(Fonte: Wikipedia. Erik Axdahl Axda0002)

L'anno dei tre soli

Torna Furio Dutto con il suo Calamitates, raccontandoci le calamità naturali e i "fatti strani" che avvennero nei territori del Po nel corso del XII secolo

Ci siamo lasciati dopo aver ricordato la rotta del Po a Ficarolo attraverso la descrizione fatta da Bottoni.

Ebbene molti autori attribuiscono questa grande trasformazione del territorio al 1152. Un documento del Ministero dei Lavori Pubblici del 1878 così recita: "Rottura argine in sinistra Ficarolo - Taglio doloso rotta di Ficarolo e Siccarda, dal nome di colui al quale viene attribuito un taglio criminoso dell’argine. In conseguenza di questa rotta restò inondato il territorio fra la sinistra del Po di Ferrara e del ramo di Volano e l’arginatura destra dell’Adige. Per 2 anni i Ferraresi si affaticarono per chiuderla ma inutilmente". 

E così moltissimi altri autori tra cui il Lombardini, grande idraulico ottocentesco. Probabilmente si trattò di un processo, sì improvviso, ma che si evolvette nello spazio temporale di molti mesi dopo il collasso iniziale. Insomma, un fenomeno di tale portata avrà avuto una sua evoluzione progressiva.

Nel 1153 nel mese di giugno una piena dell’Adige fu causa di gravi danni ai veronesi, tra i quali la distruzione pressoché totale del ponte della Pietra di rimpetto alla Chiesa di Santa Libera, e fu succeduta da una grande carestia.
A Bergamo nel 1158 non piovve dal 1 maggio sino al marzo successivo, quindi per 10 mesi!, con conseguente periodo di gravissima siccità. Questo fatto eccezionale pare verosimile poiché confermato da più autori tra cui lo storico Calvi, che cita più fonti cronachistiche, ed il cronista quattrocentesco Lancellotti.

Curiosa la notizia relativa al 1159 riportata dal Chronicon Modoetiense. Furono avvistati in cielo 3 lune e 3 soli e furono interpretati come un segno di disgrazia. La spiegazione è in realtà molto meno profetica. Si tratta di un fenomeno ottico chiamato parelio dovuto alla rifrazione dei raggi solari da parte di cristalli di ghiaccio sospesi in atmosfera. Il fenomeno era del resto noto sin dell’antichità descritto da autori come Diodoro Siculo e Marco Tullio Cicerone. Ma l’ignoranza va a braccetto con le narrazioni del potere.
Cavriolo, cronista bresciano della seconda metà del ‘500, per il 1162, così racconta: "Aggiongi che negl’istessi tempi restarono affogati 5.000 huomini dal riflusso del mare. Si videro di più tre Soli, & tre Lune con la figura della Croce. S’udirono terremoti, che inghiottirono alcuni castelli & che per diverse terre conquassarono per più anni l’Italia. Et si ritrova pur mandato per iscritto, che nel piano del territorio nostro la neve passò in altezza 9 piedi. Abbiamo, oltre alla citazione relativa ai fenomeni celesti, un importante cenno a un probabile fenomeno di onda anomala forse nel Veneto. Nulla è stato reperito di più preciso".

Nel 1167, secondo la cronaca di Secondo Lancellotti, nel mese di febbraio vi fu un terremoto e nel mese di aprile vi fu una grandinata con chicchi grossi come uova di colombe.

Nel 1171, secondo un documento ministeriale del 1878, avvenne un fenomeno di sormonto arginale ove tutti gli argini del ferrarese furono superati delle acque del Po e fu causa di molte rotte arginali anche lungo il tratto lombardo. Certo non abbiamo precise notizie sulle arginature dell’epoca che probabilmente avevano un assetto precario. Più precisamente un altro cronista riporta di una rotta arginale al Bondello ed i paesi di Castelguglielmo, Garofalo, Occhiobello e Gorzone ne rimasero inondati.

Così vengono descritti i provvedimenti successivi: "…con l’occasione della secca, anzi arida stagione, seguita l’anno 1171 fecero risolutione di chiuderla, & con ciò superando ogni difficoltà, provvidero sì prestamente di legni, d’huomini, & di terra che in pochi giorni la stropparono, et fecero ritornar l’acqua per lo suo alveo di prima, & naturale, lasciando in secco il novo, chiamato Poazzo".

In Trentino viene segnalata una grande inondazione nel 1172.

