Maurizio Mainetti, direttore dell'Agenzia regionale di Protezione civile dell´Emilia-Romagna

Sisma Emilia, Mainetti: "conclusa la fase emergenziale". Risultati e criticità

Il sisma emiliano è stato un grande banco di prova per il sistema globale della protezione civile e ha visto elementi di novità quali la convivenza e la gestione dell'assistenza a popolazioni di diverse etnie ed il passaggio in itinere alla nuova legge 100 sulla protezione civile. Ne abbiamo parlato con Maurizio Mainetti, direttore dell'Agenzia regionale di Protezione civile dell´Emilia-Romagna

Sono trascorsi più di cinque mesi dai giorni in cui la terra ha violentemente tremato e sconquassato un parte del nord Italia, causando gravi danni in Emilia, Veneto e Lombardia. Su quanto è stato fatto, sui risultati e le riflessioni che scaturiscono dall'esperienza di gestione di una grande e complessa emergenza, abbiamo intervistato Maurizio Mainetti, direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile dell´Emilia-Romagna.

Dott. Mainetti, conclusa la fase della prima emergenza, quali sono i prossimi step per la protezione civile per portare a compimento la fase di accompagnamento della popolazione verso il ritorno alla normalità?

"A cinque mesi dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012, possiamo ritenere ormai conclusa la fase della prima emergenza, caratterizzata dall'assistenza alla popolazione nei campi e nelle strutture al coperto allestite dalla Protezione Civile, nelle Province di Bologna, Modena, Ferrara e Reggio Emilia. Dei 36 campi di accoglienza attivi la scorsa estate, nel periodo di più alta criticità, l'ultimo è stato chiuso a Carpi lo scorso 27 ottobre. Si tratta di un importante risultato, reso possibile grazie all'intervento coordinato ed integrato del sistema di Protezione Civile, a livello nazionale, regionale e locale, che ha dato una risposta immediata ai cittadini rimasti all'improvviso senza casa - nella notte tra domenica 20 e lunedì 21 maggio, circa 5000 persone avevano già trovato ospitalità nelle tende e nelle strutture allestite in poche ore dai volontari di Protezione Civile - ed ha garantito per tutta l'estate alle centinaia di famiglie ospitate una adeguata assistenza anche dal punto di vista socio-culturale e sanitario.
In parallelo, la Struttura Commissariale regionale ha reso operativo già dal 1 agosto scorso il "Piano casa per la transizione e l'avvio della ricostruzione" con una serie di misure per i cittadini che una casa non ce l'hanno più e per quelli che ancora non vi possono rientrare, quali il contributo autonoma sistemazione (cosiddetto CAS), i contributi per l'affitto; l'avvio della ricostruzione delle abitazioni attraverso i contributi per la riparazione e il ripristino degli edifici che hanno subito danni lievi e classificati, con le schede AeDES (Agibilità e Danno nell'Emergenza Sismica), in categoria B e C; il recupero degli alloggi ACER (edilizia residenziale pubblica).
L'impegno della Protezione Civile regionale continuerà per mesi su più fronti. Volontari e funzionari regionali stanno procedendo con le operazioni di dismissione dei campi e del trasporto delle attrezzature nei centri logistici statali e regionali (alcuni dati sui mezzi impiegati nell'emergenza: 50 moduli delle colonne mobili regionali, 1600 tende, 2200 condizionatori e ombreggianti, 13 mila posti letti, 200 moduli bagno, 40 celle frigo e 32 cucine mobili). L'Agenzia regionale di protezione Civile sta altresì gestendo il trasferimento degli ospiti provenienti dai campi nelle strutture ricettive alberghiere in Emilia-Romagna e nelle Regioni limitrofe, in virtù dell'accordo siglato tra la Struttura Commissariale e le associazioni di categoria degli albergatori e dei gestori di agriturismi e Bed & Breakfast.
Ad oggi oltre 2000 persone sono ospitate in più di 200 alberghi, in attesa della sistemazione nei moduli abitativi provvisori - prevista entro il prossimo mese di dicembre - o dell' accesso ad una delle misure previste dal Piano Casa regionale".

