(Fonte foto: profilo Twitter Medici Senza Frontiere, @MSF_ITALIA)

Terremoto in Marocco, cresce il numero delle vittime

Finora il re del Marocco Mohammed VI ha accettato gli aiuti ufficiali solo da quattro paesi, mentre continua ad aumentare il numero delle vittime. La zona colpita, l'Atlante, ha una sismicità storica accertata

Continua la conta delle vittime del terremoto di magnitudo 6.8 avvenuto nella sera di venerdì 8 settembre in Marocco. Al momento le vittime sono più di 2.800, ma il numero è destinato a salire. La maggior parte dei morti si trovava nel distretto di Al Haouz, nelle montagne dell'Alto Atlante, un luogo in cui oltretutto è difficile inviare soccorsi. Alcuni paesi sono stati completamente devastati.

L'epicentro è stato localizzato al centro del Paese, a 16 chilometri del villaggio Tata N'Yaaqoub, nel municipio di Ighil, 72 chilometri a sud-ovest di Marrakech. La scossa è stata sentita lungo tutta la dorsale della catena dell'Atlante, a Merzouga, una delle porte del deserto, Taroudant, Essaouira e Agadir e dall'altro versante della catena montuosa a Casablanca, fino a Rabat. Il movimento ondulatorio è durato circa 30 secondi.

Le polemiche sui soccorsi
Il re del Marocco, Mohammed VI, ha finora accettato squadre di soccorritori provenienti soltanto da quattro Paesi, vale a dire la Spagna, il Regno Unito, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, mentre tutte le altre persone che stanno aiutando sono arrivate a titolo volontario, non come forma di aiuto ufficiale da parte dei governi di altri Paesi. L'Italia, gli Stati Uniti e la Francia si sono dichiarati disponibili a inviare aiuti qualora venissero richiesti. Per esempio c'è stato l'esempio di un'associazione italiana di protezione civile che ha raggiunto le località più colpite a titolo individuale, non rappresentando in alcun modo la Protezione Civile italiana. “La loro missione non è stata autorizzata né coordinata dal Servizio nazionale della protezione civile”, scrive il Dipartimento in una nota, in cui precisa che questo genere di iniziative “individuali e al di fuori di qualsiasi coordinamento” sono improntante “più alla ricerca di visibilità mediatica che a dare sostegno agli sforzi di chi sta operando per rispondere a una gravissima emergenza”. Il Dipartimento comunica tuttavia che "’L'Italia è pronta ad offrire sostegno alla popolazione colpita dalla terribile emergenza, come fatto in moltissime occasioni, nel rispetto della sovranità nazionale del Regno del Marocco laddove le autorità avanzassero richiesta in tal senso e secondo le modalità che riterranno più opportune". L'arrivo di aiuti ufficiali da parte di altri Stati infatti dipende dalla richiesto dello Stato in cui si verifica l'emergenza, e finora il Marocco non ha presentato questa richiesta. Secondo Sylvie Brunnel, ex direttrice dell'associazione umanitaria Action contre la Faim, geografa alla Sorbona e specialista di Africa e questioni di sviluppo e carestie intervistata da Le Monde, questa scelta potrebbe dipendere da un motivo di orgoglio nazionale. “In caso di catastrofe naturale in Francia, immaginate ong marocchine o americane che si precipitano? - afferma Brunnel a Le Monde - L'aiuto umanitario internazionale va sempre dai paesi sviluppati in direzione dei non sviluppati. In quanto Paese emergente, che vuole essere interlocutore dell'Europa e aspirare a uno status di potenza regionale, il Marocco vuole dimostrare che è sovrano, capace di pilotare i soccorsi, e di non essere come un Paese povero devastato, che tutti vanno pietosamente a soccorrere“. Il Ministero degli Interni marocchino in un comunicato ha giustificato la decisione di non ricorrere a questo meccanismo sottolineando che per ora riguarda soltanto “questa fase specifica”, e tenendo conto che la “mancanza di coordinamento in tali situazioni potrebbe essere controproducente”. In ogni caso, il governo non esclude di chiedere aiuto ad altri Paesi in futuro: “Con l'avanzamento delle operazioni di intervento, la valutazione dei possibili bisogni potrebbe evolversi, il che consentirebbe di sfruttare le offerte di sostegno presentate da altri paesi amici, secondo le esigenze specifiche di ogni fase”. 

Il reportage di Matteo Pinci su La Repubblica racconta invece una situazione difficile, in cui è arduo anche solo far arrivare i soccorsi nelle zone colpite. In alcuni casi al posto delle ambulanze sono stati usati i muli, su cui sono state montate barelle. Ma i problemi sembrano sorgere anche dal punto di vista organizzativo: “La vergogna è che danno le tende ai più ricchi – racconta un testimone – chi può pagare qualcosa agli agenti trova la sua brandina. Noi restiamo fuori. Non abbiamo nemmeno una coperta. E la notte è freddo. Siamo scesi dalle montagne per trovare un riparo, ma non ci vogliono aiutare”. Pinci riporta anche la testimonianza di una ragazza: “Io un posto in tenda non lo avrò mai. Sono sola, non sono sposata, un poliziotto mi ha detto: che vuoi? Sei solo una donna, vattene”.

La dinamica dell’evento sismico
L’area colpita ha una sismicità storica già attestata, mentre le scosse delle scorse oresono state causate dalla spinta della placca africana, che si è mossa in direzione di quella europea. “È un terremoto che fa parte della sismicità che caratterizza tutti i monti dell’Atlante”, ha dichiarato al Corriere della Sera Carlo Meletti, sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Il terremoto di oggi è avvenuto sullo stesso asse di quanto accadde nel 1960 ad Agadir, nel Marocco meridionale. Allora ci furono circa 15mila vittime, dopo una magnitudo di 5.8, un punto in meno rispetto a quella dei giorni scorsi. 



Nonostante la catena montuosa dell’Atlante si estenda per migliaia di chilometri, inoltre, l’area con maggiore sismicità è proprio quella marocchina. La catena montuosa presenta una compressione tra l’area Nord e quella Sud: la placca africana meridionale interagisce con quella europea settentrionale. Un movimento che ha di fatto creato proprio l’Atlante “con un movimento di tipo compressivo“, aggiunge Meletti

Le prime donazioni dall'Italia
Con il supporto di RAI per la Sostenibilità – ESG, RAI sosterrà informativamente la campagna di raccolta fondi straordinaria con numero solidale 45525 lanciata da Croce Rossa Italiana, Caritas Italiana e Unicef per rispondere al terribile terremoto che ha colpito il Marocco. Le tre organizzazioni umanitarie, da tempo operative nel Paese, hanno deciso di unire gli sforzi per raccogliere fondi necessari per garantire agli uffici sul campo di portare avanti e rafforzare gli aiuti alla popolazione, e in particolare alle famiglie e ai bambini, e sostenere il recupero nel medio-lungo periodo.

Aggiornato alle 10:07 del 12/09/2023

red/gp

(Fonte: RaiNews, Ansa, Repubblica, Corriere della Sera)