(Fonte foto: Fondazione Cima)

Studiare la neve di oggi per conoscere l'acqua di domani

Grazie a IT-SNOW, la prima analisi a livello nazionale della risorsa idrica nivale italiana, disponiamo di informazioni strategiche per una delle nostre risorse più importanti, in un contesto di crisi idriche sempre più frequenti

Conoscere la quantità d’acqua contenuta nella neve ha profonde implicazioni per la gestione della risorsa idrica, specialmente alla luce degli impatti che la crisi climatica ha sulla disponibilità d’acqua e i suoi molteplici usi: umano, agricolo ed energetico. La neve che si accumula in inverno è, infatti, acqua che useremo in estate.

L’analisi completa della neve italiana
Lo scorso 8 febbraio è stata pubblicata, sulla rivista scientifica Earth System Science Data, la prima analisi a livello nazionale sulla risorsa idrica nivale italiana e sulla sua evoluzione nel corso degli ultimi 12 anni, IT-SNOW. Francesco Avanzi di Fondazione CIMA ha coordinato lo studio e ha spiegato che “l’analisi è basata sull’integrazione tra dati raccolti a terra dai molteplici soggetti ed enti che si occupano di neve a livello nazionale, immagini satellitari e modelli fisici che consentono di stimare non solo la presenza di neve a terra, ma anche il suo spessore e quindi la quantità d’acqua contenuta, producendo mappe giornaliere a scala nazionale”. Grazie a questa ricerca per la prima volta disponiamo di un’informazione, prodotta in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, che ci consenta di conoscere in tempo reale l’evoluzione di una delle risorse strategiche più importanti per il nostro Paese, in un contesto di crisi idriche sempre più frequenti indotte dalla crisi climatica.

L’esempio della Valle d’Aosta
Un importante contributo allo sviluppo del modello deriva anche dall’esperienza maturata in Valle d’Aosta. “La Valle d’Aosta è stata una delle palestre dove è stata sviluppata l’esperienza che ci ha portato a questo grande risultato. Questo lavoro sulla modellazione della risorsa idrica nivale è infatti iniziato qui più di 10 anni fa. È stata una importante intuizione del gruppo di lavoro che comprende Fondazione CIMA, ARPA Valle d’Aosta, CVA e il Centro Funzionale della Regione Autonoma Valle d’Aosta e che ci ha consentito di sviluppare competenze innovative e testare metodi accurati per arrivare a quantificare nel modo più preciso possibile lo stato dei nostri serbatoi d’acqua in quota. Questo ci ha consentito di avere a disposizione una catena di raccolta dati in campo e analisi che ci permette di avere un quadro sempre aggiornato dell’evoluzione della risorsa idrica nivale. In questo abbiamo anticipato i tempi, e ora ci troviamo ad avere uno strumento fondamentale che contribuisce a gestire i sempre più frequenti anni di siccità, come sembra purtroppo essere anche il 2023″ spiega ARPA Valle d’Aosta. A proposito di siccità, i dati di IT-SNOW mostrano un profondo deficit per l’anno in corso, con circa metà risorsa idrica nivale a scala nazionale oggi rispetto al periodo 2011-2021 (-45%). Nel bacino del Po, ad esempio, abbiamo un terzo di neve rispetto all’ultimo decennio e circa la stessa quantità rispetto all’anno scorso. Il Po ospita la metà della risorsa idrica nivale nazionale, e qui il volume di picco della neve può essere anche pari o superiore al 60% della portata annuale. Questo deficit di neve è l’acqua che avremo (o non avremo) in estate.

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red/gp

(Fonte: Snpa)