Fonte: Wikipedia

Di "acque sanguigne" e "fate morgane"

Prende il via la nuova rubrica “Calamitates”: una carrellata di eventi catastrofici avvenuti nel corso dei secoli nell'Italia del Nord. Storie, cronache e aneddoti raccolti dalla penna del geologo Furio Dutto

Premessa 
Ho passato un bel pezzo della mia vita ad accumulare notizie sugli eventi catastrofici nell’Italia del nord. Mi è venuta voglia di condividere per ora almeno in “pillole” alcuni eventi che hanno caratterizzato la storia di quelle terre e delle genti che nei secoli le hanno abitate. Dico nei secoli poiché le notizie che ho raccolto risalgono a oltre 2000 anni fa ed ormai popolano file giganteschi archiviati qua e là. Farò una sintesi forse prima o poi ma per ora almeno alcuni stralci di questa impresa possono essere messi a disposizione di tutti. Sono un catastrofista? No di certo, ma sono convinto che il non ricordare, non conoscere, sia come perdere qualcosa; la nostra memoria collettiva funziona in modo conservativo spingendoci a dimenticare. 
Uno degli aspetti curiosi è cercare di entrare nei panni delle persone descritte dai cronisti, che raccontano una vita quotidiana così remota che immaginarla è un gioco che arricchisce le crude notizie dando a queste una prospettiva non solo documentale sugli eventi estremi, che tanto tengono oggi le prime pagine dei media, ma anche una dimensione di microstoria affascinante. Pensare alle persone di allora, alla loro vita quotidiana, ai loro affetti, ai loro problemi, cercare di immedesimarsi pensando alle sofferenze della persone di oggi colpite da analoghe sventure è spero un modo per riflettere anche sulla natura umana, sulla nostra fragilità così costante nel tempo pur in condizioni socioeconomiche così differenti. Tolto il contesto in cui viviamo non c’è differenza né di tempo, razze e collocazioni geografiche. La sofferenza è universale solo come la più fugace felicità. Buona lettura.



Primo episodio

La più antica testimonianza di una piena del Po di cui abbiamo notizia risale al 204 a.C., Tito Livio nelle sue “Historiae” narra di una grande inondazione dei fiumi. Gran parte della pianura almeno nella porzione lombarda ed emiliana, allora costellata di zone paludose, fu ricoperta dalle acque probabilmente per molti mesi, e l’autore riporta come il Mincio avesse "acque sanguigne" e di una "fata morgana" che si manifestò ad Adria. I fatti naturali, come vedremo anche in seguito in altre numerose occasioni, sono spesso collegati ad eventi strani, magici, al di fuori del reale, come “premonitori” o “ammonitori” per gli uomini che allora mischiavano credenze, religione e superstizione agli elementi naturali che erano percepiti come fatti soprannaturali, per i quali non c’era nessun bisogno di cercare una spiegazione razionale del tipo “piove per più giorni quindi fiumi in piena” ma il castigo divino per colpe da espiare o nemici da punire era la spiegazione più corrente. Circa le "fate morgane", se curiosi, può essere consultato un testo del domenicano Antonio Minasi che nella seconda metà del Settecento scrisse una "Dissertazione prima" sopra un fenomeno volgarmente detto Fata Morgana: nonostante alcuni tentativi, complice una torrida giornata di agosto, non sono riuscito a trovare una sua dissertazione seconda! Curiosa la sua divisione in 3 tipi di fata morgana e le sue descrizioni dei fenomeni apparsi sul mare di Reggio Calabria, località celebre per la formazione di queste apparizioni. In realtà, come noto, si tratta di un fenomeno ottico che fa apparire forme all’orizzonte quando vi sono determinate condizioni di stratificazione in atmosfera con forti gradienti di temperatura e inversione termica. In queste condizioni si rifrangono all’orizzonte immagini che intervengono con forme spettacolari sullo skyline e sulla fantasia degli uomini.

La data è incerta e altri autori pongono questa piena nel 214 a.C. ai tempi, comunque, della II guerra punica (218-202 a.C.). L’incertezza sulle datazioni, legata alle diverse letture e ai diversi metodi di calendario presenti, si farà via via trascurabile con il passaggio prima al calendario Giuliano nel I sec. D.C. e poi al Gregoriano nel 1500.

Si tenga conto che soprattutto in tempi antichi incontreremo notizie relative a eventi di piena o meteoclimatici esclusivamente se interferenti con le attività delle comunità che popolavano il territorio del bacino del Po, dalle valli alpine sino alle basse pianure del delta. Questo fatto fa di queste notizie un indicatore meteoclimatico da prendere con le dovute cautele non essendo un campione rappresentativo ed uniforme nel tempo e nello spazio di questi fenomeni ma dell’interferenza di questi con le attività antropiche e quindi viziata da una forte disomogeneità.

Innumerevoli eventi piena dei fiumi padani di cui non abbiamo memoria saranno accaduti in luoghi allora remoti e la loro frequenza non è dato di sapere se non a partire grossomodo dal 13-14° secolo in poi grazie alla ricchezza delle cronache delle nascenti realtà comunali: le notizie si faranno più puntuali e continue, almeno nei ristretti dintorni geografici delle sedi dei cronachisti proporzionalmente allo sviluppo demografico.

Furio Dutto



Bio

Geologo alpino, Furio Dutto ha lavorato al Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’Istituto per la protezione idrogeologica del bacino del Po occupandosi di eventi estremi (frane, alluvioni, piene torrentizie, rischi glaciali) e di cambiamenti climatici. Dopo un breve impegno al Dipartimento dei Servizi Tecnici presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha seguito presso l’Autorità di Bacino del fiume Po i lavori del Piano Fasce (PFF) e del Piano per l’assetto idrogeologico (PAI). Successivamente ha diretto la Protezione Civile in Provincia di Torino. Raggiunti i limiti di età per la cessazione dell’attività lavorativa, attualmente è collaboratore associato senior del CNR IRPI di Perugia. Nella sua attività ha partecipato a numerosi progetti europei legati ai rischi ed al miglioramento della resilienza delle comunità. Per ulteriori informazioni o domande inviare una mail a: furio.dutto@gmail.com