Nella gestione del sisma emiliano ci si è trovati a lavorare in una fase di transizione della normativa sulla Protezione Civile: dal suo punto di vista cosa ha significato?
La legge 100/2012, è stata approvata il 12 luglio scorso, durante la gestione dell'emergenza SISMA congiunta Regione-Dipartimento nazionale Protezione Civile attraverso l'istiutuzione della Di.Coma.C (Direzione Comando Controllo). La nuova legge contiene alcune importanti conferme e rafforza alcuni punti della L. 225/92 quali la riproposizione del Servizio nazionale di Protezione Civile, un sistema coordinato cui partecipano componenti istituzionali e strutture operative e la finalità del soccorso che si realizza con interventi "integrati e coordinati". Questo è un fatto positivo.
La nuova Legge segna però anche il passaggio da un modello consolidatosi negli anni, che prevedeva la disponibilità di risorse straordinarie senza limitazioni dal punto di vista delle tipologie degli interventi urgenti, ad una nuova fase, in cui è necessario fare i conti con la limitatezza dei fondi e la drastica riduzione della tipologia di opere accessibili nella prima fase dell'intervento in emergenza.
Un'altra questione su cui riflettere riguarda i meccanismi di autorizzazione. La Di.Coma.C, operativa a Bologna dal 3 giugno scorso, ha orientato la sua azione di indirizzo, coordinamento e supporto operativo alle strutture territoriali (CCP/CCT a livello provinciale e 45 COC a livello comunale) nelle attività di assistenza alla popolazione (accoglienza-aspetti sanitari-verifiche di agibilità) e di autorizzazione alla spesa.
La previsione di un meccanismo di autorizzazione preventiva delle spese, se da un lato ha attivato un controllo del tutto sacrosanto, dall'altro ha rivelato degli aspetti di inefficienza. Una maxi emergenza, quale quella seguita agli eventi sismici del maggio scorso in Emilia, richiede tempi rapidissimi di intervento da parte delle forze preposte al soccorso ed all'assistenza. Queste sono le azioni prioritarie, sulle quali la pubblica amministrazione deve concentrare nell'immediato tempo, impegno, uomini e mezzi".

In occasione di un recente convegno sul sisma che ha colpito l'Emilia Romagna svoltosi a Brescia presso il REAS, Lei ha sottolineato che anche in caso di calamità gli "ultimi", ovvero le persone a basso reddito, in particolare straniere, senza rete parentale, restano gli ultimi anche nel ritorno verso la ripresa della normalità della vita. Cosa si sta facendo per aiutare le persone più disagiate ed i migranti?
La scorsa estate, in piena emergenza, abbiamo sempre lavorato in pieno coordinamento con i servizi regionali, provinciali e comunali preposti alle funzioni socio-sanitarie ed assistenziali. Il sistema protezione civile si è occupato di anziani, disabili e persone con fragilità, mantenendo un continuo raccordo con le Aziende Sanitarie Locali che hanno provveduto ad una sistemazione adeguata in strutture sanitarie in ogni parte della Regione. Si è altresì creata nelle strutture allestite dalla Protezione Civile una rete di sinergie con le organizzazioni del Terzo Settore, del Volontariato Non Profit, e dell' associazionismo religioso. Numerose attività ludico ricreative sono state svolte da UNICEF, AGESCI, Rete delle Diocesi e delle Parrocchie, Telefono Azzurro, Save the Children tanto per citarne alcuni. Terminata l'assistenza nelle tendopoli, si sta ora passando ad una fase di transizione in cui, il Governo e la Struttura Commissariale regionale, attraverso i Comuni hanno offerto alle famiglie una serie di possibilità attraverso il Piano Case sopra citato ed una serie di agevolazioni finanziarie tenendo conto anche delle situazioni di maggior disagio".

