Kamaishi box (foto: Ist.Giapponese di cultura)

Sisma e tsunami: la risposta
degli architetti giapponesi

"Come hanno risposto gli architetti all'immediato post 11/3 ?": questo il titolo di una mostra in corso a Roma che espone i tanti progretti pensati dagli architetti giapponesi all'indomani dei devastanti terremoto e tsunami dell'11 marzo 2011

11 marzo 2011: una scossa di magnitudo 9.0 della scala Richer sconquassa il Giappone orientale. Il terremoto provoca uno tsunami con onde alte fino a 20- 30 metri e il disastro alla centrale nucleare di Fukushima. Bilancio disastroso: quasi 16 mila morti, 3 mila dispersi, 27 mila feriti, 25 milioni di bambini senza casa, 200 miliardi di danni, 129.107 case distrutte, 254.139 danneggiate.

In Giappone si verificano migliaia di terremoti ogni anno e l'abitudine alle scosse e l'architettura antisismica hanno significativamente ridotto i danni prodotti dal terremoto in sé. "Tuttavia - ricorda Taro Igarashi, architetto giapponese e docente di ingegneria - l'enorme tsunami seguito al sisma si è abbattuto su un segmento costiero di 500 km e ha devastato moltissime località. I frangiflutti sono stati spazzati via, così come un numero incalcolabile di edifici e, in alcuni casi sono crollate anche costruzioni in cemento rinforzato e con strutture armate, a dimostrazione del fatto che, di fronte all'irruenza della natura, l'architettura è in fin dei conti una fragile entità".

Ma dinnanzi alla vista di case, uffici e città piegate, gli architetti giapponesi, attoniti per tanta devastazione, hanno iniziato a interrogarsi su come essere d'aiuto. E proprio sulla loro risposta è stata allestita la mostra a titolo "Come hanno risposto gli architetti all'immediato post 11/3 ?", in programma fino al 24 ottobre 2012 presso l'Istituto Giapponese di Cultura a Roma.

La mostra, concepita per segnare il primo anniversario del disastro, ha lo scopo di presentare al mondo la mole variegatissima dei progetti pensati dagli architetti giapponesi per la gestione del post-emergenza. Tre le sezioni (Fase 1: Misure emergenziali, Fase 2: Alloggi temporanei, Fase 3: Progetti di ricostruzione) a rappresentare il percorso dei progetti sviluppati dall'immediato post-sisma a oggi, con l'aggiunta dei piani di recupero presentati dagli architetti stranieri (Fase 4: Progetti dall'estero). Ogni progetto è rappresentato su pannelli con un breve profilo di presentazione, disegni e fotografie. Sono inoltre visionabili video, modelli, mobilio e rifugi in cartone realmente utilizzati nei piani di emergenza.

"Gli architetti, all'alba del disastro - spiega Taro Igarashi, curatore della mostra - non hanno potuto semplicemente assistere; da ogni località del paese hanno iniziato a interrogarsi sulle possibilità dell'architettura: varie organizzazioni, inclusi gruppi di architetti, laboratori universitari, e il Japan institute of Architects, hanno prodotto progetti di supporto e indagini su vari aspetti; tra questi, si sono distinti KISYN (il nome, composto dalle iniziali degli architetti membri, evoca il termine giapponese kishin, "desiderare casa") e ArchiAid. La mostra intende presentare le attività degli architetti nelle zone colpite e le varie proposte dall'estero. A tal scopo, abbiamo pensato alle tre sezioni/fasi. Inoltre, attraverso una selezione di progetti del novembre 2011, la mostra pone particolare enfasi sulle prime modalità di reazione al disastro da parte del pensiero architettonico".

Il 23 ottobre alle ore 17.00, il Prof. Igarashi condurrà una visita guidata alla mostra e alle 18.30 terrà la conferenza "Ricostruzione post-sisma e nuove prospettive per l'architettura". Sarà disponibile la traduzione in lingua italiana (per info/prenotazioni: 06 3224754 - info@jfroma.it - www.jfroma.it).



red/pc