Social media in protezione civile. Le policy nascono dal basso

L'11 novembre a Roma su iniziativa del Dipartimento della Protezione Civile è nato il tavolo di lavoro dedicato a social media e protezione civile. Un percorso di protezione civile partecipata che rappresenta il valore  aggiunto della nostra protezione civile. Al tavolo associazioni, comuni, enti di ricerca, province, università, media, giornalisti, 'iniziative' di cittadini, ricercatori

Di protezione civile partecipata si sente parlare in molte occasioni di confronto pubblico a volte però questo concetto, che esprime un pezzo fondamentale del percorso che rende concreta la cultura della resilienza, rischia di slittare in un refrain da convegno. Poi se si osserva con attenzione cosa si muove in questo mondo, si scopre che la protezione civile partecipata sta incominciando a prendere corpo in alcune realtà e su diversi temi. È quello che sta succedendo anche sul tema, imprescindibile, dell'utilizzo dei social media per la comunicazione dell'emergenza e del rischio. Qualche giorno fa a Roma, il Dipartimento della Protezione Civile ha riunito un tavolo di lavoro su questa tematica. Al tavolo sedevano comuni, associazioni, enti di ricerca, università, ricercatori, iniziative (così si sono definiti alcuni dei partecipanti) province, giornalisti, media e aziende. E naturalmente, anche con il ruolo di facilitatore, il Dipartimento. I partecipanti non sono stati calati dall'alto: il Dipartimento ha invitato al tavolo chi aveva preso parte agli appuntamenti precedenti e aveva dichiarato la disponibilità a dare il proprio contributo di ragionamento e di esperienza. Questo processo ci vede impegnati in prima persona. L'obiettivo è costruire dal basso prima una policy condivisa e poi delle linee guida da utilizzare quando si parla di, o forse meglio quando si è, protezione civile sui social media. Un sorta di benchmark che funziona da punto di riferimentoIl percorso di riflessione aperta e condivisa sui SM prese il via con il primo Socialprociv che si tenne il 15 novembre 2013 presso il DPC per proseguire con gli appuntamenti di Lucca nell'aprile 2014 e l'ultima settimana di ottobre a Nuoro, tutti organizzati in collaborazione con il nostro giornale. 
È stata una bella giornata di lavoro, che ha messo in luce buone pratiche e criticità comuni, ma soprattutto l'esigenza di costruire una presenza riconoscibile e riconosciuta sui social network di chi fa ed è protezione civile. Una presenza attiva e costante che fa proprie le dinamiche aperte della comunicazione digitale, in particolare dei social network. Il tutto senza dimenticare la grande responsabilità che ci si assume quando in emergenza (ma non solo) si immette in rete un contenuto di protezione civile che deve essere vero, verificato, verificabile e utile ai cittadini
La giornata si è concentrata sulle policy. Qui tratterò solo di alcuni spunti emersi nel tavolo. Durante la discussione ci si è chiesti cosa sono le policy. La definizione più citata è stata che sono 'un patto con il cittadino', anche se per alcuni l'idea di patto non era soddisfacente e non aderente alle modalità del web2.0. Forse meglio una sorta di 'codice di autoregolamentazione'. Qualcuno ha portato all'attenzione che i social media fanno fatica a reggere policy, ma che le policy servono sia a chi fa protezione civile organizzata - istituzioni, associazioni volontari - sia ai tanti cittadini che durante le emergenze diventano 'volontari digitali' sia e, soprattutto, servono ai cittadini che sui social si informano.