Nel 1174 avvenne il 29 di settembre una importante piena di Tanaro e Bormida che allagarono la campagna di Alessandria trasformandola in una grande palude. Anche il Po, come riporta lo storico Mantovani, allagò gran parte del Ferrarese.
L’Historia Miscellanea Bononiensis riporta di un grave terremoto avvenuto il 17 di agosto nel Bolognese all’ora di cena.

Il 1177 fu caratterizzato da grandi piene dei fiumi Piemontesi. Così descrive il Casalis riprendendo antiche cronache: Voghera. L’autorità tratta da Sire Raul o Roul a prova che nell’anno 1177 lo Scrivia tenesse ancora il corso sin quasi a Piacenza, essere stata ben male applicata. Muratori ed altri storici, sulla fede del precitato Sire Raul, dicono che nell’anzidetto anno, siffattamente crebbero le acque del Lago Maggiore, che dal Ticino vennero allagati tutti i contorni, e così dal Po per la ricevuta copia d’acqua furono talmente ricoperte le terre più basse che dallo Scrivia potevasi andare in barca sino a Piacenza. Con ciò non si dice essere passato la Scrivia vicina ed oltre Voghera, ma sibbene essere stata sommersa dalle acque tutta la campagna posta tra la Scrivia e la città poc’anzi menzionata. Anche Enza, Parma e Taro allagarono le campagne circostanti nel mese di settembre. A Mantova il rigurgito delle acque si spinse sin sotto le mura della città e molte persone affogarono.

Per quanto riguarda la parte montana si ha notizia di una grave alluvione in Val Sesia.

Il Lago Maggiore crebbe di “18 braccia” sopra il livello ordinario, più di 30 metri!

Il 1177 è probabilmente l’anno peggiore di tutto il secolo. Ne parlano in modo diffuso molti cronisti e storici locali che qui per brevità non riprendiamo. I danni furono incalcolabili pur non avendo notizie sulle vittime.
                     
Le pianure furono completamente allagate per lungo tempo e ciò fu causa dei naturali effetti domino commisurati alla struttura economica e sociale del tempo. Carestia, malattie e morte.

Il 1179 fu anno di grandissimo freddo con nevicate continue nel modenese sino a inizio febbraio come riporta Lancellotti. In Trentino si verificarono grandi inondazioni.

Siamo al 1180. Anno maledetto quasi quanto il terribile 1177. Si ripeté una situazione simile con allagamenti estesi e generalizzati: Taro, Parma, Enza distrussero ogni cosa al loro passaggio comprese parte delle difese murarie di Parma che fu nuovamente invasa – il giorno di San Matteo il 2 settembre - dalle acque nelle sue parti più basse. Il PO ruppe tutti gli argini nel Ferrarese e disalveò allagando tutta la pianura. Secondo Poggiali, che riprende antichi cronisti, piovve tutto l’anno a parte una pausa nel mese di marzo. Non è inusuale avere notizie nei secoli passati di lunghissimi periodi di precipitazioni continue. Si hanno, come vedremo, notizie analoghe ancora nel 1800. Situazioni simili nel territorio di cui ci occupiamo non si verificano da molti decenni. Il regime delle precipitazioni è radicalmente cambiato e non lo scopriamo di certo oggi.
 
Nel 1182 viene segnalata una diffusa e severa grandinata. Così Ghilini storico Alessandrino: "Venne quest’anno dal cielo una tempesta di tanta grossezza in Alessandria, e nel suo territorio, che le biade, e le viti ne sentirono gran danno, e ne seguì una grandissima carestia, e di grano e di vino".

Curiosa notizia per il 1183 riportata da Lancellotti. Così scrive: “Grandine come uova d’oche in Italia. Il mare di Sicilia ritirandosi annegò 5.000 persone.” Come sia arrivata sino a Modena la notizia dalla Sicilia e con quale attendibilità, forse legata ad una eruzione vulcanica o a un fenomeno di onda anomala… Ma abbiamo una conferma da De Morani seppur riferita al 1184: “Le città di Antiochia e Tripoli furono quasi tutte distrutte dal terremoto occorso alli 28 di ottobre. I fiumi di quei paesi presero il corso retrogrado con tanta velocità che si annegarono più di 5000 persone e l’Italia per le inondazioni soffrì infiniti e gravi danni.

Non è così raro che forti eventi sismici possano modificare l’andamento planimetrico dei fiumi. In alcuni casi è possibile l’inversione del corso delle acque generato da forti variazioni planimetriche innalzamenti e abbassamenti della superficie terrestre o causati dai treni d’onda che modificano momentaneamente la superficie del territorio.

