"Solidarietà e utopia. Bologna, gli Angeli del Fango e le alluvioni del 1966"

Solidarietà e utopia:
"Gli Angeli del Fango"

Intervista a Mario Pantano, Segretario del Comitato Bolognese Angeli del Fango, sull'esperienza a Firenze dopo l'alluvione del 1966

"Solidarietà e utopia: Bologna, gli Angeli del Fango e le alluvioni del 1966" è un libro che "testimonia una delle più belle pagine di civiltà e solidarietà che la città di Bologna ha vissuto nella sua storia: la solidarietà corale e generosa offerta alla città di Firenze e alle popolazioni della Bassa Bolognese colpite dall'alluvione del '66". E' quanto afferma Mario Pantano, Segretario del Comitato Bolognese Angeli del Fango, in un'intervista rilasciata al giornaledellaprotezionecivile.it. Il volume, edito dalla Clueb e realizzato su iniziativa del Comitato bolognese Angeli del Fango, raccoglie foto, documenti e testimonianze dirette della straordinaria storia dei giovani studenti bolognesi, liceali e universitari, che andarono come volontari a Firenze dopo l'alluvione del 4 novembre 1966, per aiutare i soccorsi e salvare il patrimonio culturale del capoluogo toscano.

L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1996 è l'ultima di una serie di esondazioni del fiume Arno; si è verificata nelle prime ore del 4 novembre in seguito ad un'eccezionale ondata di maltempo, che colpì il centro storico di Firenze e l'intero bacino dell'Arno. Dopo il disastro le campagne rimasero allagate per giorni, e molti comuni minori risultarono isolati e gravemente danneggiati. Fu un evento eccezionale ed inaspettato per le sue proporzioni, nonostante le esondazioni dell'Arno fossero frequenti. Il numero delle vittime è stato fissato a 34, di cui 17 a Firenze e 17 nei comuni della provincia, secondo quanto riporta un documento ufficiale della Prefettura del novembre 1966. L'alluvione causò inoltre ingenti danni al patrimonio artistico della città: migliaia di volumi, preziosi manoscritti e opere rare furono coperte di fango nei magazzini della Biblioteca Nazionale Centrale.

Dott. Pantano, come mai avete deciso di fare adesso un libro, a distanza di 40 anni?
Perché volevamo testimoniare: è stata una tra le più importanti pagine di civiltà e solidarietà di Bologna nel diciannovesimo secolo. Sono stati migliaia i bolognesi che si sono mossi; questa città ha delle grandi radici, ma poi le spreca, non le ricorda. Inoltre c'è stato un motivo psicologico e di amicizia: quando abbiamo deciso che ci saremmo trovati per andare a Firenze il 4 novembre 2006, Roberto Grandi (Docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi - Università di Bologna ndr) fece una piccola conferenza stampa e vennero moltissimi amici. L'idea del libro è nata anche per trasmettere questa pagina di solidarietà ai giovani.


Come siete riusciti a recuperare le foto, su quali archivi?
Alcuni archivi sono nostri personali. Carlo Monti, che era presidente dell'Orub (organizzazione studentesca dell'epoca, che fece da centrale operativa per la mobilitazione dei giovani bolognesi, ndr), ha lavorato per recuperare il materiale per tutta la parte dell'Orub, poi grazie a Giancarlo Mazzuca (giornalista, direttore del Resto del Carlino dal 2002 al 2008, ndr) abbiamo saccheggiato l'archivio del Resto del Carlino: anche lui è un angelo del fango, era venuto con i forlivesi. Inoltre un ricercatore, Sergio Bianchi, ha trovato all'Archiginnasio tutto l'archivio dell'Avvenire d'Italia, che non è più in pubblicazione, e poi alcuni documenti provengono da l'Unità, altre foto per Firenze vengono dalla mediateca toscana, molte cose dall'archivio della Provincia.. Purtroppo sono andati persi a Bologna moltissimi archivi.


Quindi c'è stata una sorta di seconda mobilitazione spontanea...
Ci abbiamo messo 3 anni a fare questo libro. L'idea è partita dal Comitato Bolognese Angeli del Fango e con l'aiuto della Famiglia del Galvani, che ci ha dato una mano anche perché avevamo bisogno di un ente costituito da tempo come interlocutore valido. Poi abbiamo avuto il patrocinio di tutti: l'università di Bologna, il Comune di Firenze e di Bologna, di Sala Bolognese e della Provincia.


