Fonte Cisom - Corpo italiano di soccorso dell'Ordine di Malta

Volontari Cisom, da un mese al lavoro per contrastare il coronavirus

Le squadre di soccorso dell'Ordine di Malta eseguono screening 24 ore su 24 in 14 aeroporti italiani, gestiscono le tende pre triage in alcune regioni e da poco hanno iniziato a controllare anche i passeggeri dei traghetti

Chi ha viaggiato in questi giorni in aereo li avrà probabilmente incontrati nell'area arrivi degli aeroporti. Sono i volontari del Cisom – Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta, ovvero soccorritori, medici e infermieri che operano per fronteggiare l'emergenza del nuovo coronavirus. 
La loro squadra composta in totale da 290 persone ruota su turni di circa 38 volontari al giorno garantendo una copertura 24 ore su 24 in 14 aeroporti: Milano Malpensa, Milano Linate,  Bologna, Firenze, Pisa, Ciampino, Bari, Brindisi, Catania, Venezia, Treviso, Verona, Torino, Pescara. E proprio in questi giorni, dopo un mese dall’attivazione, avvenuta lo scorso 5 febbraio, la gestione delle attività gli ha permesso di superare le 1000 giornate uomo. I viaggiatori vengono accolti dai volontari del Cisom nel momento del passaggio al gate e qui eseguono lo screening. 

Abbiamo chiesto a Giacomo Longo, Responsabile Sanitario Nazionale del Cisom, come sono stati preparati i volontari per affrontare praticamente l'emergenza. «È stato costituito un vademecum interno sul comportamento e l'utilizzo degli adeguati dpi (dispositivi di protezione individuale), contenente raccomandazioni forti circa la modalità di approccio ai pazienti. Abbiamo dato la disposizione di approcciarsi a una distanza di un metro e ottanta per i controlli, di usare mascherina e visiera e per la misurazione della temperatura corporea, in quegli aeroporti che ne erano dotati, di utilizzare il termo-laser». La gente, racconta Longo, «accoglie positivamente la nostra presenza, nessuno ha mai manifestato segni di preoccupazione, anzi l'hanno visto come una cosa positiva per evitare che il contagio si diffondesse. Non ci sono persone che si rifiutano di fare il controllo anzi anche i bambini, accompagnati dai genitori che hanno fatto lo screeening lo hanno vissuto come un gioco».

Nel caso dopo lo screening il paziente risultasse avere febbre, sintomi ricollegabili al nuovo Coronavirus e provenisse da un'area sospetta, entra in gioco un nuovo protocollo: il sospetto contagiato viene inviato, attraverso un percorso particolare dell'aeroporto, in una stanza isolata, dove all'interno un operatore sanitario con tutti i dpi (calzari, tuta, cuffia etc.) continua l'analisi sulla persona e se ritiene esegue il tampone

Oltre all'attività in aeroporto i volontari Cisom operano anche a livello regionale: «Ultimamente abbiamo allestito delle squadre territoriali in Toscana, Umbria e Calabria dove sono state montate delle tende davanti ai pronto soccorso dove viene fatto il primo triage».  Lo scopo del pre-triage è di regolare l'afflusso dei pazienti negli ospedali, dare una corretta informazione sui dispositivi da usare (le persone non entrano se non hanno la mascherina e i guanti) dopo di che se un paziente risultasse positivo, i volontari collaborano al trasporto all'interno dell'ospedale. 

All'interno della tenda ci sono medici del Cisom che nel pre-triage fanno le valutazioni iniziali di temperatura corporea e parametri vitali. Nei casi sospetti si procede con il tampone e se sono sintomatici vengono accompagnati con percorso apposito in strutture dove possono attendere l'esito del tampone. «Tutti i pazienti che accusano sintomi e ritengono di aver avuto contatto con un caso sospetto devono recarsi nel pre-triage e seguire il percorso. - spiega Longo che raccomanda - L'ideale sarebbe che prima di fare l'accesso al pre-triage i pazienti chiamassero i numeri regionali di riferimento per l' “emergenza Coronavirus” o quello nazionale il 1500». Oltre a questa attività, una decina di giorni fa, una squadra sanitaria del Cisom è stata richiesta al Porto di Genova per  per la rilevazione delle temperature al terminal dei traghetti Tirrenia. 

Claudia Balbi