Fonte sito commissario sisma 2016

Sisma 2016. Il report definitivo dei tre anni di attività di Legnini

Ad oggi dal febbraio 2020 sono stati aperti 15.650 cantieri privati di cui 8.318 sono stati chiusi per un totale di circa 20 mila abitazioni riconsegnate

Trasparenza e partecipazione sono le due stelle polari di questo percorso”. In questo modo Giovanni Legnini ha provato a riassumere i tre anni da Commissario alla ricostruzione post sisma 2016 nel giorno in cui ha presentato il rapporto del suo operato. L'incontro avvenuto questa mattina, martedì 10 gennaio, si è svolto alla presenza del suo successore il senatore Guido Castelli. 

I dati
Un occasione per presentare il rapporto completo relativo alla ricostruzione privata da febbraio 2020 a gennaio 2023 che si basa sui dati forniti mensilmente dagli Uffici Speciali della ricostruzione delle quattro regioni coinvolte dal terremoto del Centro Italia. In tre anni, si legge nel documento, sono state presentate 28 mila richieste di contributi dai privati per 10 miliardi di euro (+27,7% sul 2021). Le richieste sono pari al 54,9% di quelle attese (ne restano 23 mila) e al 51,5% in valore. Sono 15.736 i decreti di contributo concessi per 5,3 miliardi di euro (+29,4% sul 2021), 2,5 miliardi di importi liquidati alle imprese esecutrici (1 miliardo nel 2022). E ancora 2.500 gli interventi pubblici finanziati con 3,6 miliardi, tra cui 450 scuole per 1,4 miliardi e 1.251 quelli su chiese ed edifici di culto finanziati per 800 milioni per un totale di somme erogate per le opere pubbliche di 935 milioni di euro a fine 2022 (+67% sul 2021). 

Novità e ostacoli 
Dati che a breve potranno essere ricavati in tempo reale dalla nuova piattaforma telematica Gedisi. “Una novità che consegnamo a chi arriva è la piattaforma digitale progettata e tarata per la gestione delle pratiche della ricostruzione che si unisce al testo unico della ricostruzione privata ntrato in vigore pochi giorni fa” spiega Legnini. Una ricostruzione che, prosegue l'ormai ex commissario, ha incontrato in questi anni alcuni grandi ostacoli “come la pandemia, l'esplosione dei prezzi di mercato, il bonus 110% che ha attratto aziende e professionisti su altri progetti, e il caro energia. Nonostante ciò siamo riusciti a concludere 8.318 cantieri privati per circa 20 mila abitazioni riconsegnate e 7.333 cantieri privati sono attualmente aperti” spiega Legnini. “Ma c'è ancora moltissimo da fare” prosegue l'ex commissario. 

Insegnamenti su post-sisma
Di certo in questi tre anni si è riusciti ad imparare a gestire quella che più volte durante l'incontro è stata definita la più grande catastrofe naturale del nostro Paese nella sua fase “post-evento”. E di insegnamenti Legnini ne ha colti parecchi: “Il primo è che è necessario avere sempre un quadro di leggi chiare, che siano poche e semplici e che prevedano sanzioni e controlli. Cosa che abbiamo fatto prima con l'ordinanza 100 e in seguito con il Testo Unico”.  “Grazie a questo principio la durata media dei procedimenti per l'apertura dei cantieri privati è passata dai 583 giorni del 2019 ai 130 giorni del 2022: abbiamo abbattuto i tempi in modo drastico” illustra il commissario uscente. Legnini ricorda anche quanto è stato fatto nel campo della ricostruzione pubblica “che ha tempi più lunghi di quella privata” ma che ormai si è messa in moto con 500 cantieri di opere pubbliche aperti di cui 200 ultimati, un processo che “vedrà l'apertura di un migliaio di cantieri nel 2023”.  Lo strumento chiave che ricorda Legnini per ottenere questi risultati sono state le ordinanze in deroga “che hanno permesso di aprire un cantiere in un anno”. 

Professionisti e sviluppo dei borghi
L'altro grande ricchezza che ha fatto da motore della “Ricostruzione”, continua Legnini: “Sono stati i professionisti. Senza persone preparate tutto si fa più difficile: abbiamo assunto 500 tecnici nei Comuni del cratere e ne abbiamo stabilizzato più di 400”. La speranza di tutti, anche di alcuni sindaci intervenuti nell'incontro, è che il governo continui sulla strada della stabilizzazione. E numerosi sono stati gli studi sulla sicurezza del territorio effettuati da altrettanti professionisti: “Come gli studi sulle faglie, quelli dei dissesti che hanno portato a delocalizzare 5 borghi che non verranno più ricostruiti nello stesso luogo in cui si trovavano perché troppo pericoloso”. L'ultimo obiettivo a cui si è puntato in questi anni di ricostruzione è stato quello dello sviluppo dei centri ricostruiti: “é inutile ricostruire se poi i borghi si spopolano” ripete Legnini. Questa operazione è stata portata avanti grazie ai fondi complementari del sisma con i quali sono stati già finanziati 840 progetti. La speranza dell'ex commissario è che se ne possano finanziare altri in futuro: “un'altra sfida che la nuova governance dovrà affrontare in questi mesi”. Sfida raccolta dal successore Castelli, che afferma “Ci aspettiamo molto dal fondo complementare del sisma” e che al termine dell'incontro spiega quale sarà l'indirizzo da seguire col nuovo corso: “è come se la ricostruzione avesse un suo sistema operativo che va mantenuto”. L'ultimo saluto di Legnini mira a spegnere le polemiche sullo spoil system di questi giorni: “Sono e sarò il primo tifoso della ricostruzione anche nei prossimi anni”.

Claudia Balbi