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Violenza sulle donne: post lockdown tornano le telefonate ai centri antiviolenza

Virus e violenza sulle donne. Cosa è cambiato con la fine del lockdown? Lo abbiamo chiesto alla vicepresidente e operatrice della casa delle donne per non subire violenza di Bologna, Elsa Antonioni

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I telefoni squillano di nuovo e sono arrivati i dispositivi sanitari per il coronavirus. Alla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna sono queste le grandi novità dopo la fase di lockdown. In quel periodo di chiusura totale avevamo intervistato l'associazione che ci riferì del netto calo di telefonate da parte delle donne, che costrette in casa, non avevano più nemmeno la libertà di chiedere aiuto. Le chiamate al numero della Casa delle donne si erano ridotte a 1 al giorno dalle 2 o 3 solite. Un altro dato certo era che al calo delle chiamate non era corrisposto un calo delle violenze. Anzi la quantità di violenze domestiche era aumentata complice la fase di isolamento forzato.

Oggi la fase di lockdown è finita, resta l'emergenza sanitaria, quali sono le caratteristiche di questo periodo?
“Oggi riceviamo dalle 2 alle 5 telefonate al giorno e poi quello che è cambiato è che facciamo molti colloqui telefonici di percorso che prima erano quasi tutti dal vivo. Quindi abbiamo affinato la tecnica telefonica. Le telefonate quando sono ricominciate erano soprattutto post-emergenziali, ovvero di donne che erano già andate alla polizia o che si erano già allontanate dall'uomo" racconta Elsa Antonioni, vicepresidente della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna e da vent'anni operatrice d'accoglienza. “Più o meno tutti i centri antiviolenza dell'Emilia- Romagna hanno notato questa cosa - continua Antonioni riportando quanto emerso da una recente riunione regionale delle case antiviolenza sulle donne – cioè che dopo un calo immediato di chiamate c'è stata la ripresa delle telefonate e che si lavora più col telefono in situazioni di emergenza già avviate”.

Sono ripartiti gli incontri in sede o avete optato per altre scelte?
Proseguono anche gli incontri di persona ma il contatto telefonico è aumentato soprattutto per gli aggiornamenti perché sono aumentate le situazioni che richiedono delle azioni di percorso (allontanamento, già allontanate) in questi mesi di emergenza. Questo perché i servizi sono stati meno accessibili e le donne dovevano aspettare di essere chiamate dopo una fase di emergenza e quindi i tempi si allungavano. In concomitanza anche i tribunali si sono bloccati”.

Come si gestisce in questa fase l'ingresso nelle case rifugio?
“Per quanto riguarda la questione delle case rifugio, con il virus il problema si è ingrandito perché le donne sole o con figli dovevano fare la quarantena prima di poter entrarci. Noi abbiamo una stanza per la quarantena da 3 posti – spiega Antonioni – che ovviamente può ospitare una donna alla volta. Durante il lockdown quindi è stato usato anche un albergo per l'isolamento di queste persone. Ora invece grazie al fatto che i tamponi sono più accessibili e i tempi si sono accorciati la quarantena dura di meno l'iter è più rapido.
Ad oggi la Casa delle donne accoglie donne con figli o senza che abbiano fatto un tampone risultato negativo due giorni prima, se non lo fanno allora vengono messe nella stanza della quarantena in attesa di farlo e di vedere il risultato. Altra novità: i presidi sanitari oggi ci sono, sono arrivati i dispositivi che all'inizio scarseggiavano o erano inadeguati o li abbiamo comprati noi. Oggi abbiamo il termometro, le mascherine e i disinfettanti”.

Claudia Balbi