Siena: "Terremoti e post terremoti d'Italia"

Il 2 marzo una conferenza, presso l'università di Siena, sarà un luogo di confronto e dibattito sulla storia dei terremoti italiani del '900, sul percorso compiuto dal servizio di protezione civile dal terremoto del Friuli del 1976 fino all'avvento dell'attuale modello d'intervento e sulla difficile storia delle ricostruzioni post-sisma

Si terrà dopodomani, mercoledì 2 Marzo, presso l'aula Franco Romani della facoltà di Economia "Richard M. Goodwin" dell'Università di Siena la conferenza "Lisbona è distrutta e a Parigi si balla: viaggio nei terremoti e post-terremoti d'Italia". La conferenza è finanziata dalla Regione Toscana, dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e dal Fondo Sociale Europeo e avrà come relatori Vezio De Lucia, urbanista, già direttore generale dell'urbanistica del ministero Lavori Pubblici e membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, e Roberto De Marco, geologo, già componente del Comitato direttivo dell'Agenzia di Protezione Civile.

Il corso di laurea in Economia e sviluppo territoriale ed il dipartimento di Economia politica hanno deciso di organizzare questa conferenza per illustrare le dimensioni e le caratteristiche del "problema sismico" in Italia, il livello di rischio che grava sul territorio e i risultati conseguiti dall'azione di prevenzione avviata dopo il terremoto di Reggio Calabria e Messina del 1908. Verranno anche presi in esame i successivi grandi terremoti italiani del '900, che videro l'evoluzione delle conoscenze tecnico-scientifiche, utilizzate negli interventi in emergenza e in prevenzione e il percorso compiuto dal servizio di Protezione Civile dal terremoto del Friuli del 1976 a quello di Umbria e Marche del 1997, fino all'avvento dell'attuale modello d'intervento, applicato nel terremoto abruzzese del 2009.

La conferenza offrirà uno spazio di confronto e dibattito, anche sulla storia delle
difficili ricostruzioni post-terremoto: dall'Irpinia a L'Aquila. L'esperienza del 1980 in Irpinia, secondo le tesi sostenute dai relatori, avrebbe dovuto offrire spunti significativi per evitare in Abruzzo scelte discusse, come l'operazione "dalle tende alle case", che ha visto la realizzazione di definitive periferie attorno al capoluogo.

Il Professor Salvatore Bimonte, presidente del corso di laurea in Economia e sviluppo territoriale ha dichiarato: "Il terremoto in Abruzzo è solo l'ultimo dei tanti fenomeni sismici (e non solo) che accompagnano storicamente il nostro paese. Tanti altri lo hanno preceduto. Di essi si è parlato e si parla. Ma, ad ogni terremoto, corrisponde sempre un altro terremoto, quello nelle vite individuali e comunitarie, degli affetti e dei legami recisi, degli esodi indotti, di cui spesso non si parla e i cui effetti non vengono contabilizzati dagli indicatori economici. Questo altro terremoto può essere paradossalmente aggravato dalla gestione del post-terremoto. Della cosiddetta ricostruzione spesso si parla di più, anche per gli interessi economici che muove, ma da lontano, affidandosi alle notizie asettiche dell'informazione ufficiale. Offrire una lettura critica di tutto ciò è principalmente compito degli intellettuali. Proprio per questo il titolo prende spunto è richiama un verso del poema di Voltaire sul terremoto che nel 1775 sconvolse Lisbona".


Julia Gelodi