Fonte sito Unipadova

Veneto: presentato un modello per la previsione delle piene

Lo schema di calcolo delle piene è in continua evoluzione e consentirebbe di capire se, quando e dove esonderanno i fiumi. L'incertezza maggiore è data dall'attendibilità delle previsioni meteo

La Regione Veneto è l'unica in Italia e in Europa ad aver elaborato un modello di calcolo che permette di definire i livelli idrometrici, e quindi il livello delle acque nei fiumi, partendo dalle previsioni meteorologiche. In pratica, un sistema che partendo dalle previsioni è in grado di dire se, quando e dove i fiumi potranno esondare. Lo hanno annunciato oggi a palazzo Balbi l'assessore regionale all'Ambiente, la Difesa del suolo e la Protezione civile Gianpaolo Bottacin, e il geologo Luigi D'Alpaos

Il sistema di calcolo "si basa sul modello idrologico per la previsione delle precipitazioni e un modello di propagazione delle piene", spiega D'Alpaos. "I codici di calcolo sono stati realizzati dai ricercatori dell'Università di Padova, quindi si può intervenire per migliorarli. Non è uno schema di calcolo fermo, si evolve". Ma l'importante è che "vi si può fare affidamento concreto per prendere decisioni, che non sono più basate solo sull'esperienza degli operatori ma anche su schemi di calcolo che le rendono oggettive". 

Al momento il sistema è applicato sui bacini del Piave, del Brenta Bacchiglione e del Moson dei Sassi, ma l'idea è di estenderlo "a tutti i corsi d'acqua del Veneto", afferma Bottacin. Del resto "l'estensione ad un altro sistema idrografico è banale, richiede solo tempo per la digitalizzazione delle informazioni necessarie", chiarisce D'Alpaos. Lo strumento è stato realizzato da un gruppo di ricercatori dedicato dell'Università di Padova, grazie ad un finanziamento di 150.000 euro l'anno erogato dalla Regione Veneto a partire dal 2013. È utile anche in fase di pianificazione, non solo in emergenza", aggiunge D'Alpaos. E non si tratta di un dettaglio perché "molti dei problemi che ci sono oggi derivano da scelte sbagliate fatte in passato, che sono dovute anche all'utilizzo di strumenti inadeguati". L'incertezza maggiore, al momento, è dovuta alle previsioni meteorologiche, su cui poi i modelli di calcolo si basano. Oggi "la previsione è attendibile a partire da 72 ore prima del fenomeno" e poi "avvicinandosi all'evento c'è una fase di interazione tra il dato previsto e il dato osservato, con una continua correzione", conclude il geologo. 

Red/cb
(Fonte: Dire)