Cosa ha significato gestire la convivenza nei campi di persone provenienti da paesi diversi e con culture differenti? E la convivenza tra italiani e stranieri? 
"In linea generale si può dire che la gestione assistenziale è stata improntata sul dialogo e il rispetto che gli operatori hanno cercato di mantenere in tutto il periodo di apertura dei campi di accoglienza, grazie anche al fondamentale ruolo svolto dai Comuni e dalle Province. Per fare un esempio, l'operazione di sistemazione nelle tende è stata effettuata rispettando la compattezza del nucleo familiare o riunendo nuclei familiari della stessa etnia. La convivenza ordinaria nei campi tra differenti etnie non ha creato situazioni diffuse particolarmente problematiche.
Ci sono stati alcuni episodi di "agitazione" ma circoscritti e limitati, da considerarsi fisiologici, in un contesto di coabitazione "forzata" in condizioni di disagio. In questo, hanno contato importanti fattori quali il buon livello di coordinamento tra le componenti del sistema Protezione Civile, l'esperienza e la preparazione dei volontari di Protezione Civile impegnati negli anni passati in emergenze umanitarie all'estero; ed il dialogo costante tra le istituzioni ed i rappresentanti delle comunità etniche assistite. Anche il periodo del RAMADAN, un vero e proprio banco di prova, è stato superato senza grossi problemi. A livello di coordinamento nazionale/regionale/provinciale e locale il RAMADAN è stato oggetto di numerosi incontri volti a cercare soluzioni adeguate ad una pacifica convivenza.
Gli operatori presenti nei campi hanno lavorato molto per garantire in qualche modo il rispetto del popolo Musulmano, nel rispetto delle esigenze culturali, etniche e religiose, e delle necessità degli altri ospiti delle strutture di accoglienza".

Sempre al convegno svoltosi al REAS è stato posto all'attenzione il fatto che le colonne mobili che costituiscono uno dei cardini del sistema della protezione civile del nostro rappresentano anche elementi di criticità del attuale sistema. Lei concorda?
Nel caso di grandi eventi calamitosi, entro 12-24 ore al massimo occorre dare un letto, una tenda, dei pasti caldi a centinaia/migliaia di persone. Per far fronte a tali emergenze l'unico sistema organizzativo oggi disponibile è quello delle Colonne Mobili regionali e delle Organizzazioni nazionali del Volontariato. In Emilia-Romagna le Colonne Mobili sono operative dal 1999 e negli anni si è consolidato un lavoro condiviso Regione-Dipartimento sul fronte dell'acquisizione delle risorse, della formazione e dell'attivazione dei volontari e dei metodi comuni di intervento. Le Colonne Mobili regionali sono coordinate dai funzionari delle Regioni, ma l'operatività è garantita da decine di volontari formati e specializzati. Questo innegabile punto di forza presenta però alcune criticità dovute al fatto che non sempre si riesce a garantire il pieno coinvolgimento del mondo del volontariato in tutte le fasi della costituzione della Colonna Mobile e la disponibilità ad operare in un contesto organizzato di sistema che vede il coinvolgimento di più componenti, istituzionali e tecniche. Altro elemento di criticità è legato alla necessità di garantire risorse anche nel periodo ordinario, per acquisire le attrezzature, tenerle efficienti, ripristinarle dopo l’uso, formare il volontariato e dotarlo dei dispositivi di sicurezza.  Tra il 2000 ed il 2008, in particolare, l'attività di assistenza alla popolazione è stata alimentata in modo significativo da risorse statali. Ci dobbiamo oggi interrogare sul fatto che qualora venisse applicata alla lettera l'art. 3 della nuova legge 100 - che prevede che le attività di protezione civile devono essere solo interventi non strutturali - tra alcuni anni, quando i mezzi avranno concluso il loro ciclo di vita, difficilmente potrà essere garantita l'operatività delle colonne mobili. Il sistema organizzativo dell'assistenza alla popolazione, esito di anni di impegni e investimenti, è un servizio indispensabile per il paese, e deve essere considerato una priorità delle politiche di governo a tutti i livelli; merita una attenzione da parte delle istituzioni analoga a quella riservata ad esempio al soccorso tecnico urgente".





Luca Calzolari