Ancora di un forte terremoto si ha notizia nel 1185 che interessò la pianura padana. A Modena, nello stesso anno e secondo il cronista Lancellotti, una terribile tempesta di vento “portò via le fabbriche di pietra, alberi grandi, e più case”.
Nella Chronica Abreviata civitatis parmensis Frate Johannis riporta che nel 1186 “aqua Padi fuit nigra”. Come spiegare le acque nere nel Po se non con un trasporto eccezionale di sedimenti fini. Di certo l’osservazione fu letta come un evento insolito soprannaturale e così divenne “notizia”.

Interesante notazione climatica troviamo nel Piloni relativa al territorio Bellunese: “L’anno 1186 fu l’invernata fu così calda, che il mese di Genaro fiorirono li alberi & si videro li frutti sopra quelli, & i uccelli fecero quel mese i loro parti”.

Nel 1192 vi fu una rotta agli argini del Po di Primaro in sponda destra conseguenti ad una piena del fiume.

Un forte nubifragio colpì la città di Modena nel giugno del 1193. Così viene descritta nel Chronicon Mutinense di Giovanni Bazzano attivo tra la fine del XII secolo e la prima metà del XIII: "Dicto anno in vigilia sancti Barnabae (10 giugno) in medio die et usque ad sequentem diem ad horam nonam factum est diluvium magnum per totam Lombardiam et civitas Mutinae fere praecipitata fuit in aqua".

Nel 1194 vi fu una grande inondazione del Po e di molti suoi affluenti che causò gravi danni soprattutto al territorio Cremonese.

Negli Annali di Alessandria di Guglielmo Schiavina nel 1195 troviamo notizia di “lunghe piogge, i venti, le tempeste, le inondazioni, oltre alla strage che di uomini menarono, produssero una carestia spaventevole”. Nel passato fatti simili a causa dei limitati spostamenti dei prodotti agricoli che avvenivano solo a scala locale erano molto spesso causa di carestie: perso il raccolto restavi senza cibo.

Nello stesso anno nel mese di giugno si segnala una grande piena dell’Adige. Così il Biancolini: “Così crebbe l’Adige Fiume in Verona nel mese di giugno che affatto ne ruinò la pubblica strada che si chiama adesso la Regasta, ed è sotto il Castello di San Pietro”.
Secondo Lancellotti, cronista seicentesco, annota di grandi inondazioni nel 1196. “Di marzo una subita & incredibile inondatione d’acqua distrusse ville, e castella, con gli habitatori. State fredda, & humida. Penuria grande di tutte le cose da mangiare”. Purtroppo, non è per ora possibile avere informazioni più dettagliate.

Chiudiamo le notizie di questo secolo con l’anno 1199. Fu un anno particolare dal punto di vista climatico. Il mese di agosto fu interessato da copiose nevicate in pianura padana e l’estate fu caratterizzata da un freddo molto rigido invernale. Su Alpi e Appennini non abbiamo notizia ma possiamo immaginare una analoga anomalia climatica. In realtà in questo periodo dovremmo ancora essere nell’Optimum Climatico Medioevale ma occorre proporre alcune osservazioni.

Sul susseguirsi dei vari periodi climatici vi è molta incertezza dovuta ai pochi dati ed alla verosimile estrema variabilità locale. Inoltre, una anomalia non fa tendenza. Anche oggi un mese freddo sotto le medie non inficia la certezza dell’irruente riscaldamento globale che stiamo vivendo.

Ci lasciamo qui e ci diamo appuntamento a una prossima puntata di Calamitates dove parleremo del 1200, un secolo particolarmente ricco di guai.

Furio Dutto

 

Geologo alpino, Furio Dutto ha lavorato al Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’Istituto per la protezione idrogeologica del bacino del Po occupandosi di eventi estremi (frane, alluvioni, piene torrentizie, rischi glaciali) e di cambiamenti climatici. Dopo un breve impegno al Dipartimento dei Servizi Tecnici presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha seguito presso l’Autorità di Bacino del fiume Po i lavori del Piano Fasce (PFF) e del Piano per l’assetto idrogeologico (PAI). Successivamente ha diretto la Protezione Civile in Provincia di Torino. Raggiunti i limiti di età per la cessazione dell’attività lavorativa, attualmente è collaboratore associato senior del CNR IRPI di Perugia. Nella sua attività ha partecipato a numerosi progetti europei legati ai rischi ed al miglioramento della resilienza delle comunità.

Per ulteriori informazioni o domande inviare una mail a: furio.dutto@gmail.com.