Rischio idrogeologico in Italia nel 2005. Fonte APAT - progetto ReNDiS - Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo

Solo 1 comune su 4 fa prevenzione Bertolaso: la terra è fragile e fa vittime

Sono ancora troppe le amministrazioni comunali italiane che tardano a svolgere un'efficace ed adeguata politica di prevenzione, informazione e pianificazione d'emergenza, poche quelle che svolgono un lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico, e oltre un comune su quattro non fa praticamente nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane

Questo quanto emerge da Ecosistema rischio 2009, l'indagine di Legambiente e Protezione civile, condotta su 1.485 amministrazioni comunali italiane, per monitorare la mitigazione del rischio idrogeologico tra le amministrazioni comunali considerate a più alto rischio dal ministero dell'Ambiente e dall'Upi. Il rischio idrogeologico è quello che incide di più sul numero delle vittime e sui costi. Così il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, parla dei problemi idrogeologici e della fragilità del suolo in Italia, a margine della presentazione del rapporto "Ecosistema rischio 2009" realizzato da Legambiente insieme con la Protezione civile e presentato oggi a Roma. "Purtroppo - continua Bertolaso - abbiamo i fatti che ci dicono come stanno le cose: la vicenda di Messina e Giampilieri parla da solà'. Il rischio idrogeologico, osserva il capo della Protezione civile, ''è uno dei rischi più gravi, insieme a quello sismico, ed è quello che incide di più sul numero delle vittime e sui costi".

Nel 79% dei comuni intervistati sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e nel 28% dei casi sono presenti in tali zone interi quartieri. Nel 54% dei comuni campione della nostra indagine sono presenti in aree a rischio addirittura fabbricati industriali. Soltanto il 7% dei comuni intervistati ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 3% dei casi si è provveduto a delocalizzare insediamenti o fabbricati industriali. Nel 36% dei comuni non viene svolta regolarmente un'attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d'acqua. Il 76% dei comuni che hanno partecipato all'indagine ha realizzato opere di messa in sicurezza dei corsi d'acqua e di consolidamento dei versanti.

è necessario che nei luoghi maggiormente esposti a pericolo di frane e alluvione siano presenti sistemi di monitoraggio che consentano di dare tempestivamente l'allerta, ma appena il 43% è dotato di sistemi per mettere in sicurezza i cittadini in caso di necessità. Migliore la situazione per quanto riguarda l'organizzazione del sistema locale di protezione civile, fondamentale per salvare la popolazione ad evento in corso. L'82% dei comuni si è dotato di un piano di emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione. Soltanto il 54% di questi piani risulta essere stato aggiornato negli ultimi due anni. Nel 64% dei comuni esiste una struttura di protezione civile operativa 24 ore su 24. Quanto a piani di emergenza e formazione, in Italia i comuni sono ancora in ritardo: il 26% delle amministrazioni ha organizzato inziative dedicate all'informazione dei cittadini e il 29% ha organizzato esercitazioni.

(red.)