e il palermitano, con la città di Palermo che dal 7 ottobre vedrà il razionamento dell'acqua potabile in diversi quartieri, escluso il centro storico e Mondello. 
Nel catanese la situazione è diversa: qui grazie alle falde dell'Etna, l'acqua dal territorio di Fiumefreddo giunge sino alla distante città di Messina, l'acqua nelle case c'è. Ma nella valle del Simeto manca l'acqua irrigua, tanto che gli ulivi e i noti aranceti di arance rosse sono in grande sofferenza e sono in pericolo sia i raccolti che le piante stesse. Anche qui gli agricoltori sono sul piede di guerra e alcuni di essi hanno appeso uno striscione sul Ponte Barca del Simeto con la scritta: “Solo Dio può salvarci”, a dimostrazione della piena sfiducia che hanno nella politica. Qui il problema, come segnalato in un articolo del Corriere della Sera, è strutturale perchè nell'Oasi di Ponte Barca di Paternò sul Simeto l'acqua c'è ma si perde in mare parecchi chilometri più avanti perché non funzionano sei paratoie. La situazione della Piana di Catania è arrivata fino al G7 sull'Agricoltura dove, a margine dei lavori, una delegazione degli agricoltori sono stati ascoltati e rassicurati dal ministro Francesco Lollobrigida, spiegando di aver intenzione di aprire un tavolo tecnico sulla loro situazione che racchiuda le componenti nazionali, regionali e locali. 

Il vertice
In questo clima si è svolto il vertice sulla siccità convocato lo scorso 30 settembre dal presidente della Regione Renato Schifani al quale hanno partecipato gli assessori regionali all'Energia Roberto Di Mauro e all'Agricoltura Salvatore Barbagallo; i dirigenti generali dei dipartimenti Protezione civile Salvo Cocina, Acqua e rifiuti, Arturo Vallone, Agricoltura Dario Cartabellotta; il segretario generale dell'Autorità di bacino Leonardo Santoro e il capo di gabinetto della Presidenza Salvatore Sammartano."Ho voluto fare il punto con tutti gli uffici coinvolti per conoscere l'attuale situazione degli invasi e lo stato di attuazione degli interventi finanziati e da finanziare” ha spiegato Schifani. “Oltre alla ricerca di nuovi pozzi in tutta la Sicilia, stimolando i sindaci a farlo, e all'uso di autobotti dove servono, dobbiamo evitare che l'acqua si disperda. Oltre, ovviamente, ai grandi interventi strutturali la cui attuazione è nel medio e lungo periodo” questo l'obiettivo della Regione anche di fronte alle previsioni meteo per ottobre che, ha spiegato Schifani: “dicono che non ci saranno molte piogge”. Nel corso della riunione è poi emerso un dato preoccupante: negli invasi siciliani ci sono circa 60 milioni di metri cubi di acqua disponibili rispetto ai 300 milioni dello stesso periodo dello scorso anno.

Indicazioni per utilizzo risorse residue
Di fronte a questa situazione, per poter utilizzare anche i cosiddetti "volumi morti", visto l'aggravarsi della situazione, e quindi consentire un'autonomia idrica fino al prossimo mese di febbraio, la Regione, tramite l'Autorità di bacino, ha già chiesto ai gestori di ambito e di sovrambito (e in cinque invasi è già stato fatto) di adeguare i sistemi di prelievo attraverso l'ausilio di piattaforme galleggianti, per consentire un ottimale utilizzo delle risorse idriche residue. I gestori degli invasi, invece, sono stati già invitati, da tempo, a valutare l'attivazione del monitoraggio e del trasferimento della fauna ittica. Si è parlato poi dei piani di intervento finanziati dal Dpc con quasi 50 milioni di euro che sono già stati utilizzati e della seconda tranche da 20 milioni di euro che Palazzo Chigi aveva garantito al presidente Schifani in occasione della riunione del Consiglio dei ministri dello scorso 6 maggio. Inoltre è stato annunciato che un ulteriore finanziamento di 50 milioni di euro per investimenti, tra irriguo e potabile, sarà inserito dal governo regionale nel prossimo assestamento di bilancio, in corso di predisposizione. In contemporanea procede anche l'iter per la riattivazione dei tre dissalatori (Porto Empedocle, Gela e Trapani) che, dopo la richiesta, accolta, del presidente della Regione, saranno gestiti dal commissario nazionale per l'emergenza idrica, con un'accelerazione sui tempi previsti di realizzazione.

Red/cb
(Fonte: Ansa, Corriere della Sera)