Quando arrivò la notizia dell'alluvione, si aveva la sensazione che fosse successo qualcosa di così grave?
Bè sì, si parlava di quest'ondata di quasi 6 metri alle 4 del mattino... Ancora oggi, quando se ne parla, le televisioni trasmettono sempre le immagini del filmato di Zeffirelli
. Da come l'ha raccontata lui, che lavorava a Roma, la sensazione era, anche per la Rai, che fosse successo qualcosa di pesante, anche perché non riuscivano a mettersi in contatto neanche telefonicamente con la sede di Firenze. Tanto che Zeffirelli comunicò a Zavoli, che era il suo direttore, di voler andare a Firenze perché la sorella gli aveva telefonato parlandogli del disastro, e Zavoli lo incaricò di portarsi anche due operatori e il materiale per girare. E nella disgrazia fu anche un fatto fortunato, perché Zeffirelli, che era fiorentino, riuscì a entrare a Firenze da altre strade, dietro Piazzale Michelangelo, dalle colline. Comunque la notizia è arrivata un po' col contagocce, e infatti ci furono molte polemiche. In quei giorni un po' tutta l'Italia era sott'acqua, ad esempio Venezia, Bologna e Sala Bolognese: ognuno aveva un po' i suoi guai. La sensazione che fosse successo qualcosa di così grave è arrivata dai primi ricognitori bolognesi che sono andati a Firenze.

Un grande merito nell'opera di sensibilizzazione si dovette al film-documentario dal titolo "Per Firenze", realizzato dal regista fiorentino Franco Zeffirelli, prodotto dalla RAI, nel quale viene illustrata la situazione della città di Firenze durante l'alluvione e nei giorni immediatamente successivi. Comprende anche un appello in italiano dell'attore gallese Richard Burton: "Io sono Richard Burton. Voi perdonerete il mio italiano imperfetto, ma vorrei cercare di parlarvi senza traduzione perché quello che è accaduto in Italia e a Firenze mi riguarda profondamente [..] Adesso Firenze ha bisogno dell'aiuto di tutti, perché Firenze appartiene al mondo, quindi è anche la mia città". Il documentario contiene immagini dell'alluvione e delle conseguenze che ha avuto, le reazioni dei cittadini, testimonianze e il lavoro degli Angeli del Fango. Il documentario fece il giro del mondo, dando un aiuto fondamentale per l'ottenimento di numerosi aiuti, ufficiali e non, da parte di enti pubblici e privati. Nel 2006 è stato consegnato a Franco Zeffirelli un riconoscimento ufficiale per aver aiutato il mondo a comprendere lo stato di emergenza della città in quei giorni.
E una volta appresa la notizia dell'alluvione, voi dopo quanti giorni arrivaste?
Arrivammo abbastanza velocemente; qualcuno di noi casualmente si trovava a Firenze la sera del 3 novembre (il giorno prima dell'alluvione, ndr). Il primo forse è stato Aldo Dalla Rovere, che andò con un gruppo di scout nautici di Pisa già sabato 5 o domenica 6. Lui, che faceva parte dell'Orub, ci telefonò dicendo che bisognava andare a vedere e che c'era moltissimo da fare. A quel punto un primo gruppo di noi andò in ricognizione il lunedì, e la sera stessa a Bologna facemmo i consigli dell'Orub per valutare la situazione.


Come vi siete organizzati?
Avevamo visto che c'era estremo bisogno, quindi andammo dal Prefetto per comunicare la nostra intenzione di andare giù. Un gruppo di noi andò dal Sindaco e un gruppo dall'onorevole Carlo Salizzoni, che era sottosegretario della presidenza del Consiglio con la delega alla Protezione Civile. Ci dettero il via e il Comune ci mise a disposizione i primi due autobus (gli autobus dell'ATC fecero per giorni la spola tra le due città pieni di volontari, ndr) e cominciammo ad andare a Firenze in maniera molto organizzata: non andammo spontaneamente, come invece è stato narrato in altri documenti, ad esempio nel film 'La meglio gioventù'. Molti amici, tra cui quelli di Milano, andavano alla spicciolata, invece Bologna organizzava i pullman, c'era un call center che prendeva le prenotazioni, c'era un gruppo che lavava tute e stivali e forniva le pale (con l'aiuto della chiesa di S.Gigismondo, la parrocchia universitaria), c'era un gruppo che teneva i contatti con la stampa (con il Carlino e l'Avvenire).


