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WikiProcessi: uno strumento per migliorare la comprensione del sistema di protezione civile

WikiProcessi, piattaforma del Dipartimento della Protezione Civile sviluppata e gestita da Fondazione CIMA, unisce analisi giuridica e dati sistematizzati, funzionando da archivio ma anche da strumento di ricerca

Quando avviene un disastro che richiede l'intervento della Protezione Civile, si innesta una catena di decisioni – decisioni che portano a responsabilità, da gestire prima, durante e dopo un evento. Su questo terreno complesso si colloca WikiProcessi, la piattaforma del Dipartimento della Protezione Civile sviluppata e gestita da Fondazione CIMA, che unisce analisi giuridica, dati sistematizzati e lettura tecnico-scientifica degli eventi, attraverso un linguaggio semplice.

Nata come osservatorio sui procedimenti e le sentenze degli operatori di protezione civile, WikiProcessi raccoglie oggi circa 190 procedimenti penali, organizzati in schede che integrano atti processuali, sentenze, perizie, articoli giornalistici e dottrinali e analisi sulla fisica degli eventi naturali. La piattaforma si struttura non solo come un archivio, ma come strumento di ricerca, che consente di individuare tendenze e migliorare la comprensione del sistema di protezione civile. “WikiProcessi rappresenta un’infrastruttura di conoscenza unica nel suo genere: ci permette di leggere i disastri non solo come eventi fisici, ma come processi complessi in cui responsabilità, strumenti e decisioni si intrecciano”, ha commentato Marco Altamura, Direttore di Programma di Fondazione CIMA.

Tra dati, tendenze e responsabilità
Il report 2025 di WikiProcessi restituisce alcune evidenze chiave. Tra i soggetti maggiormente coinvolti nei procedimenti emergono figure istituzionali e tecniche, con una presenza significativa dei sindaci. L’analisi dei capi d’imputazione mostra una ricorrenza di reati legati a disastro colposo, omicidio colposo, omissione di atti d’ufficio e falso. In questo contesto, la gestione del rischio e dell’emergenza assume un ruolo centrale. A fronte di un numero elevato di casi, però, le condanne rappresentano meno del 7% dei casi. “Questo dato non va letto come una riduzione della responsabilità, ma come un indicatore della complessità del sistema: l’accertamento della responsabilità penale richiede condizioni precise, legate all’individuazione di obblighi concreti di agire”, sottolinea Francesca Munerol, ricercatrice di Fondazione CIMA. La responsabilità si distribuisce lungo tutto il ciclo del rischio, dalla prevenzione alla risposta, passando dall’ambito pianificatorio, soprattutto negli ultimi anni.

Le nuove direzioni e la crisi climatica
La giurisprudenza continua a evolversi in questa materia, come mostrano alcuni casi emblematici del 2025 approfonditi dal report. Le decisioni, gli strumenti adottati e le azioni rimangono strettamente connessi. Un sistema funziona innanzitutto grazie alla disponibilità di strumenti adeguati, alla chiarezza dei ruoli e alla capacità di coordinamento tra livelli istituzionali. I procedimenti più recenti mostrano invece un’evoluzione nell’approccio investigativo e giudiziario, che è più orientato all’integrazione di competenze tecnico-scientifiche nella ricostruzione dei fatti.

Il report presenta anche uno scenario più ampio, includendo il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia sui doveri degli Stati rispetto al cambiamento climatico. Questo passaggio segna un’evoluzione significativa: la responsabilità non riguarderà più solo la gestione dell’emergenza, ma anche la capacità di prevenire e adattarsi agli impatti climatici attraverso politiche e strumenti adeguati. “Quello che emerge è un cambio di prospettiva: la responsabilità si sposta sempre più verso la capacità di anticipare il rischio e integrare il clima nelle decisioni”, ha osservato Margherita Andreaggi, ricercatrice di Fondazione CIMA.

red/gp

(Fondazione Cima)