Terremoto Marche, caso Peppina, proposta di legge per sanatoria casette. "Non è un condono"

La proposta è stata presentata ieri alla Camera dei Deputati dall'onorevole Piergiorgio Carrescia (PD) e intende integrare la normativa esistente, aggiungendo un caso circoscritto e circostanziato di opere abusive che, se dichiarate compatibili, sono sanate

La storia di Peppina, è una storia simbolo. La signora novantacinquenne rischia lo sfratto e la sua casetta, edificata in emergenza dopo il terremoto a San Martino di Fiastra (MC), la demolizione. Insieme alle figlie, ha costruito un fabbricato in legno, in un’area edificabile e nel rispetto di tutti i requisiti di tutela ambientale, sismica, sanitaria previsti dalla legge; l’unica mancanza sta nel fatto che, essendo la costruzione all’interno dei confini del Parco Nazionale dei Sibillini, era necessario acquisire in via preventiva il nulla-osta paesaggistico ambientale.

La sua storia rappresenta quella di molti altri che hanno costruito fabbricati a proprie spese per fronteggiare la fase di emergenza e non trasferirsi in luoghi lontani dalla propria residenza.
Una parte dei Comuni del “cratere”, però, sono ricompresi in un territorio che insiste in tutto o in parte all’interno dei Parchi Nazionali. Su tali aree generalmente sussiste un vincolo di tutela paesaggistica non integrale e quindi non sono soggette ad assoluta inedificabilità, ma è necessario chiedere l’autorizzazione paesaggistica prima di costruire. L'onorevole Piergiorgio Carrescia (PD), ieri, ha presentato alla Camera dei Deputati una proposta di legge per sanare la situazione, senza però che possa trasformarsi in un condono.

Attualmente la legge consente di acquisire l’autorizzazione paesaggistica in via eccezionale in fase postuma solo in tre casi:

  • per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati;
  • per l’impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica;
  • per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria a sensi dell’articolo 3 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.

Come si deduce, la costruzione di un edificio ex novo non è contemplata. La proposta intende integrare la normativa esistente, aggiungendo un caso circoscritto e circostanziato di opere abusive che, se dichiarate compatibili, sono sanate perché non rappresentano pericolo per la tutela dell’ambiente e del paesaggio. Si compone di un solo articolo con due commi.

Il primo comma prevede la possibilità di acquisire l’accertamento di compatibilità paesaggistica per interventi di costruzione di unità abitativa nelle aree dei Comuni del “cratere” a condizione che l’immobile sia stato realizzato e che l’istanza sia avanzata dal proprietario (o avente comunque titolo) di un immobile distrutto o danneggiato e quindi dichiarato inagibile a causa degli eventi sismici verificatisi dal 24 agosto 2016 al 18 gennaio 2017, che il nuovo immobile sia stato costruito entro il 24 agosto 2017 e che sia abitato da persona già residente nell’area del terremoto. Nel caso in cui l’intervento sia dichiarato inammissibile e venga concluso con diniego dall’autorità competente l’accertamento della compatibilità paesaggistica, si applica il procedimento sanzionatorio previsto per le opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa (art. 181 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42).


Il comma 2 prevede che vengano effettuati controlli severi sull’accertamento delle preesistenze e delle consistenze edilizie realizzate alla data di agosto 2017, mediante l’utilizzo di sistemi di telerilevamento satellitari e foto aeree al fine di evitare che quanto previsto nella presente legge si possa intendere in forma estensiva e dare luogo a indebite istanze di accertamento.


In sostanza, si apre una finestra per permettere a chi ha costruito senza titolo, in un periodo certo e pari ad un anno dal primo sisma, di restare nell’immobile nelle more di un procedimento che deve verificare la sussistenza per il rilascio, ora per allora, dell’atto edificatorio.

La Proposta di legge prevede che la costruzione sia “provvisoriamente” consentita. Sarà rimossa e ripristinato lo stato dei luoghi solo se viene verificata l’insussistenza anche di una sola delle condizioni dichiarate o se l’organo competente non rilascia l’autorizzazione paesaggistica. Se, al termine del procedimento, sussistono tutti i requisiti che la legge prevede per poter edificare, sia sotto il profilo urbanistico che paesaggistico, l’immobile resta nell’edificato.

"In estrema sintesi -
scrive Carrescia nel testo del proposta di legge - non si sanano abusi che incidono sull’ambiente e sul paesaggio, non si sana la costruzione di edifici che non rispettano le norme di sicurezza sismica o che sono in aree a rischio idrogeologico, non si sana l’edificazione su aree non edificabili".

Carrescia ricorda che "
si tratta prevalentemente di modesti moduli abitativi di proprietà di persone anziane o dei loro stretti congiunti, utilizzati dai primi che non vogliono abbandonare i territori nei quali hanno vissuto da sempre". L'obiettivo della proposta è quindi quello di "contemperare esigenze che sono nate in un contesto caotico e che hanno risvolti sociali con quelle di un ordinato sviluppo urbanistico".

"Il sisma - spiega Carrescia - ha provocato danni tali da richiedere ancor oggi particolari interventi di contrasto e l’esercizio di poteri straordinari e quindi anche nuove disposizioni necessarie ad evitare che il formalismo possa prevaricare sull’emergenza e che si perda di vista il valore della coesione sociale e della necessità di lasciare ancorate le popolazioni colpite dal sisma ai territori di origine. Oltre al profilo urbanistico e paesaggistico, in sostanza, il problema va affrontato anche sotto quello della coesione sociale, in una situazione in cui l’emergenza è ancora in atto".

Martina Nasso