fonte foto: Medici Senza Frontiere

Siria, MSF: "Accesso alle cure negato per paura delle bombe"

Il rapporto di Medici Senza Frontiere pubblicato nei giorni scorsi descrive l'emergenza sanitaria nel Paese del Vicino Oriente. Recarsi in un ospedale è sempre più rischioso e molti siriani rinunciano a curarsi per paura di rimanere vittime delle bombe

Da quando è iniziato il conflitto siriano nel 2011 molti ospedali sono stati distrutti dai bombardamenti. Medici Senza Frontiere (MSF), in un report pubblicato negli scorsi giorni, traccia un bilancio sull'accesso alle cure nel Paese del Vicino Oriente. "In un contesto di violenze persistenti e crescenti - scrive l'organizzazione internazionale - gli attacchi alle strutture mediche sono diventati vergognosamente frequenti. Alcune strutture sono state danneggiate o distrutte a seguito di attacchi diretti ripetuti, apparentemente mirati alla loro completa distruzione. Quando i pazienti e il personale di una struttura sanitaria non si sentono al sicuro o ritengono che recarsi in una struttura sanitaria sia rischioso, si annullano le possibilità di assistere le persone che hanno bisogno di cure". Per questo motivo MSF ha messo in atto delle strategie per rispondere all'emergenza.

Molte strutture sanitarie in Siria, incluse quelle sostenute da MSF, si trovano in luoghi celati, se non clandestini, per minimizzare il rischio di attacchi. "Questo fenomeno contrasta con la normale esigenza di avere ospedali ben visibili e conosciuti a tutti - spiega l'ong - e limita le loro capacità operative. I servizi di emergenza più importanti (sale operatorie, unità di terapia intensiva, pronto soccorso) vengono di solito spostati nelle zone più protette, come i sotterranei". Dato che le strutture sanitarie e le grandi concentrazioni di persone rappresentano dei bersagli, MSF sta sviluppando piani di decentralizzazione delle cure mediche, ovvero la separazione fisica dei vari servizi. Le tecnologie mobili offrono grandi potenzialità: possono favorire la decentralizzazione e permettere ai pazienti di monitorare la propria salute.

Il personale sanitario si è drasticamente ridotto con l'evolversi del conflitto in Siria. Molti medici e infermieri sono stati uccisi o feriti a seguito di attacchi a strutture sanitarie. Le attività di assistenza medica si sono dovute adattare alle capacità disponibili. Questo ha portato non solo a una drammatica riduzione nell'offerta di servizi sanitari, ma anche a sostanziali modifiche nei livelli di assistenza. A causa delle violenze, è diventato molto difficile affidare pazienti bisognosi di cure particolari a medici specialistici sia all'interno della Siria, sia nei paesi vicini. "La telemedicina può essere uno strumento per sopperire alla drammatica mancanza di personale medico esperto in Siria - spiega l'organizzazione - ed è stata sperimentata in diverse occasioni. MSF non è ancora riuscita a sviluppare queste tecnologie al punto di poter offrire consulti medici in tempo reale. Tuttavia sta espandendo le proprie capacità di supporto in remoto, mettendo a disposizione un maggior numero di consulenti medici specialisti e aumentando gli sforzi per superare gli ostacoli tecnologici.

L'inevitabile tendenza a preferire le cure domestiche fai da te rispetto alle cure ospedaliere, inoltre, ha ripercussioni rilevanti nella prescrizione di medicinali. Per esempio, ai pazienti congedati prematuramente dagli ospedali vengono prescritti farmaci per via orale, invece che intravenosi. Un altro capitolo riguarda le patologie croniche come l'ipertensione, il diabete o l'insufficienza cardiaca cronica. I pazienti affetti da queste malattie devono essere seguiti costantemente dal personale medico, ma ora si recano molto meno spesso nelle strutture sanitarie perché ogni visita rappresenta un rischio per la loro sicurezza. Così come le visite in ospedale sono pericolose per i malati cronici, le ripetute visite necessarie alla vaccinazione lo sono per i bambini.

"MSF respinge fortemente la tesi secondo cui è inevitabile che l'assistenza medica in zone di guerra diventi un bersaglio - conclude l'ong - e chiede incessantemente la protezione delle strutture sanitarie, degli operatori e dei pazienti. Tuttavia, è costretta a confrontarsi con la dura realtà quando opera in situazioni di conflitto.

red/mn

(fonte: Medici Senza Frontiere)