Trentino, gli esperti valutano i pericoli di un territorio trasformato

La Protezione Civile e la provincia stanno lavorando per prevenire il rischio valanghe, notevolmente aumentato dopo il maltempo di ottobre

Potenziali aree di distacco di valanghe per circa 4900 ettari, con circa 3950 aree di potenziale distacco. Di queste, 1250 sono considerate significative. Il pericolo aumenta per via delle pendenze e degli abbattimenti di alberi che ci sono stati a causa del maltempo. Un territorio trasformato da quanto accaduto negli ultimi giorni di ottobre, con nuove potenziali fonti di rischio valanghe che si sono aggiunte a quelle che già si conoscevano.

Se questa è la situazione del Trentino, dopo il maltempo e gli schianti avvenuti, si capisce perché il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, rivolgendosi ai presidenti delle Commissioni locali valanghe, abbia evidenziato quanto sia delicata e fondamentale la funzione di questi organismi. “L’esperienza che avete accumulato in anni di attività sul campo – ha avvisato il presidente – sarà particolarmente utile per tutta la comunità anche in questa fase. Sono certo che anche grazie alla vostra professionalità, che si somma a quella degli altri operatori del sistema trentino della Protezione civile, potremo affrontare i tempi e gli impegni che ci attendono continuando a dare sicurezza ai trentini”. Adesso, con il contributo degli esperti, ogni situazione di potenziale rischio dovrà essere verificata puntualmente, anche considerando le precipitazioni nevose che si verificheranno.

Convocato dal dirigente generale del Dipartimento Protezione Civile Stefano De Vigili per una verifica della situazione sul fronte delle valanghe a seguito degli schianti di alberi che si sono verificati, l’incontro di ieri aveva l’obiettivo di fare un quadro della situazione complessiva del Trentino e dare, prima che inizi a nevicare, indicazioni operative ai responsabili delle Commissioni locali valanghe su come affrontare la stagione invernale ormai alle porte. Le Commissioni saranno infatti impegnate a controllare ancora più puntualmente il territorio.

“I recenti eventi meteorologici – ha sottolineato l’ingegner De Vigili - hanno messo a dura prova il territorio e impegnato duramente il Dipartimento e non solo. Superate le fasi dell’emergenza, ci aspetta ancora molto lavoro da fare, con la collaborazione di tutti”.

Alberto Trenti, direttore di MeteoTrentino, ha ricordato come quello che si è abbattuto su questa regione, per quantità di precipitazioni e per intensità delle raffiche di vento, sia l’evento meteorologico più pesante degli ultimi 150 anni; mentre Alessandro Wolynski, direttore dell’Ufficio pianificazione, selvicoltura ed economia forestale, ha fornito le cifre sugli schianti: si stimano 2.800.000 metri cubi di alberi caduti, quando il prelievo annuale in tutto il Trentino è di circa 500.000 metri cubi. Le zone più colpite sono le valli di Fiemme e Fassa, ma anche Valsugana e Tesino, Primiero Alta Valsugana, pinetano, il territorio degli Altipiani. Fenomeni rilevanti si sono avuti anche a Folgaria, Terragnolo, in Val di Ledro, in Rendena e Giudicarie. Entro il mese di gennaio, ha ricordato, sarà completato un piano di intervento, che comprenda recuperi e ripristini, tenuto conto che un bosco si considera efficiente per la trattenuta della neve se ha un grado di copertura di almeno il 50%.

I nivologi della Provincia autonoma di Trento Marco Gadotti e Sergio Benigni hanno parlato delle nuove aree di distacco e delle situazioni di maggior rischio. All’incontro hanno partecipato anche Anselmo Cagnati, responsabile dell’Ufficio valanghe di Arabba, e Alberto Lucchetta, direttore del Dipartimento sicurezza del territorio dell’ARPA del Veneto.

red/gp

(Fonte: PAT)