WWF e FAI: "Terra Rubata",
cemento per 75 ettari al dì

Lo si sa ormai che distruggere la natura a favore di colate di cemento è devastante per il territorio, per l'assetto stesso della terra, per il contenimento del rischio di calamità naturali, per l'inquinamento, per la flora e la fauna, e per tanti altri motivi. Ma si continua a cementificare, e il prospetto per i prossimi 20 anni fa paura.

È di inizio mese la notizia relativa alla presentazione del Dossier "Terra Rubata - Viaggio nell'Italia che scompare" tracciato da WWF Italia e FAI (Fondo Ambientale Italiano) sul consumo del suolo in Italia.

Secondo il Dossier, nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di circa 600.000 ettari, pari ad una conversione urbana di 75 ettari al giorno (un ettaro è pari a 10.000 metri quadrati).
Ciò significa che le lobby di cemento e mattone mangeranno in media 75 ettari di terreni e paesaggi naturali al giorno.

La stima, emerge da un'indagine condotta su 11 regioni italiane secondo cui l'area urbana in Italia negli ultimi 50 anni si è moltiplicata di 3,5 volte ed è aumentata, dagli anni '50 ai primi anni del 2000, di quasi 600mila ettari. È come se in cinquant'anni la superficie di aree costruite a discapito di aree verdi si sia espansa in maniera equiparabile all'intera regione del Friuli Venezia Giulia. Questa equivalenza risulta da un progetto di ricerca promosso dall'Università degli Studi dell'Aquila in collaborazione con il WWF Italia, l'Università Bocconi, l'Osservatorio per la Biodiversità, il Paesaggio Rurale e il Progetto sostenibile della Regione Umbria.

Nella distruzione della natura in favore del cemento vanno considerate sia le opere pubbliche e i progetti approvati e concessi, sia l'abusivismo edilizio, che, si sa, in Italia è piuttosto sviluppato e condonato.
Ma non solo la "semplice" attività di costruzione edilizia devasta il territorio, bensì tutto ciò che le gira attorno: per produrre cemento si deve scavare terra, quindi mutilare un territorio, ma molto viene poi sottratto dalla terra stessa per essere riutilizzato come ornamento nella costruzione. Tutto ciò e tanto altro è stato preso in considerazione da WWF e FAI nella stesura del Dossier (qui il link per chi volesse leggerlo integralmente).


Il risultato della corsa alle costruzioni è un territorio meno presidiato e più fragile: in Italia circa il 70% dei Comuni è interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6439 vittime tra morti, feriti e dispersi.
Inoltre sappiamo perfettamente che spesso si tende a costruire, per concessione edilizia o abusivamente, in zone riconosciute a rischio idrogeologico provocando poi un concorso di causa in quelle calamità naturali che ci toccano e ci hanno toccato anche recentemente: basti pensare alle alluvioni di ottobre 2011 in Liguria e Lunigiana.

Il Dossier si conclude con una road map per fermare il consumo del suolo che propone tra le tante cose anche una "pianificazione paesaggistica capace di individuare un confine dell'edificato urbano oltre il quale dovrebbe essere vietato costruire per finalità residenziali o imprenditoriali", ciò dovrebbe consentire di contenere e circoscrivere quell'edilizia che mangia soprattutto le aree agricole.
Una delle altre proposte portate avanti dalle due associazioni è l'imposizione di una moratoria (ossia una sospensione) sul nuovo edificato: dare dunque uno stop al processo di cemento nuovo su cemento nuovo, per cercare magari di rendere più utilizzabile il vecchio.
A tal proposito citiamo la puntata di "Presa Diretta"del 12 febbraio 2012 intitolata "Cemento" che ha denunciato la distruzione di 50.000 ettari di suolo all'anno per la costruzione di nuovi edifici e ha mostrato ai telespettatori diverse zone già costruite che sono state però lasciate vuote, ad esempio a Milano è stato costruito un complesso di 5 grattacieli ad oggi totalmente inutilizzati, e teoricamente utilizzabilissimi.


La road map poi propone una lotta all'abusivismo edilizio, una tutela attiva di fiumi e coste e altre proposte per cercare di salvaguardare e proteggere la nostra natura da una inutile e distruttiva espansione smisurata del cemento.


Sarah Murru