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Terremoto Turchia. Appello Onu: "situazione ancora apocalittica"

A un anno dalla devastante scossa che provocò più di 53mila vittime Onu e Unhcr chiedono che il governo si impegni per aiutare gli sfollati e si impegni per la ricostruzione. Preoccupazione anche per la Siria

A un anno dal forte sisma che ha colpito la Turchia il 5 e il 6 febbraio scorso, le Nazioni Unite lanciano un appello al governo turco per accellerare la ricostruzione. A lanciarlo è stata la rappresentante del programma Onu per lo sviluppo in Turchia, Louisa Vinton, intervistata dall'agenzia stampa Dpa. 

Appello alla ricostruzione
"Nonostante nuove abitazioni vengano inaugurate di frequente, tutto questo non basta - afferma -. In molti vivono ancora in tenda". Nella provincia di Hatay, tra le più colpite dal sisma, "la situazione è ancora apocalittica", conclude Vinton. Una preoccupazione in comune con l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) che spiega che da febbraio 2023 a oggi le condizioni di vita di migliaia di sfollati è peggiorata e migliaia sono ancora le persone senza un tetto e in condizione di estrema vulnerabilità. 

Disordini
A riprova di questa situazione ci sono le manifestazioni di cittadini, come quella di Antiochia, dove le persone sono scese in piazza per protestare contro i politici presenti alla commemorazione. Da parte sua Recep Tayyip Erdogan ha ribattuto dicendo: "non possiamo riportare in vita i morti, ma rimetteremo tutto a posto". Al momento il governo, come afferma in un articolo l'Osservatorio Romano, ha avviato la procedura di sorteggio per assegnare 75mila abitazioni nei prossimi due mesi. In totale il piano prevede di assegnarne 200mila nel corso del 2024. In più sono state avviate nuove gare di appalto per la costruzione di altre 100mila case

La situazione in Siria
Preoccupa anche la situazione nella vicina Siria. Qui il terremoto dell'anno scorso fece 6mila vittime e secondo l'Unhcr 16,7 milioni di persone hanno bisogno di assistenza. Solo nel nord-ovest del Paese si trovano più di 40mila persone sfollate che risiedono ancora in centri di accoglienza temporanea. Per la Siria si è mossa anche l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che ha parlato del terremoto come di "uno dei disastri più grandi che hanno colpito la regione in tempi recenti", un evento che oggi mette a rischio la salute di 2 milioni di persone. 

Red/cb
(Fonte: Osservatore Romano)