Metanodotto lungo la dorsale appenninica, in piena zona sismica: "E'una follia"

Le autorità abruzzesi e gli ambientalisti si oppongono al "tubo" che avrebbe un quarto del suo percorso nel bel mezzo delle zone appena interessate dal devastante terremoto del 6 aprile 2009

E' stato un deputato catalano del Parlamento europeo, Raül Romeva i Rueda, del gruppo Verdi/A.L.E. a rendersi conto della nuova minaccia per l'Abruzzo e il centro Italia, rischiando di trasformarlo in una vera e propria polveriera. Romeveda è stato l'unico ad aver presentato, martedì scorso, un'interrogazione prioritaria per chiedere l'intervento immediato dalla Commissione europea contro il progetto Snam di gasdotto denominato "Rete Adriatica", ma che in realtà corre per quasi un quarto del suo percorso nel bel mezzo delle zone appena interessate dal devastante terremoto del 6 aprile 2009. Il progetto Snam, in joint venture con Bp, che renderà l'Italia un ponte di rifornimento gas per l'Europa, prevede un quarto del percorso dentro le zone a più alto rischio sismico d'Italia. Il progetto del metanodotto Snam "Rete Adriatica" era stato fermo per anni e deviato, nel 2004 durante il governo Berlusconi II, improvvisamente dal suo percorso originario che lo vedeva correre da Brindisi a Minerbio (Bo) lungo la costa adriatica. Si erano infatti rilevati problemi di "criticità idrogeologiche e di tipo urbanistico". Alla luce di questo, la Snam e il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi decisero un nuovo tracciato, che andrebbe da Massafra (Ta) a Minerbio, passando per dieci regioni ma soprattutto attraversando la dorsale appenninica. Il gasdotto passerebbe per alcune località divenute tristemente note in seguito al sisma abruzzese del 6 Aprile: L'Aquila, Pizzoli, Barisciano, Navelli, Poggio Picenze. Come scrive Romeva i Rueda al Parlamento Ue, si tratterebbe di cinque tronconi e di una centrale di compressione gas che se realizzati sventreranno "tre parchi nazionali, un parco naturale regionale e 21 siti di importanza comunitaria", ma soprattutto che attraverseranno "aree a gravissimo rischio sismico (Abruzzo, Umbria e Marche) e idrogeologico senza che sia stato effettuato un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale né una procedura di valutazione ambientale strategica". In concomitanza nella manovra Tremonti, approvata in Senato e in discussione ora alla Camera, si introduce il silenzio-assenso per il Via e il Vas: nessuna risposta entro 60 giorni equivale ad un'accettazione. Il metano, in forma gassosa e sottoposto ad alta pressione (75 bar), correrà lungo 687 chilometri di tubo dal diametro di 120 centimetri, sotterrato a 5 metri di profondità. Di questi, 187 chilometri riguardano il tratto Foligno (Pg)-Sulmona e ben 106 corrono dentro l'Abruzzo, nelle zone a più alta sismicità d'Italia. Come spiega Mario Pizzola, portavoce dell'associazione 'Cittadini per l'ambiente': "sarebbe stata un'ecatombe, se fosse stato già in funzione quella terribile notte del 6 aprile 2009. A Tarsia, in provincia di Cosenza nel febbraio scorso è esploso un tratto del gasdotto di diametro e portata molto inferiori a causa di uno smottamento del terreno per le piogge: per fortuna era distante dai centri abitati ma le fiamme erano visibili fino a 20 km di distanza".


La dichiarazione di pubblica utilità per il progetto Snam "Rete Adriatica" dopo cinque anni, come prevede la legge, era scaduta; ma, incredibilmente, l'8 aprile 2009, mentre ancora si scavava sotto le macerie aquilane in cerca di superstiti, la Snam ripresenta la richiesta e ottiene di nuovo il certificato necessario all'avvio ai lavori. I soggetti 'interessati', cioè comuni, province e regioni, avevano 30 giorni di tempo per opporsi 'in forma scritta', secondo l'avviso di avvio del procedimento emesso pochi giorni dopo dal ministro Scajola. Come spiega Moroni, assessore all'Ambiente del comune dell'Aquila,  e come non è difficile da immaginare: "Figuriamoci se il comune dell'Aquila e la regione Abruzzo erano in grado di seguire questa faccenda così a ridosso del sisma". La Snam, dal canto suo, sostiene di aver inserito un' "integrazione sismica" al progetto, allegando studi appositi proprio per rassicurare la popolazione. Solo nel giugno scorso le province di Pesaro-Urbino e di Perugia, il comune di Gubbio e alcune associazioni ecologiste hanno presentato ricorso alla Commissione Ue. Nel frattempo però, come spiega il senatore Pd Roberto della Seta, due giorni fa in Senato è stata approvata una norma contenuta nel decreto legge sull'energia che prevede proprio per le infrastrutture di produzione, trasmissione e distribuzione di energia "l'istituzione di commissari straordinari ad acta che agiscono in sostituzione di tutte le autorità ordinarie e possono bypassare anche le regioni in caso di contenzioso".

Il progetto della Snam vale molti milioni di euro e prevede di raddoppiare la portata della rete Tirrenica, aprire un canale di approvvigionamento dai paesi nordafricani (Libia, Algeria, Tunisia), emancipandosi così dai produttori dell'est europa e costruire nel nord Italia un hub-gas da cui far partire le diramazioni per rifornire tutti i paesi nordeuropei.


I cittadini marchigiani ed umbri, già da qualche tempo hanno costituito il comitato «No Tubo», mentre gli abruzzesi se ne stanno accorgendo solo ora che  cominciano appena a riprendere fiato e a potersi occupare d'altro che non sia l'emergenza post-sisma. Ad aiutarli, i conterranei di Sulmona, dove dovrebbe sorgere anche una centrale di compressione gas, che hanno messo su la rete di associazioni 'Cittadini per l'ambiente'. L'assessore all'Ambiente del comune dell'Aquila, Alfredo Moroni, che la prossima settimana chiamerà a raccolta tutti i comuni dell'Appennino centrale interessati, ha dichiarato: "È una cosa assurda, forse non è si è compreso a quale rischio sismico siamo sottoposti: cosa sarebbe accaduto se fosse stato già in funzione durante il sisma aquilano?"

Le autorità abruzzesi non hanno avuto il tempo di opporsi, e oggi reclamano: "È una follia per tutto il Paese". Gli ambientalisti sottolineano che: "Con un metanodotto già sovradimensionato per i nostri fabbisogni, l'Italia si candida ad essere un ponte tra l'Africa e l'Europa. Alla centrale di compressione di Sulmona lavorerà in joint-venture con la Snam la British Gas, consorella della Bp, quella dell'onda nera negli States". E certo questo non è rassicurante.

(Julia Gelodi)