Marea bianca a Livorno:
paraffina dal mare alle coste

Non è chiaro come sia avvenuto che 200 mq di paraffina si siano dispersi in mare, si ipotizza che si tratti di un carico perso da una qualche imbarcazione, ma nel mentre la sostanza ha raggiunto le coste livornesi per un'ampiezza di 600 mq. La Protezione Civile sta terminando le operazioni di bonifica

Dopo l'emergenza dei 198 fusti tossici dispersi in mare lo scorso 17 dicembre dall' Eurocargo Venezia della Grimaldi Lines, il mare di Livorno ha visto altro materiale chimico galleggiare nelle sue acque.
Si è trattato a questo giro di paraffina: una miscela di idrocarburi solidi che ha la forma di una pallina bianca oleosa. La paraffina è un materiale che non si scioglie in acqua e neanche negli acidi e viene utilizzata come antiscivolo spalmato sulle tavole da surf, oppure nella fabbricazione di lubrificanti, isolanti elettrici, cosmetici, gomme da masticare o per la patinatura della carta.

La "marea bianca", di 200 metri quadrati, è stata avvistata il 28 febbraio dai Vigili del Fuoco durante un'esercitazione nella zona delle secche della Meloria. Gli stessi hanno nell'immediato avvisato il Dipartimento dell'Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana), il quale ha effettuato analisi sul campione della sostanza prelevato dai Vigili del fuoco.
Dalle analisi è risultato che il materiale fosse appunto paraffina pura, e ne è stata inoltrata comunicazione ai Vigili del Fuoco e alla Capitaneria di Porto.

Non si sa ancora come sia finita in acqua una quantità tale di paraffina, ma l'ipotesi più probabile, dal momento che si tratta di un tipo di paraffina pregiata, è che si trattasse di un carico perso da una qualche nave transitata vicino al porto.
La Capitaneria di Porto e la Polizia Marittima si sono attivate per individuare i responsabili della perdita sulle secche della Meloria, zona tra le altre cose dichiarata parco marino e che, se ci fossero le boe di segnalazione, non dovrebbe neanche vedere transiti di navi o barche.

La Capitaneria di Porto, che ha giurisdizione per tutto ciò che avviene in mare, ricevuta comunicazione dall'Arpat, ha subito effettuato due sopralluoghi in acqua per verificare la presenza di quanto denunciato, ma ha successivamente riferito di non aver individuato alcuna macchia biancastra.
Il giorno successivo, appresa la notizia della presenza di una ampia chiazza in prossimità delle secche della Meloria, la Protezione Civile del Comune di Livorno ha attivato, secondo la propria competenza, il livello operativo di attenzione che prevedeva la bonifica del materiale nell'eventualità che questo potesse giungere a riva.

La paraffina è stata poi avvistata attorno alle 19 del 29 febbraio, dall'Arpat e dalla Capitaneria, spiaggiata tra la Terrazza Mascagni e il porto: "lo spiaggiamento ha interessato un'area di una ventina di metri - comunica Arpat in una nota inviata alla stampa - per una profondità di circa tre metri e uno spessore di due centimetri. È stata avvertita l'amministrazione comunale al fine di predisporre la rimozione di tali materiali" perché non appena le sostanze toccano la costa la giurisdizione passa dalla Capitaneria di Porto al Comune locale. La comunicazione però è stata inviata al Comune alle 20.49 tramite un fax, arrivato in un ufficio pubblico, chiuso a quell'orario.

Ed infatti qui giunge la polemica dell'assessore all'ambiente Mauro Grassi: "non è possibile mandare un fax quando gli uffici sono chiusi. La sala operativa della Protezione Civile è attiva 24 ore su 24, nessuno ha chiamato".
Dunque, come già successe coi fusti tossici, succede anche adesso che la catena di comando che ha il compito di fronteggiare le emergenze ambientali in mare non funzioni come dovrebbe.
La Protezione Civile infatti, già in fase di pre-allerta, non ha ricevuto alcuna chiamata, almeno fino alle 22, orario in cui sono scattate le operazioni di ripulitura.

I tecnici della Protezione Civile del Comune di Livorno insieme alla ditta Labromare, specializzata nelle bonifiche ambientali terrestri e marittime, hanno lavorato fino a tarda notte, e poi di nuovo ieri, per rimuovere la sostanza rinvenuta.
Un comunicato stampa del Comune di Livorno riferisce che la Protezione Civile conta di poter bonificare completamente l'area interessata (più di 600 mq) entro la giornata di oggi, per poi poter smaltire la paraffina a norma.
Inoltre, a scopo precauzionale, l'Acquario "D.Cestoni" al momento funziona a ciclo chiuso, ossia non pescherà più acqua dal mare finché la situazione non tornerà alla normalità, per evitare che la paraffina entri nelle vasche dei pesci.

Fortunatamente il materiale disperso in mare è stato classificato come non nocivo per l'ambiente, dal momento che non si scioglie in acqua, ma nonostante ciò le autorità comunali rilevano in ogni caso un buco nella catena della gestione delle emergenze ambientali, ed è per questo motivo che Grassi dichiara: "purtroppo questo incidente si aggiunge ai tanti che si verificano nel nostro mare, per cui dobbiamo oggi più che mai mantenere alto il livello di vigilanza e di attenzione: soprattutto dobbiamo impegnarci a intervenire sempre in maniera coordinata con tutti i soggetti che hanno competenza sul mare".






Sarah Murru

Fonti: comunicati stampa Comune Livorno, Il Tirreno