Si ride sul terremoto, ma ride bene chi ride ultimo. 117 arresti ieri in Emilia

C'è chi ha il portafogli al posto del cuore ed è capace di ridere delle disgrazie altrui, su cui arricchirsi e speculare. Ma fortunatamente c'è anche chi sorveglia: 117 persone sono state arrestate ieri  in Emilia Romagna, nell'ambito di un'inchiesta che ipotizza infiltrazioni mafiose nella ricostruzione post sisma

Si ride sui terremoti, le iene aprono le fauci in attesa di carogne con cui sfamarsi. E le carogne in questo caso sono i capannoni sotto cui sono morti lavoratori e imprenditori, le case che hanno ucciso le famiglie o quelle che hanno sepolto sotto le loro macerie tutti i ricordi e le cose di una vita.
In Emilia come a L'Aquila e in chissà in quanti altri casi, la disgrazia altrui fa ridere, mette di buon umore, odora di soldi facili.
Intendiamoci: dove c'è distruzione occorre la ricostruzione. Ma ci si aspetterebbe una ricostruzione rispettosa, solidale, consapevole che chi si trova ad acquistare nuovi immobili, siano essi enti pubblici, privati cittadini o imprese, non lo fa per scelta ma perché è stato colpito da una catastrofe, è rimasto senza mezzi, ha perso gli affetti, i punti di riferimento, il propio lavoro, la propria città.

E invece si ride: "È caduto un capannone a Mirandola" si sfrega le mani un "signore" ora agli arresti, "eh eh, allora lavoriamo là.. " gli fa eco un compare, "ah sì, cominciamo facciamo il giro..." lo esorta il primo.
Sono stralci di una telefonata fra imprenditori intercettata nell'ambito di un'inchiesta della Direzione Distrettuale antimafia: la conversazione  è delle 13.29 del 29 maggio 2012: alle 9,03 di quella mattina una violenta scossa di Ml 5,8 uccide 20 persone, rade al suolo Cavezzo, e fa danni incalcolabili a Mirandola, Concordia sulla Secchia, Novi di Modena, Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Medolla, Camposanto, e poi anche a San Prospero, San Possidonio, Sant'Agostino, Bondeno, Cento, Poggio Renatico e Vigarano Mainarda, Crevalcore e Pieve di Cento  a Reggiolo. Una scossa distruttiva, ancor più della prima del 20 maggio, sebbene di magnitudo inferiore. Eppure si ride e si pensa al portafoglio gonfio.

Almeno fino a ieri, quando l'inchiesta della DDA, denominata 'Aemilia',  porta a  117 ordinanze di misure cautelari, di cui 87 in carcere, per indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, reimpiego di capitali di illecita provenienza, riciclaggio, usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti, trasferimento fraudolento di valori, porto e detenzione illegali di armi da fuoco, danneggiamento e altri reati, aggravati dal metodo mafioso.
Fra questi anche i due protagonisti della conversazione, che forse ieri mattina ridevano un po' meno.


"E' stata condotta una importante operazione contro la criminalità organizzata in Emilia-Romagna - ha affermato il presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini - Desidero rivolgere un plauso  per l'eccellente lavoro svolto da tutti. Il fenomeno dell'infiltrazione mafiosa specialmente in territori caratterizzati da un tessuto produttivo di grande rilevanza, è un tema che richiede la massima attenzione non solo da parte degli organismi inquirenti, ma anche da parte del sistema delle Istituzioni territoriali, in modo tale da creare una solida barriera contro i fenomeni malavitosi, di qualunque natura essi siano".
"La Regione Emilia-Romagna - prosegue Bonaccini - da tempo svolge una azione, anche legislativa, di contrasto al fenomeno mafioso: dalla legge contro le infiltrazioni malavitose in edilizia, alla legge sulla promozione della cultura della legalità, dall'attività del Girer (Gruppo interforze ricostruzione Emilia-Romagna), istituito subito due mesi dopo il sisma, al sostegno all'iniziativa - che poi si è concretizzata - teso ad ottenere una sede territoriale operativa per la lotta alla mafia".
"Come Regione abbiamo come obiettivo irrinunciabile, - ha concluso il Presidente - quello di condurre una serrata e decisa azione per il contrasto della illegalità, in qualunque forma essa si presenti. E questo è e sarà un punto irrinunciabile della nostra azione di governo, in piena collaborazione con la Magistratura e con le Forze dell'Ordine".


Patrizia Calzolari