Fonte foto: salute.pourfemme.it

Terremoto: aiutare i bambini
a ripartire con un giocattolo

L'importanza del gioco, e del giocattolo in particolare, ci viene illustrata dalla dottoressa Silvia Vegetti Finzi. Nel significato evolutivo che il gioco racchiude si estrinseca anche il forte valore terapeutico che esso ha nell'aiutare i bambini a superare un trauma come può essere quello del terremoto. Ma soprattutto è importante capire quanto traumatico possa essere per un bimbo perdere, sotto le macerie di una casa crollata, quel gioco che era il suo "preferito"

Tutti noi cresciamo con un qualche giocattolo che ci ha accompagnati in diverse fasi dell'infanzia, e magari quando lo ritroviamo a distanza di anni rotto e sporco sentiamo una qualche emozione percorrerci il corpo.
Altre volte sono i nostri genitori che conservano un qualche oggetto che noi da bambini adoravamo, portavamo sempre appresso, smordicchiavamo e ci dormivamo assieme. Magari noi non ce ne ricordiamo, ma quel giocattolo è stato importante, per noi bimbi in fasce che muovevamo i nostri primi passi in un mondo tutto nuovo e grande, perchè è stato un compagno da tenere per mano.

La perdita improvvisa di questo oggetto impregnato di significato rappresenta
per il piccolo un trauma. Se andiamo col pensiero alla realtà di tutti quei bambini che questa primavera, dal 20 maggio, hanno improvvisamente assistito al cambiamento radicale della loro vita e della realtà in cui viverla, ci rendiamo conto del trauma che anche un terremoto causa nel mondo di una persona, ancora maggiore se si tratta di un bambino.
Il cambiamento radicale della vita e la perdita di un compagno di approccio al mondo, come è appunto capitato in Emilia con il crollo di case e l'inagibilità di tante altre, traumatizza il bambino che non trova spiegazioni all'accaduto.

Specialmente nei bambini molto piccoli un orsetto, una bambola, un cappellino o qualsiasi altro oggetto trasformato in gioco rappresenta un mondo di affetti che lo aiuta a staccarsi dalla madre per guadagnare la sua prima autonomia e indipendenza. E' questo un aspetto psicologico incarnato dal giocattolo che ci è stato illustrato dalla dottoressa Silvia Vegetti Finzi, docente di Psicologia Dinamica presso l'Università di Pavia e psicoterapeuta per i problemi dell'infanzia, della famiglia e della scuola.

"I giocattoli soprattutto per i più piccolini, e parlo di quelli più amati come l'orsacchiotto, la bambola o la coperta di Linus, - ci illustra Vegetti Finzi in un'intervista - costituiscono una possibilità di transitare senza un'eccessiva angoscia dal corpo della mamma e dall'essere tutt'uno con lei, all'indipendenza e all'autonomia. I giocattoli si riempono del significato di essere al tempo stesso me e non me, ciò che ho dentro e ciò che c'è fuori. E sono quello che noi chiamiamo in psicologia 'oggetti transizionali' perché producono proprio una sorta di transito tra il bambino che appartiene alla madre e il bambino che va, relativamente autonomo e indipendente, per il mondo. Quando questi oggetti, fatto il loro tempo, vengono abbandonati automaticamente perdono di ogni significato, ma inizialmente invece sono pieni di simboli, di forza affettiva, sono impregnati della presenza della mamma. Infatti non vanno lavati: vanno lasciati col profumo che hanno di mamma.
Quando questi oggetti vengono perduti, come può accadere in eventi tragici come i terremoti o le alluvioni, il bambino perde una parte di sé, si sente improvvisamente sgomento: ha perso il suo contatto fondamentale con la mamma. A questo punto accade che i bambini, magari hanno anche 3 anni, tornano piccoli e vogliono la mamma sempre vicino e, angosciati, si aggrappano ad essa. Se vogliamo che ricomincino il percorso, bruscamente interrotto, verso l'emancipazione bisogna rassicurarli o recuperando il giocattolo perduto o dando loro una nuova situazione di gioco. Non per nulla, e giustamente, in Emilia dopo il terremoto sono state aperte tra le prime cose le ludoteche. Molti hanno contestato la priorità con cui si è voluto aprire questi spazi, sottolineando la necessità di bisogni più materiali. Ma questo è da considerarsi veramente anche un bisogno materiale perché è un bisogno del corpo dei bambini di stabilire il loro antico legame
".
Il bambino nasce dal corpo della mamma, e per diversi mesi dipende da essa in maniera totale. Ma deve giungere il momento in cui il piccolo si stacca dalla mamma per rendersi conto di essere un soggetto a sè stante. Questi processi avvengono in un determinato lasso di tempo che porta il bambino a crescere non solo fisicamente ma anche mentalmente. Il gioco è un oggetto che accompagna la separazione riempendosi di valore affettivo. Per questo motivo è essenziale essere pronti a sostenere un bambino che perde tale oggetto fondamentale per la sua crescita: è importante considerare il suo sviluppo come un bisogno primario.

Ma la perdita di un giocattolo non è qualcosa di irreparabile, infatti "il bambino che non ha potuto recuperare il giocattolo perduto, può progressivamente trovare e allacciare un legame affettivo con un sostituto, - sottolinea Vegetti Finzi - però prima bisogna che elabori il lutto per quel giocattolo che non c'è più e che trovi conforto e rassicurazione in un ambiente accogliente che possa dargli quella fiducia perduta.

Se vogliamo rimettere in moto il processo di evoluzione infantile occorre come prima cosa dare un luogo di accoglienza al bambino: farlo sentire accolto, preso dentro ad un cerchio affettivo come può essere la ludoteca. Dove non è esclusa la presenza della mamma e degli affetti, anzi è consigliata.
E' importante poi dargli dei giocattoli, che non necessariamente sono i suoi perché magari non possono essere recuperati, ma che man mano il bambino riesce a sostituire perché ha trovato nell'ambiente circostante quella fiducia che gli era venuta a mancare con il trauma.
Sappiamo che gli shock post-traumatici durano almeno un anno. Abbiamo visto con degli studi fatti sui bambini de L'Aquila che chi è stato traumatizzato dopo un anno stava migliorando ma non era uscito totalmente dal trauma. In questo caso dunque è importante ridare al bambino degli oggetti che possano riprendere quella funzione che è stata interrotta così bruscamente. E questo si può fare con una cura al giocattolo: il giocattolo che, andando smarrito, ha prodotto una ferita, ugualmente può diventare un farmaco. Naturalmente se il giocattolo non viene semplicemente
dato al bambino, ma viene accompagnato da una comunicazione affettiva molto intensa, da un gioco fatto insieme a lui, da un rispetto dei suoi ritmi. Ecco, questo permette al bimbo di uscire pian piano dal guscio protettivo prodotto dal trauma e di riavvicinarsi con fiducia al mondo esterno".

Il tema del giocattolo verrà approfondito dalla stessa dottoressa Silvia Vegetti Finzi in un intervento che terrà domani alle 16.30 in Piazza Grande a Modena nell'ambito del Festival della Filosofia.



Sarah Murru