Fonte Croce Verde Adria

Ucraina, Alina e i suoi cari salvati al confine da Anpas

La Croce Verde di Adria ha viaggiato per tre giorni per aiutare una mamma a rivedere i suoi figli ed insieme a loro ha varcato il confine altre donne e bambini. Partita la raccolta fondi per ospitarli

Immaginate di essere una mamma arrivata in Italia qualche giorno prima che scoppiasse il conflitto in Ucraina convinta di tornare a breve a casa. E provate a pensare come si è sentita quando ha capito che era distante dalla sua famiglia proprio nel momento in cui i carri armati muovevano verso Kiev. La paura per i suoi figli, per il marito, la difficoltà di non poter stare accanto a loro e la possibilità di non poterli più rivedere. La fortuna di questa donna, che chiameremo Alina, è stata quella di trovarsi in una piccola comunità, quella di Adria, 20mila abitanti, in provincia di Rovigo. Un posto dove il passaparola della solidarietà corre veloce. La sua richiesta di aiuto nel giro di un giorno è quindi arrivata alla Croce Verde di Adria, associazione che fa parte di Anpas. "Siamo stati attivati il pomeriggio del venerdì 25 febbraio e siamo partiti sabato mattina. Abbiamo calcolato che non c'erano grandi rischi, che andava solo pianificata l'operazione, sapevamo di aver la struttura e la forza per affrontarla" racconta il vicepresidente vicario Anpas nazionale e vicepresidente della Croce Verde di Adria, Lamberto Cavallari.



La partenza
Quel sabato mattina alle 10 Alina e i volontari partiti con lei avevano di fronte 2600 chilometri sulla carta che poi si sono trasformati in 72 ore di viaggio effettive, tra soste in Ungheria prima del confine all'andata e una al ritorno. Un viaggio più lungo ancora per l'anima. "Mentre viaggiavamo ci siamo accorti che la situazione era già mutata rispetto alla sera prima: alle 7 di sera eravamo ancora a 100 km dalla frontiera per via dei vari check-point in avvicinamento. Un espediente dell'Ungheria per evitare che tutti si accalchino alla frontiera. Chi non è in regola non passa" racconta Cavallari. In mezzo la tensione ad ogni check-point, le chiamate di Alina al marito per sapere se avrebbero potuto riabbracciarsi, la sosta per dormire a Budapest e la sveglia alle sei per raggiungere Zàhony, località sul confine Est dell'Ungheria. Una prima notizia straziante: il marito di Alina non può lasciare il Paese, ha l'obbligo di prestare servizio militare.


Al confine in autostop
Una volta giunti al confine è iniziato un altro viaggio, quello di Alina in autostop verso la sua Ucraina, ai volontari, come a tutti i non ucraini, è stato negato l'accesso alla frontiera. A quel punto oltre ai figli Alina vuole aiutare anche parenti e amiche a scappare, i viaggi in autostop si moltiplicano: arrivano 7 bambini accolti subito dai volontari della Croce Verde, 5 mamme e una nonna. "Le operazioni sono andate avanti per più di due ore, i primi sono arrivati alle 4 di pomeriggio e gli ultimi alle sei e mezza. Una peripezia infinita" ricorda Cavallari. "Non eravamo sicuri di riportarli tutti di qua, la tensione si faceva sentire. Sono arrivati alla spicciolata, l'ultima arrivata è stata proprio Alina che quindi ha chiuso il cerchio" continua il vicepresidente della Croce Verde di Adria. La prima emozione per volontari e adulti è stata di gioia. Ma in un secondo momento, racconta Cavallari: “C'è stato un contrasto tra la felicità che ho vissuto per le mamme che hanno portato in salvo i loro figli e lo sguardo triste dei bambini che volevano tornare a casa. Soprattutto uno dei bambini più grandi diceva spesso di voler tornare a casa dal papà”. 


Nuova vita ad Adria
Ora che il cerchio si è chiuso, dopo il viaggio di ritorno, mamme e figli sono stati sistemati ad Adria alcuni in casa con una famiglia e altri in un albergo. Ma l'impegno della Croce Verde non si ferma. “Stiamo cercando di organizzare la loro permanenza e di avviare dei progetti di integrazione. Ora vogliamo tenere viva questa catena della solidarietà per il tempo in cui staranno a vivere qui. Poi speriamo che possano tornare presto a casa loro” spiegano dall'associazione. Certo, bisogna capire anche che succederà con i permessi, ma in Croce Verde stanno arrivando vestiti e generi di prima necessità ed è stato abbiamo attivato un numero per la raccolta fondi (IBAN: IT18Z0898263120000001005290 per info chiamare 334/9990310). L'obiettivo è affittare una casa per tutti gli ospiti. 

Claudia Balbi