Terremoto Nepal: 7.240 le vittime accertate. Danneggiate oltre il 90% delle strutture sanitarie

Non c'è tregua: il numero delle vittime del terremoto che ha devastato il Nepal continua a crescere. Il dato ufficiale conta 7.240 morti e oltre 14mila feriti. Oltre il 90% delle strutture sanitarie nelle zone più colpite sono gravemente danneggiate

Cresce ancora il numero delle vittime del terremoto che il 25 aprile ha letteralmente dilaniato il Nepal. Il bilancio ufficiale conta 7.240 morti e 14.122 feriti. A riportare il dato è l'agenzia di stampa cinese Xinhua, mentre le autorità locali temono che il bilancio definitivo possa essere molto superiore. I soccorritori continuano a scavare tra le macerie per estrarre i corpi sepolti e nella speranza di trovare persone ancora vive. Speranza che non si è infatti del tutto sopita nonostante siano passati ormai 10 giorni dalla terribile scossa: dopo il miracolo del bimbo di 4 mesi estratto vivo dalle macerie a 22 ore dal sisma, e del ragazzo di 18 anni recuperato 5 giorni dopo la scossa, anche nel fine settimana appena trascorso sono state ritrovate 4 persone vive, tra cui un uomo di oltre 100 anni.

Nel frattempo l'ufficio delle Nazioni Unite in Nepal ha riferito che il 90% delle strutture sanitarie situate nelle zone più colpite sono state gravemente danneggiate dal sisma. Continuano a scarseggiare cibo e acqua potabile mentre i soccorsi inviati dal resto del mondo cominciano ad arrivare. La task force del sistema di protezione civile italiana, inviata dal Governo per fornire assistenza sanitaria e supporto tecnico-operativo, è in Nepal da 3 giorni. In loco è stato inviato un Posto Medico Avanzato (PMA) composto da cinque tende, un gazebo per il triage e le aree di servizio per il personale, del materiale tecnico d'intervento e un container contenente dodici tende autostabili. La task force, coordinata dal Dipartimento della Protezione civile nell'ambito del Meccanismo europeo di protezione civile, è composta da personale medico del Gruppo Chirurgia d'Urgenza di Pisa, dai tecnici del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco specialisti nella valutazione e messa in sicurezza degli edifici e da funzionari del Dipartimento stesso. Assieme ai soccorritori è stato inviato anche personale sanitario dell'ospedale militare "Celio" di Roma oltre a funzionari dell'Unità di Crisi della Farnesina destinati ad integrare il team già operante in Nepal dal 27 aprile per l'organizzazione del rimpatrio dei nostri connazionali, e militari del Comando Interforze.

Secondo quanto riferito da fonti locali, nella ricezione degli aiuti umanitari però si sta evidenziando un problema non di poco conto: le autorità dell'aeroporto internazionale Tribhuvan (Tia) di Kathmandu hanno imposto una restrizione all'atterraggio di aerei da trasporto pesanti con carichi di aiuti umanitari. Il motivo risiede nelle allarmanti crepe apparse sull'unica pista dello scalo, costruita 50 anni fa. La restrizione sembra che riguardi solo gli aerei cargo mentre i collegamenti passeggeri internazionali previsti potranno essere realizzati con qualunque tipo di aereo. In base alla restrizione non sarà autorizzato l'atterraggio di velivoli di peso superiore alle 196 tonnellate. "Se non avessimo posto in atto questa limitazione - ha assicurato un responsabile - c'era il rischio concreto di dover chiudere tutto il traffico nell'aeroporto".

Intanto la terra continua a tremare: sabato 2 maggio, secondo quanto riferito dall'USGS, una scossa di magnitudo 5 è stata registrata a 93 km da Kathmandu, mentre il Centro sismologico mediterraneo europeo (Esmc) mostra numerose scosse di magnitudo 4.5 tra sabato e oggi.


Redazione/sm