Foto: droni.news

Una squadra di droni per la ricerca di persone disperse

Il progetto (ambizioso) è triennale. L’obiettivo? Formare volontari di protezione civile per facilitare la ricerca di persone disperse in condizioni operative avverse. E’ questo il frutto dell’accordo che coinvolge Associazione nazionale alpini, Università di Genova e il comitato provinciale della Croce Rossa di Savona

Comunemente li chiamiamo droni. Ma la definizione tecnica è Uav (unmanned aerial vehicles). Nella traduzione italiana l’acronimo cambia in Apr, ovvero “aeromobili a pilotaggio remoto”. Qualunque sia il suo nome - anche se noi, alla fine, continueremo a chiamarli semplicemente droni - ciò che conta è sapere che esiste una squadra formata da questi aeromobili il cui obiettivo è la ricerca di persone disperse in condizioni operative avverse.
Tutto questo è frutto di un accordo sottoscritto più di un anno fa dall’Ana (Associazione nazionale alpini) - Protezione civile e da Dibris (Dipartimento di informatica, bioingegneria, robotica e ingegneria dei sistemi) dell’Università degli Studi di Genova. A loro si è aggiunto anche il comitato provinciale di Savona della Croce Rossa.
Inizia così la sperimentazione sul campo del progetto “Squadra droni Ana-Protezione Civile” (composta da due micro-droni  e un mini-drone master), iniziato con la formazione di un primo nucleo di volontari di protezione civile destinati a diventare piloti di droni. Poi sono stati studiati gli scenari operativi e definiti i piani di lavoro dettagliati per la fase di sperimentazione.
Il progetto ha una durata triennale e prevede la prototipazione di droni specifici per i diversi scenari (disgaggio frane, monitoraggio esondazioni, ricerca dispersi in territorio boschivo) e la definizione delle relative procedure operative. Il prossimo anno sarà invece dedicato alla formazione specialistica di gruppi volontari verso le professionalità necessarie (piloti, esploratori, operatori video, capi-squadra).
“Il progetto è molto ambizioso, ma in via di realizzazione” spiega Gianni Vercelli (Dibris). “Ormai siamo passati da una fase di formazione e studio a una fase di sperimentazione e quasi operatività. Lo scopo finale - aggiunge - è quello di dotare ogni sezione Ana operante in zone a rischio di una squadra in cui ci sia almeno uno dei volontari specializzati nel pilotaggio droni e un operatore specializzato in ricerca dispersi”.
Nel 2016 saranno attivate le sezioni Ana del primo raggruppamento (Liguria, Piemonte, Valle D’Aosta e Francia). Se ci saranno altri finanziamenti, il progetto sarà esteso a tutti i raggruppamenti nazionali.

red/gt