Chiarire cosa si intende per policy serve a porsi più correttamente la domanda: cosa dovrebbero contenere? E ancora devono essere adottate obbligatoriamente? E chi le adotta è fonte certificata e cosa è chi invece non le adotta? A questo proposito si è inoltre ragionato sulla possibilità di una sorta di 'bollino' che certifica il produttore del contenuto, ma, come ho sostenuto anche nella discussione, ritengo che non sia la strada giusta per almeno due motivi. Da un lato il nostro sistema di protezione civile è complesso e articolato, le componenti del servizio nazionale sono tutte titolate (quindi certificate) dall'altro anche i singoli volontari e i tanti cittadini che (in particolare durante le emergenze) svolgono di fatto il ruolo di volontario digitale sono protezione civile dunque come sarebbe possibile certificarli dall'alto?. Il secondo motivo, ma a mio avviso un po' meno importante, è che si porrebbero molti problemi di tipo tecnico-gestionale. Chi darebbe il bollino? Con che modalità? Chi eserciterebbe il controllo del produttore certificato? Alla fine si è concordato sul fatto che le policy sono strumenti a disposizione di tutti, da utilizzare, in parte o in toto, tramite adozione volontaria e che la stessa sia dichiarata chiaramente nel profilo. Sarà la comunità che in rete si occupa di protezione civile a svolgere la funzione controllo del rispetto delle policy e qualora chi ha dichiarato di adottarle non vi si attiene allora la community lo censurerà. 
E' emersa anche la necessità di rendere chiaro ai cittadini come la protezione civile sta, in che modo è presente, sui social e cosa essi devono aspettarsi in termini di informazione, presenza e servizi. Un tema delicato è quello legato alle richieste di aiuto lanciate tramite social network. Una questione dibattuta, in particolare per comuni e istituzioni in genere, è stata se per i temi di protezione civile è più efficace essere presenti attraverso un account di funzione o tematico o usando quello già esistente che individua il produttore e che è già seguito da un certo numero di cittadini, istituzioni ecc.? Le opinioni espresse sono differenti e sono frutto delle esperienze maturate da ciascuno.  Altro tema forte è quello dei contenuti. La domanda di fondo è quali sono i contenuti utili in particolare durante le emergenze? Dal giro di tavolo è emerso che tante sono le richieste di informazioni di puro servizio per esempio sulla potabilità dell'acqua, o sulla apertura o chiusura delle scuole. Alcuni dei presenti hanno riportato che operano prestando molta attenzione a veicolare questo tipo di contenuti. Il dibattito sui contenuti è da sviluppare e approfondire. 
Tutti concordi che le richieste di aiuto vanno indirizzate esclusivamente a chi di competenza (118, vigili del fuoco, carabinieri ecc.) e che i social network non sostituiscono i numeri d'emergenzaRibadita da tutti i presenti la consapevolezza della necessità imprescindibile di fare comunicazione del rischio attraverso gli strumenti della rete. La comunicazione durante le emergenze è tanto più efficace quanto più nei tempi di ordinarietà si è stati capaci di fare comunicazione del rischio, e quella sui social naturalmente non fa eccezione. 
Questi, come dicevo, sono solo alcuni dei temi emersi dal confronto e su diversi di essi non vi è concordanza di opinioni. Il risultato della giornata di lavoro sono dieci punti di discussione che saranno messi online dal Dipartimento, sui quali - attraverso una sorta di wiki - ciascuno potrà apportare il proprio contributo sia sui punti individuati sia segnalandone dei nuovi. Il tavolo sui social media è un tavolo aperto permanente in cui chiunque potrà contribuire alla riflessione e che consentirà l'aggiornamento continuo di policy e linee guida in relazione all'evoluzione culturale, degli strumenti e delle future tecnologie per la comunicazione.
Vorrei infine porre l'accento sul fatto che questo percorso è importante sia nel metodo sia nel merito. Nel merito perché si vuole costruire policy e modalità che rendano facilmente riconoscibile e percepibile come ‘protezione civile' un sistema articolato in tante voci e che ha la necessità di coniugare - in entrambe la direzioni - tempi e vincoli di verità, fondatezza, verificabilità, responsabilità con le dinamiche della comunicazione social; nel metodo perché si è scelto di farlo dal basso attraverso i meccanismi propri dei social network tramite l'incrocio di comunità di pratica che condividono, cedono e apprendono saperi mettendoli a disposizione della collettività. Questo a mio modo di vedere è un bel percorso di protezione civile partecipata, modalità sulla quale bisogna insistere e che ritengo essere un importantissimo valore aggiunto della protezione civile del nostro paese.


Luca Calzolari