Terremoto: convogliare
la paura in prevenzione

Quando ci sarà il prossimo terremoto? E chi lo sa. Ma non esistono previsioni? Certo, ma sono appunto previsioni, non certezze. Allora? Allora non facciamoci cogliere impreparati, è l'unica cosa certa che possiamo fare

Il terremoto e lo sciame sismico in Emilia stanno creando un caso, senza precedenti in Italia, di cori di voci di scienziati, tecnici, media, opinionisti che propongono letture diverse di questo evento, con ipotesi e conclusioni divergenti, annunci quasi sempre male interpretati e notizie che arrivano agli utenti parzialmente inesatte o completamente stravolte rispetto alla fonte da cui sono scaturite. Questa situazione ha ingenerato confusione, allarmismi, fino a creare vero e proprio panico, specie nelle settimane trascorse, e soprattutto nelle persone che dal terremoto sono state già tanto segnate.

Sono comunque tutti concordi, sismologi, scienziati della terra, geologi, protezione civile ed esperti in materia nell'asserire che, allo stato attuale delle conoscenze, nessuno è in grado di conoscere in anticipo luogo preciso, data esatta ed intensità con cui si verificherà un terremoto. Su questo fatto, e lo ribadiamo nuovamente e con forza, sono tutti d'accordo.

Le divergenze nascono nel momento in cui qualcuno propone studi basati su modelli matematici che sarebbero in grado di stabilire, in un lasso di tempo più o meno lungo, la possibilità che in una determinata zona si verifichi un sisma di una magnitudo indicata con un margine di tolleranza piuttosto definito (dove per zona non si intende un punto preciso sulla carta geografica, bensì un'area estesa -Nord Italia, Meridione, ecc - e per lasso di tempo non si intende una settimana ma un periodo stimato da qualche mese a qualche anno).

A cosa serve dunque una previsione così generica? Quanto attendibili sono questi modelli di riferimento? Gli scienziati sono tutti d'accordo sulla validità di questi metodi?  Va da sé che non lo sono, pertanto in queste settimane si è assistito a contrapposizioni di opinioni e di dati da parte di esperti del settore che hanno espresso pensieri e posizioni differenti.

Il Prof. Annibale Mottana Docente di Georisorse e Mineralogia Applicata presso il Dipartimento di Scienze geologiche dell'Università Roma 3, venerdì scorso parlando di rischio sismico in Calabria e Sicilia alla presenza del Presidente della Repubblica e del Ministro Profumo, mentre ricordava che nel 900 sono state circa 120.000 le vittime dei terremoti, ha asserito che i tempi di ricorrenza dei terremoti dell'arco calabro-peloritano sembrerebbero indicare la prossimità di un evento sismico di forte intensità in quella zona.

Diversa la posizione di Stefano Gresta, Presidente INGV, che nei giorni precedenti aveva ricordato che: "Sappiamo che la Sicilia orientale è ad alto rischio sismico, ma lo sappiamo non perché ora sarebbe stato messo a punto un esperimento scientifico, ma da quello che ci dice la storia. Le previsioni attualmente hanno un margine di errore e di incertezza troppo ampio per poter essere utilizzate nella pratica. E chi ha fatto quelle previsioni non ha detto quanti falsi allarmi ha generato negli anni quello strumento, quante volte è stato previsto un evento che poi non si è verificato".

Posizione forse più morbida ma sempre nella stessa direzione quella di Gianluca Valensise, simologo dirigente di ricerca dell'Ingv che definisce "vago" il metodo sviluppato da sismologi dell'Università di Trieste, fra i quali il prof Panza, e da studiosi dell'Accademia Russa delle Scienze, che hanno elaborato tre differenti algoritmi sulla base dei quali si ipotizza la possibilità del verificarsi di un forte sisma nel meridione d'Italia (Sicilia e Calabria) nel medio termine  (da qualche mese ad uno o forse più anni).

Alessandro Martelli, direttore del Centro ricerche Enea di Bologna, invece considera questa metodologia previsionale affidabile e da tempo si fa portavoce della preoccupazione degli scienziati che la propugnano: "il possibile verificarsi, nel medio termine (da qualche mese ad uno o forse più' anni), di un forte evento sismico anche nel Meridione (in una vasta area, non certo in una località' precisa) è una eventualità preoccupante da non sottovalutare.
"Io - sottolinea Martelli - sono un ingegnere sismico e non faccio nessuna previsione. Gli studi riguardanti gli "esperimenti di previsione" li fanno i sismologi ed io mi limito (se trattasi di studi effettuati da esperti di fama mondiale come nel caso in oggetto) a prenderli in considerazione per stimolare le istituzioni ad attivare le necessarie misure, di loro competenza e a dare, nei limiti del possibile, la necessaria informazione all'opinione pubblica. Lo faccio perché lo ritengo un mio dovere, senza alcun secondo fine. Vorrei pertanto che non si facesse finta di non sapere e che invece si facesse tutto il possibile per alleviare le conseguenze di un evento calamitoso. La mia famiglia fra l'altro lo sta vivendo sulla propria pelle: uno dei miei figli risiede a Carpi (Mo) e ora è sfollato poiché la sua casa è stata danneggiata dal terremoto".
"Lo dico inascoltato da tanto tempo e le mie dichiarazioni - spiega ancora il Direttore dell'Enea di Bologna - sono facilmente reperibili in Internet, nei reportages trasmessi da RaiNews24 in aprile, da TGR Leonardo l'11 maggio (cioe' ben prima del terremoto dell'Emilia) ed il 21 maggio, poi ancora da RaiNews24 il 25 ed il 26 maggio. In sostanza - conclude - il mio obiettivo è quello di trasformare la paura in voglia di prevenzione".

Purtroppo però ciò che sta arrivando in questo periodo all'orecchio dell'opinione pubblica è un messaggio confuso e contraddittorio che mette ansia alle popolazioni già interessate dal terremoto o dalle previsioni di eventi prossimi futuri o che, al contrario, fa sì che si assumano atteggiamenti di eccessivo fatalismo che "snobbano" anche le più banali regole di prevenzione e autoprotezione.

Quali sono quindi il modo corretto e la giusta misura nel comunicare le diverse posizioni, senza eccessi in nessun senso, ma mirati a diffondere la consapevolezza del fatto che il rischio esiste e che le calamità naturali, prevedibili, imprevedibili o parzialmente prevedibili, possono essere affrontate con il solo modo certo che fino ad ora si conosce e cioè la prevenzione?
Non dovrebbero le istituzioni preposte, gli enti accademici, gli scienziati e tutti gli attori in causa cercare di fare serenamente chiarezza, senza 'scontri fra cervelli' e col pensiero rivolto al danno di credibilità che messaggi altalenanti fra "l'allarme rosso e lo scherno" comportano ?

La morale del "al lupo al lupo" vale anche in questo caso, qualsiasi sia la tesi sostenuta. E, come sempre, rischia di lasciare il cittadino impreparato e inerme di fronte alla prossimo disastro che verrà.




Patrizia Calzolari