Vietati agli scout i pantaloni corti in montagna. Ma è una bufala

La notizia, apparsa sul Corriere del Veneto, è stata smentita dal Soccorso Alpino e dal CAI

La notizia l'ha data il Corriere della Sera, nel suo dorso locale del Veneto. "Scout in montagna, no a pantaloni corti e zaini troppo pesanti", il titolo dell'articolo. Alpinisti, escursionisti si sono letti d'un fiato il pezzo, tirando un sospiro di sollievo al pensiero di non incontrare più comitive scout a passeggio d'inverno per gli alpeggi vestiti come in una calda giornata primaverile. Stesso pensiero, con un doppio sospiro di sollievo, per i soccorritori del Soccorso Alpino, chiamati ufficialmente in causa nell'articolo come parte di un accordo firmato dal CAI (Club Alpino italiano) e CNSAS (Soccorso alpino e Speleologico) con i gruppi scout per redigere un protocollo per dire "stop agli zaini troppo pesanti e ai pantaloncini corti d'inverno per i boy scout".

Peccato che sia tutta una bufala: non c'è nessun accordo su questo e né il CAI, né tantomeno il Soccorso Alpino e Speleologico "si sono messi al lavoro per redigere un protocollo che prevede tre schede: una per la pianificazione dell'escursione, un'altra sull'emergenza da gestire e un'ultima sull'equipaggiamento. Tre documenti che vanno perfezionati e che formeranno un protocollo rivolto a tutti i gruppi scout, per correggere gli errori classici". A smentire ogni ipotesi di documento o accordo riguardante gli scout è un comunicato congiunto a firma del Soccorso Alpino delle Dolomiti Bellunesi, del CAI e del Collegio Guide alpine del Veneto, diramato alla stampa la mattina di venerdì primo marzo.

Forse un fraintendimento, forse un eccesso di fantasia ha trasformato il comune pensiero al vedere i gruppi scout in pantaloni corti d'inverno - "ma dove vanno 'sti matti? Non hanno freddo?" - in una realtà protocollata e codificata, che obbliga tutti i sodali dei gruppi fondati da Baden Powell a portare lunghi pantaloni blu a coste di velluto.

Il protocollo-bufala prevedeva anche norme severissime per quanto riguarda gli zaini scout: impensabile che si aggirino per le montagne ragazzi con zaini di 25 chili, scrive perentoria la giornalista supportata dalle dichiarazioni (dichiarazioni ?) del delegato del CNSAS di Belluno.

Gli scout, parte in causa, la prendono sul ridere. "I pantaloni corti vengono usati a discrezione dei capireparto, ben conditi da giacche a vento e maglioni pesanti. - dice Paolo Garcea, capo scout di lunga data dall'Agesci del Veneto. - Li usiamo quando facciamo attività fisica sostenuta... un po' come i giocatori di calcio quando scendono in campo. E' ovvio che nel momento in cui si va in montagna con la neve, ci attrezziamo con l'abbigliamento tecnico che esula dall'uniforme". Garcea puntualizza anche l'aspetto degli zaini particolarmente pesanti, citati nell'articolo. "E' un problema reale e stiamo lavorando per rendere più snelle le attrezzature, ma parliamo pur sempre di zaini che spesso devono contenere il necessario per più giorni di bivacco. Non è facile scendere sotto certi pesi, e allora calibriamo le nostre marce su questo riferimento".

Su una possibile collaborazione e sull'inizio di un dialogo con il Soccorso Alpino, Paolo Garcea apre ogni porta: "ben venga ogni scambio d'idee e suggerimenti. Il confronto con i professionisti della montagna può essere un'occasione preziosa migliorare la sicurezza di tutti".

L'articolo del Corriere del Veneto termina con una lunga lista di incidenti in montagna che hanno visto protagonisti i gruppi scout. Ma anche qui una smentita è doverosa. Il numero di soccorsi agli scout rientra pienamente nelle statistiche dei frequentatori della montagna.

L'ultima parola sulla vicenda avrebbe potuto dirla proprio Baden Powell, il fondatore dello scoutismo, che soleva ripetere: "Desideriamo far andare avanti i nostri ragazzi con una gioiosa autoeducazione che venga da dentro e non con l'imposizione di un' istruzione formale dal di fuori".


Walter Milan