lago Ginevra (foto: liceochiabrera.it)

Tsunami in un lago, possibile?
La storia dice "sì"

Uno studio dell'Università di Ginevra mette in luce le cause dell'onda anomala che nel 563 d.C. provocò centinaia di vittime nei villaggi sulla costa. Un rischio sottovaluto anche oggi

Onde anomale nei laghi. Villaggi a rischio tsunami, con ipotesi catastrofiche. Possibile? La storia ci dice di si. La mente corre al Vajont, di cui si è ricordato qualche giorno fa l'anniversario della tragedia, ma la storia più antica ci racconta di altri, gravi episodi di onde anomale che hanno riguardato i laghi europei.

Un articolo del Corriere della Sera, firmato da Carola Traverso Saibante, racconta gli studi di alcuni scienziati dell'Università di Ginevra: si sono lanciati in una complessa analisi dei rischi di tsunami nelle alle acque interne. Partendo da un episodio storico. Nel 563 d.C. una grande onda attraversò il lago di Ginevra, abbattendosi sulle coste. Spazzò via persone e villaggi, con centinaia di vittime. Da che cosa è stata provocata? Sono episodi in grado di ripetersi?
Il rischio c'è ed è sottovalutato, secondo la direttrice della ricerca, Katrina Kremer. "Le comunità che vivono in territori senza sbocco al mare, in regioni non affette da mega-terremoti, non sono tuttavia immuni dagli effetti distruttivi delle onde anomale" ha dichiarato la studiosa. "Il nostro lavoro vuole sensibilizzare le istituzioni e l'opinione pubblica sul rischio reale legato alle coste dei laghi circondati da rilievi. L'analisi approfondita dell'incidente del 500 porta a pensare che città come Ginevra e Losanna rimangano tutt'oggi vulnerabili, così come tutte le città a bordo lago o lungo i fiordi. Il rischio è sottostimato perché la maggior parte di persone semplicemente non sa che gli tsunami possono avvenire nei laghi".
L'episodio da cui è partita la ricerca è stato battezzato "di Tauredunum", dal nome della montagna oggi nota come Grammont, all'estremità orientale del lago di Ginevra. Che cosa accadde? Qualcosa apparentemente simile al disastro del Vajont. Una caduta di grandi massi, una frana, si abbatté sul fiume Rodano, poco prima dell'immissione del lago. Un vero e proprio muro d'acqua corse lungo la superficie per abbattersi con esiti catastrofici sulla città di Ginevra. I racconti dell'epoca, stilati da due vescovi, parlano di grandi distruzioni, con la città invasa da acqua e fango, con al suolo numerose vittime. Furono danneggiate anche le costruzioni più importanti, mulini e chiese.
Ma fu davvero solo la frana a causare l'onda? Secondo gli scienziati svizzeri non è così. L'équipe ha perlustrato le zone più profonde del lago con un radar ad alta risoluzione scoprendo un deposito lungo dieci chilometri, largo cinque e di cinque metri di spessore. Si tratta di depositi alluvionali, trasportati dalla corrente degli affluenti. Secondo lo studio della Kremer sarebbero proprio queste lunghe barriere nel lago le vere responsabili dell'onda anomala del 563 nel lago di Ginevra. I modelli matematici avrebbero dimostrato come il collasso di una di queste paratie subacquee sarebbe in grado di sollevare un'onda di 13 metri, che in circa 70 minuti dall'inizio dello smottamento arriverebbe a Ginevra con un'altezza di 8 metri. Sufficienti a radere al suolo gran parte della città. La frana allora potrebbe essere stata solo il fattore scatenante di un fenomeno più grande e complesso.
Lo studio è affascinante e sta sviluppando un dibattito approfondito all'interno della comunità scientifica. Le spiegazioni dell'onda anomala di 1500 anni fa possono essere diverse. Quel che è certo è che anche i laghi, con le loro acque apparentemente tranquille, possono essere una fonte di rischio. Anche se si tratta di eventi molto remoti. La sfida per gli scienziati è di avviare un'analisi completa sugli tsunami nei grandi laghi, per capire le strategie migliori per abbattere il rischio per le popolazioni.




red/wm