E una volta arrivati a Firenze?
La maggior parte di noi arrivava con 3 o 4 pullman al giorno a Santa Croce: da lì venivamo smistati alla Biblioteca Nazionale per tirare fuori dal fango foto, libri e raccolte. Poi ci fu un gruppo delle facoltà di Farmacia e Medicina che organizzò una tendopoli da campo per aiutare, dare medicinali e fornire pronto soccorso, in una delle piazze vicino a Santa Croce. Molti di noi furono impegnati anche ad aiutare le popolazioni, vuotare scantinati. Gli studenti più giovani non potevano venire, per il rischio tetano e anche perché bisognava essere maggiorenni, e quindi andavano ad imboccare gli anziani non autosufficienti dell'ospizio: loro lo ritenevano un lavoro di serie B rispetto ad andare a tirare fuori dal fango le opere d'arte, invece era molto importante aiutare anche loro.


La città rispose in modo organizzato o più individuale e spontaneo?
Così come andammo organizzati noi studenti, ancora di più andò organizzato il Comune, che mandò qualcuno già il primo giorno. Guido Fanti (Sindaco di Bologna nel 1966, ndr) fece subito un consiglio straordinario comunale a Bologna già il 4 mattina. Noi studenti andammo a fare una ricognizione, mentre Fanti mandò gli assessori a vedere, e Bologna prese in gestione tutta una zona, mandando giù autobus, netturbini, vigili...C'era una certa organizzazione sia in Prefettura che in Comune: il Comune si mise a disposizione ad esempio per far tutte le vaccinazioni in Piazza Maggiore (Contro il rischio di infezioni, prima di partire i giovani si sottoponevano in Piazza Maggiore alla vaccinazione "polivalente", organizzata dall'Ufficio igiene del Comune, ndr).


A pagina 75 c'è una dedica fatta da Edward M. Kennedy. Quale fu il suo ruolo?
Kennedy è stato molto importante per gli aiuti che ha mandato e anche per quello che ci ha scritto tornando in America. Qualche giornale italiano scrisse: "E' stato una settimana a tirare fuori i libri dal fango", ma non è vero. Ha fatto cose molto più importanti, perché ha mandato duecento restauratori americani ad aiutare, ha trovato i soldi, ha fatto girare il filmato di Zeffirelli, ha sensibilizzato il mondo: quelle sono le cose importanti, ognuno deve avere un ruolo. Io o molti altri non avremmo potuto farlo, lui sì.


Come sarà distribuito il libro?
Abbiamo stampato poco più di 500 copie, anche perché la Clueb ha un piccolo circuito per la distribuzione. Abbiamo più che altro una distribuzione porta a porta, ad amici, a chi c'era, a chi ce lo chiede, alle scuole, alle biblioteche, in maniera abbastanza mirata. Abbiamo anche regalato il libro al nipote di Kennedy, Robert Francis III Kennedy, che ha detto: "Voi italiani ci stupite sempre". Come ha scritto Spadolini: "Nei momenti bui questo popolo esprime il meglio di sé". Abbiamo visto che è successo anche all'Aquila.


Va bene stupire, però magari riuscire a prevenire e a tutelare il territorio...
Sì, sarebbe molto più importante. Infatti, come ha detto Giovanni Menduni in un convegno che abbiamo fatto l'anno scorso a Sala Bolognese, visto che sappiamo che sono fenomeni ricorrenti dobbiamo prevenire. Per Firenze c'è una spiegazione: l'errore è stato che hanno cementificato i fiumi a nord entrando a Firenze, in città il Serchio è stato imbussolato. Infatti il dramma è venuto da lì, non solo dallo scarico delle acque dell'Arno. Ma bisogna investire in prevenzione. È un po' come per il trattamento dello scarico dei rifiuti. Noi italiani siamo indietro.


A cura di Enzo Voci e Elisabetta Bosi