(Foto d'archivio)

Fukushima, verso il rilascio in mare dell'acqua usata per il raffreddamento

Secondo il Governo giapponese e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica il rilascio in mare dell'acqua, opportunamente filtrata, sarebbe in linea con gli standard internazionali

Il governo giapponese è pronto a riversare in mare l'acqua contaminata utilizzata per raffreddare gli impianti danneggiati nella catastrofe nucleare di Fukushima. Ad anticiparlo sono i media nipponici, spiegando che la decisione definitiva potrebbe esser presa entro fine mese, malgrado continui l'aspro dibattito sulle controversie di tale scelta per l'ambiente. Già all'inizio dell'anno una sottocommissione governativa aveva giudicato questo rilascio della acqua nell'oceano, o la sua evaporazione nell'atmosfera, come “opzione realistica”.

D'altro canto, le associazioni locali dei pescatori e i residenti hanno sempre espresso la loro disapprovazione, temendo sia un crollo della domanda di prodotti marini della regione che le ripercussioni ambientali sull'intera area geografica. Secondo le fonti citate dal giornale Yomiuri, il governo di Tokyo è pronto a istituire un comitato di esperti per confrontarsi con le municipalità della prefettura e discutere il piano con le attività produttive locali. L'eventuale immissione dell'acqua radioattiva in mare avrebbe bisogno dell'approvazione dell'Autorità nazionale di regolamentazione del nucleare (Nra), e la realizzazione di strutture adeguate per il trasporto, che richiederebbero almeno due anni di lavori. 

L'acqua che serve a raffreddare gli impianti è filtrata usando un sistema avanzato di trattamento dei liquidi (Alps), capace di estrarre 62 dei 63 elementi radioattivi presenti, tranne il trizio, un isotopo radioattivo dell'idrogeno. Secondo i calcoli del gestore dell'impianto, la Tokyo Electric Power (Tepco) - con un aumento giornaliero di 170 tonnellate di liquido trattato, lo spazio per lo stoccaggio all'interno delle cisterne dovrebbe esaurirsi entro l'estate del 2022.

In base ai dati della prefettura, attualmente sono presenti 1.044 serbatoi che contengono 1,23 milioni di tonnellate di liquido. Lo scorso febbraio, durante una visita alla centrale di Fukushima, il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, aveva ammesso che il rilascio dell'acqua nell'Oceano Pacifico sarebbe in linea con gli standard internazionali dell'industria nucleare. Il premier giapponese Yoshihide Suga, nel corso di una sua recente visita all'impianto, ha detto che il governo intende prendere una decisione in tempi rapidi. L'incidente del marzo 2011, innescato dal terremoto di magnitudo 9 e il successivo tsunami, provocò il surriscaldamento del combustibile nucleare, seguito dalla fusione del nocciolo, a cui si accompagnarono le esplosioni di idrogeno e le successive emissioni di radiazioni.

red/gp

(Fonte: Ansa)