fonte sito WWF Italia

WWF e fondazione Cima collaborano per proteggere le balene del Mediterraneo

Il protocollo d’intesa prevede il sostegno reciproco dei programmi per la tutela del Mediterraneo e per la sostenibilità di attività come il whale watching e il traffico marittimo

Domenica 16 febbraio è la giornata mondiale delle balene. “La priorità è celebrare e proteggere questi giganti del mare che vivono in quelle zone, ancora minacciate da inquinamento da plastica, acustico e traffico marittimo", spiega il WWF annunciando una collaborazione con la fondazione Cima. Il protocollo d’intesa prevede il sostegno reciproco dei programmi per la tutela del Mediterraneo e per la sostenibilità di attività come whale watching e traffico marittimo.

Il santuario di Pelagos è una delle aree marine più importanti del Mediterraneo: più di 87mila chilometri tra Francia, Italia e Principato di Monaco. In vigore dal 2002, nelle sue acque vivono balenottere comuni, capodogli, globicefali, delfini, tursiopi, stenelle e lo zifio. "Importante quindi non solo promuovere l'interesse per la biodiversità marina in generale, ma garantire che vengano rispettate le regole per non creare disturbo agli animali durante l'osservazione”, continua l’associazione per la difesa dell’ambiente e delle specie a rischio. 

Infatti, al centro del protocollo c’è la pratica del whale watching. In particolare, non esiste un regime legislativo che regolamenti questo tipo di attività. "Può essere praticata in diversi modi: escursioni giornaliere su motonavi o in gommone e anche settimane vacanza in barca a vela. È difficile dare dei numeri sulla quantità di partecipanti”, spiega la ricercatrice dell'ambito Ecosistemi Marini della Fondazione Cima, Aurélie Moulins

Per questo motivo è nato il marchio “high quality whale watching”, realizzato da fondazione Cima in collaborazione con il segretariato Pelagos. Si tratta di un progetto lanciato nel 2011 che coinvolge le società di osservazione delle balene che operano all’interno del santuario. In particolare, l’obiettivo è quello di realizzare una serie di regole comuni per la raccolta dei dati sulle imbarcazioni e la ricerca di esemplari all’interno dell’ecosistema marino del mediterraneo. 

Allo stesso tempo, le stesse informazioni verranno inserite in un database, realizzato con l’obiettivo di formare gli operatori stessi. In questo modo saranno in grado di trasmettere quella consapevolezza ai turisti, spingendoli a non disturbare gli animali. Per quanto riguarda l’Italia, il whale watching è nato in Liguria all’inizio degli anni ‘90. Negli ultimi anni, la sua diffusione ha interessato praticamente tutte le regioni italiane che si affacciano sul mare, incluse alcune realtà presenti in Adriatico. 

"La collaborazione con Fondazione Cima - sottolinea il presidente del Wwf Italia, Donatella Bianchi - potenzierà le nostre attività sulla difesa del mare”. In particolare, l’associazione ha avviato un programma dedicato al monitoraggio dei cetacei. Pronta a salpare nei prossimi mesi, l’imbarcazione “le vele dei Panda” raccoglierà dati attraverso analisi dei dati visivi e acustici. Le due associazioni collaborano anche per ridurre il rischio di collisione tra le grandi navi e i cetacei. In particolare, cima vuole identificare le zone ad alto rischio, dove le rotte di navigazione passano anche per gli hotspot in cui vivono balenottere e capodogli.

Red/Mt
(Fonte: Ansa, Wwf, Fondazione Cima)