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Terremoto Centro Italia, nel DL Genova condono per difformità fino al 20% della cubatura esistente

Per il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli "l’obiettivo non è dare una mano a chi ha fatto abusi ma accelerare il percorso di ricostruzione"

Nei comuni colpiti dal terremoto del 2016 sarà possibile condonare al momento della richiesta di contributo per la ricostruzione fino al 20% della cubatura esistente, anche in assenza di qualsiasi richiesta di autorizzazione passata. Lo prevede l'articolo 39 ter del decreto Genova ora in Senato. Si potranno sanare gli interventi di manutenzione straordinaria per le parti strutturali di una casa, interventi di ristrutturazione, risanamento e restauro. Per gli interventi al di sotto del 5% della cubatura non servirà presentare richiesta formale, visto che l’intervento verrà considerato “regolare e non da sanare”. Per il 20% di cubatura, a meno di eccezioni previste dai piani regionali, sarà possibile ottenere la sanatoria (aggiungendo anche il 5% sanato de facto, quindi arrivando al 25%). L’importo massimo da pagare è di 5.164 euro (e un minimo di 516). Non sono sanabili le costruzioni “interessate da interventi edilizi totalmente abusivi per i quali sono stati emessi i relativi ordini di demolizione”.

"L’obiettivo vero - ha commentato il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli - non è dare una mano a chi ha fatto abusi ma accelerare il percorso di ricostruzione su questo segmento".

Ceriscioli lancia anche un appello a Roma: "Il governo riprenda il dialogo con le Regioni. La voce dei territori deve essere ascoltata perché è inutile prevedere questa misura se non si risolvono anche altri colli di bottiglia con il contributo di tutti i soggetti locali coinvolti nel sisma. Bisogna comunque tener conto che la ricostruzione nelle Marche parla di 45mila edifici da mettere a posto, un numero importante di interventi da fare. In un patrimonio edilizio che per la sua gran parte ha più di 40 anni è possibile che l’edificio realizzato sia differente rispetto a quello approvato allora sulla carta. Negli 87 comuni del cratere marchigiano gran parte delle aree è in montagna dove i valori al metro quadro sono di 600-700 euro. Il valore di mercato dell’immobile è quasi sempre inferiore al costo di costruzione per realizzare lo stesso metro quadro. Esclusi i centri più grossi come Ascoli o Macerata la gran parte dei centri del cratere è fatta di piccole realtà dell’entroterra in difficoltà da prima del terremoto. Non c’è nessuna speculazione ma solo il desiderio di semplificare la procedura”.

red/mn

(fonte: Regione Marche, Sole 24 Ore)