La torre dei piloti del Porto di Genova dopo il crollo per l'impatto con la Jolly Nero (Ansa/Guidelli)

Tragedia di Genova. L'armatore accusa i rimorchiatori

Parla l'armatore della Jolly Nero, che punta il dito contro i rimorchiatori. Recuperato il corpo dell'ottava vittima. In rete i dubbi sulla posizione della torre, poco protetta dalle collisioni

Sono usciti dal riserbo, per ribadire "di aver investito moltissimo nella sicurezza e nella formazione", ma soprattutto per puntare il dito contro i rimorchiatori che la sera dell'incidente avrebbero dovuto guidare la manovra della nave. La Ignazio Messina Spa, la società proprietaria della Jolly Nero, la portacontainer che martedì scorso ha urtato e distrutto la torre di manovra nel porto di Genova, per la prima volta rompe il silenzio e affida ad una nota il pensiero sull'accaduto. "Non riusciamo ad accettare che i due rimorchiatori, anche ammesso che la macchina della nave fosse ferma nella fase di evoluzione, non siano stati in grado di tenere una nave di medie dimensioni, come la Jolly Nero", ha dichiarato l'armatore. Che ha aggiunto: "La manovra si stava svolgendo in condizioni di piena e completa sicurezza. Le condizioni meteo-marine erano ottime, il pilota era regolarmente a bordo, i due rimorchiatori che il nostro comandante aveva deciso di utilizzare erano regolarmente attaccati alla nave". La Ignazio Messina Spa ha ribadito di essere vicina ai familiari delle vittime, "ai quali ribadiamo i sensi della nostra totale e sincera vicinanza". Ma i Messina hanno puntualizzato che "non riusciamo davvero ad accettare", che ciò possa essere accaduto "in un così ampio specchio acque in cui fanno la manovra navi di dimensioni ben maggiori" della Jolly Nero.

Ritrovato l'ottavo corpo, migliorano i feriti.
Intanto ieri è stato individuato uno dei due marinai della capitaneria di porto dispersi. I vigili del fuoco hanno riferito che i sommozzatori hanno localizzato sotto le macerie del molo Giano il corpo del maresciallo Francesco Cetrola, 38 anni, di Salerno. Continuano intanto i lavori per cercare il sergente Gianni Jacoviello, l'ultimo disperso. Notizie confortanti arrivano invece dagli ospedali dove sono ricoverati i quattro feriti. Le loro condizioni sono in lento miglioramento, anche se il più grave, il militare della Capitaneria di Porto Enea Pecchi, resta in prognosi riservata.

Trovata anche la "scatola nera" della Centrale piloti. Le indagini sull'incidente della Jolly nero si arricchiscono di un ulteriore elemento. Nel corso delle ricerche dei due marinai dispersi, nel Molo di Giano, teatro dell'incidente, è stata recuperata dai subacquei dei carabinieri anche la "scatola nera" della torre piloti. Contiene i dettagli delle conversazioni radio avvenute nella sala di controllo e alti dettagli che potranno essere utili per capire che cos'è effettivamente accaduto la sera della tragedia, e se gli uomini in servizio nella torre si sono resi conto che la grande portacontainer stava puntando verso di loro senza più alcun controllo. La "Jolly Nero", sotto sequestro, e' stata spostata dal terminal Sech, dove era attraccata, al pontile Oarn, alle Riparazioni navali.

La pista del black out. In attesa delle analisi degli esperti sul materiale elettronico sequestrato, le testimonianze restano il fulcro attorno al quale ricostruire gli eventi. Secondo le voci raccolte dagli inquirenti, dal Capitano al Pilota incaricato di guidare le operazioni di uscita dal porto, un dato è certo: i comandi della Jolly Nero non rispondevano a dovere. I motori verranno analizzati, come pure la catena di trasmissione della grande nave. Possibile che il comando di "avanti", non sia entrato? E che la lenta, ma inesorabile retromarcia non potesse essere fermata con il consueto "colpo" di elica in avanti? Sembra la strada più accreditata. Un guasto, un'esitazione dei comandi, che ha lasciato la Jolly Nero vittima della sua inerzia. Una forza incredibile, in grado di abbattere come in un grande domino la torre piloti del molo di Giano.

Le voci sulla rete: non si doveva costruire lì.
A pochi giorni dalla tragedia, in attesa degli inevitabili sviluppi delle indagini, le voci e i commenti si rincorrono. Gran parte degli utenti di internet che lasciano il loro commento sui social network o sui giornali online puntano il dito contro la scelta di costruire la torre di controllo direttamente sul bacino di evoluzione, senza alcuna banchina o struttura a proteggerla contro eventuali collisioni. "Il guasto tecnico, motori, comandi, invertitori, generatori ci può stare. Ma chi è che ha acconsentito la costruzione di un edificio cosi importante facendolo poggiare per metà sulla banchina e su pali di cemento in acqua? Più esposto di così!!!", scrive un utente. Un altro commentatore: "come è possibile che l'urto sulla banchina, che non deve essere stato affatto violento per la bassa velocità e per quanto confermato dalla scorticatura (non più di questo!) visibile sulla nave abbia fatto crollare così la torre? Le navi urtano spesso la banchina: niente di strano in questo. E' prevedivile. Come hanno costruito quella torre?"


Walter Milan