Coronavirus, diversi Paesi Ue chiudono le frontiere interne

Per alcuni la misura è inutile visto che l'epidemia ormai è in tutta l'Ue e la chiusura compromette la possibilità di un'azione coordinata di tutti gli stati membri. L'Ue, intanto, ha deciso che per trenta giorni nessuno potrà più entrare dai paesi extra-Schengen

Sette stati dell'Ue hanno completamente sigillato i propri confini con gli altri Paesi come misura per contrastare la pandemia di coronavirus, nonostante i vertici dell'Ue e alcuni esperti affermino che non è una misura efficace.

La Repubblica Ceca, Cipro, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia hanno annunciato che avrebbero chiuso i confini a tutti gli stranieri. Sono poi seguite chiusure parziali e controlli extra alle frontiere imposti da Austria, Ungheria e molti altri Paesi. Anche la Germania ha aderito al gruppo a chiusura parziale lunedì (16 marzo), sigillando quasi tutte le sue frontiere con Austria, Danimarca, Francia e Lussemburgo, mentre la Slovenia ha chiuso il confine con l'Italia.

L'Ue, intanto, ha deciso che per trenta giorni nessuno potrà più entrare dai paesi extra-Schengen, al termine della videoconferenza tra i leader del G7.

A livello globale, gli Stati Uniti hanno aggiunto l'Irlanda e il Regno Unito al precedente divieto di viaggio in 26 paesi dell'UE. Gibuti, Ghana, Haiti, Kenya, Libia, Marocco, Serbia, Tanzania e Tunisia hanno anch'essi chiuso i loro confini o vietato i voli dall'Ue. La Turchia ha chiuso le frontiere a persone provenienti da nove stati dell'UE e la Russia ha chiuso le frontiere terrestri con la Polonia e la Norvegia. Le diverse misure sono arrivate dopo che l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato l'Europa come il nuovo "epicentro" della pandemia.

Le chiusure delle frontiere sono andate contro il principio UE della libera circolazione delle persone e contro la consulenza di esperti su come contenere la diffusione. Secondo la dottoressa Agoritsa Baka, esperta del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), la chiusura delle frontiere non sarà efficace nel ritardare la diffusione di Covid-19 e ha affermato che dato che esiste già una trasmissione comunitaria del virus nei paesi europei, "dobbiamo collaborare per assicurarci che tutti possano gestire il virus in modo coordinato". La chiusura dei confini peggiorerebbe le cose, ha detto e influenzerebbe negativamente la funzione dei sistemi sanitari, come si è visto durante l'epidemia di Ebola nel 2014. Anche Anders Tegnell, epidemiologo statale svedese, ha definito le misure danesi "completamente prive di significato". "Ho difficoltà a vedere come potrebbe aiutarci. Non ci sono ricerche che lo dimostrino. Al contrario, ci danneggerebbe economicamente", ha detto. Il ministro della sanità tedesco Jens Spahn aveva dichiarato prima della parziale chiusura della Germania: "Il virus è in Germania, è in Europa. Questo è il pensiero a cui dobbiamo abituarci". "Si diffonderà anche se chiudi tutti i confini. Prima o poi devi far entrare o uscire le persone e poi ricomincia a diffondersi", ha detto.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha anche affermato che "i divieti di viaggio in generale non sono considerati i più efficaci" dall'OMS. Le chiusure delle frontiere causerebbero ulteriori danni "sociali ed economici", ha avvertito. "Il mercato unico deve funzionare. Non è positivo quando gli Stati membri adottano misure unilaterali perché causa sempre un effetto domino e impedisce alle attrezzature urgentemente necessarie di raggiungere i pazienti, di raggiungere ospedali e personale medico", ha affermato. E Mikael Damberg, il ministro degli interni svedese, ha fatto eco alla sua preoccupazione. "Il sistema di trasporto deve funzionare quando si tratta di cibo e materiale sanitario, in modo da non creare problemi reciproci nella gestione della crisi", ha detto Damberg.

red/mn

(fonte: EU Observer)