Valanga simulata: l'addestramento del CNSAS Lazio

Il Soccorso Alpino e Speleologico Lazio ha organizzato la simulazione di una grande valanga sui pendii di Monte Livata, nei Simbruini

Ci sono tanti uomini vestiti di rosso, che corrono, sci ai piedi, verso la cima della montagna innevata. Altri, più in basso, tirano veloci una toboga. E' una slitta eschimese, rivisitata in chiave moderna per il trasporto dei feriti sulla neve.
Guadagnano terreno velocemente. In pochi minuti sono sul fronte della valanga. Il gruppo si compatta, le voci si fermano. "Ricerca vista e udito", grida chi dirige le operazioni. Il gruppo di apre a ventaglio e gli sci pattinano rapidi alla ricerca di tracce dei dispersi sulla neve tormentata dalla valanga.

Siamo a Monte Livata, cima dei laziali Monti Simbruini, dove il CNSAS, Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico domenica 24 marzo ha organizzato una simulazione d'intervento in valanga. In gergo "un simulato". E' una prova inserita nel costante iter formativo dei tecnici del CNSAS. Nessuna emergenza, ci si addestra con una simulazione, per affrontare le situazioni reali con ancora maggiore efficienza. A dare supporto logistico ci sono anche gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, che con il CNSAS Lazio hanno da tempo avviato una proficua collaborazione.
La ricerca "vista e udito" ha permesso di trovare mezzo conficcato nella neve un bastoncino da sci. Intanto a poca distanza dalla valanga un figurante, simulando di essere ferito avverte: "eravamo in quattro. Tre miei amici sono rimasti sotto la neve!". Partono ricerche più approfondite. I tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico estraggono ognuno il proprio ARTVA, l'apparecchiatura elettronica "angelo custode" degli sci alpinisti: è un ricetrasmettitore che in modalità standby invia un impulso radio temporizzato. Commutato in ricerca permette di individuare, se ben addestrati, un sepolto in pochi minuti.
Il simulato prosegue al ritmo dei ‘bip bip' degli ARTVA ed è così che viene individuata la posizione di due sepolti. Chi ha finalizzato la ricerca, usando anche una lunga sonda, alza il braccio e intervengono gli "spalatori". Con le pale eliminano a tutta velocità la neve. Si arriva al primo corpo, in questo caso un manichino immobile. Interviene il medico del CNSAS: "vie aeree, libere?", chiede. Poi inizia a praticare il massaggio cardiaco. La seconda sagoma sarà disseppellita a qualche metro di distanza. All'appello manca però un altro disperso. "Non aveva l'ARTVA", fa sapere il compagno ferito. Il Soccorso Alpino inizia allora una battuta a tappeto, una ricerca a squadre. Spalla a spalla si sonda con sistematicità tutto il fronte della valanga, scandagliando e bonificando tutte le aree. E' proprio nei pressi del reperto, a qualche metro dal il bastoncino trovato all'arrivo, che è sepolto il terzo manichino.
Sotto la neve non c'è più nessuno. Gli uomini del CNSAS allestiscono allora una serie di ancoraggi lungo il pendio, per trasportare a valle i feriti sul toboga, che raggiunge il piano dopo una lunga serie di calate di corda.
Sono le 12.00, la simulazione si conclude con l'arrivo di soccorritori e "soccorsi" al grande parcheggio di Monte Livata, a poca distanza dagli impianti sciistici.

"Queste sono giornate particolarmente importanti - dicono i soccorritori del SASL, il Soccorso alpino del Lazio -. E' solo simulando le situazioni di emergenza più complesse che le affrontiamo al meglio quando si verificano realmente".
I tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico non rinunciano a un consiglio per i tanti appassionati di montagna invernale: "se affrontate percorsi al di fuori di piste e aree protette, portate sempre con voi ARTVA, pala e sonda. E' un accortezza che non serve solo a chi pratica scialpinismo, ma a tutti. Con un buon addestramento permette l'autosoccorso fra compagni e aumenta molto le possibilità che una valanga non si trasformi in tragedia".


red/wm