Una fase dell'intervento in Val Rosandra

Torrente ripulito male?
1600 firme contro la ProCiv

Un documento redatto da 1600 cittadini della Val Rosandra, vicino Trieste, accusa la Protezione civile del Friuli di aver fatto uno "scempio ambientale" nel corso delle operazioni di bonifica del torrente che scorre nella valle. La difesa: "Interventi concordati con gli Enti e fatti a norma di legge. Nessuno aveva protestato"

Un intervento di bonifica sul torrente Rosandra, che passa per l'omonima valle nei pressi di Trieste, sta scatenando polemiche tra i cittadini e la Protezione civile regionale. Un gruppo di 1600 persone ha firmato un documento, che diventerà un esposto-denuncia alla Procura di Trieste, nel quale si chiede che l'area dove sono stati fatti gli interventi venga posta sotto sequestro, così da permettere al magistrato di verificare l'eventuale violazione dell'articolo 734 del Codice penale, che punisce chi deturpa o distrugge bellezze naturali. L'esposto, hanno annunciato i firmatari, verrà inviato anche alla Commissione Europea, perché valuti se è stato violato il regime di tutela a cui è sottoposta l'intera valle.

Cosa è successo. A quanto riporta chi protesta, i lavori andavano fatti, su questo tutti sono d'accordo, ma è il modo in cui sono stati condotti che ha acceso la polemica. L'accusa rivolta alla Protezione civile è di aver abbattuto "decine e decine di alberi di alto fusto", e con l'utilizzo delle ruspe di aver dissestato il terreno e scalini di pietra, divelto cartelli e abbattuto barriere, oltre ad aver lasciato montagne di ramaglie - potenzialmente pericolose in caso di esondazione - dopo aver spostato i tronchi che occupavano l'alveo del torrente. Alveo che, secondo Livio Poldini, professore emerito di Botanica dell'università di Trieste, non andava ripulito così come è stato fatto: "Non si possono mandare 200 uomini a tagliare tutto - ha affermato - perché la vegetazione naturale non è qualcosa di sporco che deve essere rimosso, ma al contrario rappresenta la migliore protezione contro le esondazioni perché gli alberi rallentano le acque". Il taglio degli alberi avrebbe inoltre già innescato un'erosione del terreno: "Avviene perché il torrente prende velocità, e anche le raffiche di bora stanno rimuovendo la parte più sottile del terreno. Ci vorranno 50 anni - ha concluso amaramente - perché tutto ritorni come prima". A questo link è possibile vedere un video realizzato dopo i lavori.

La difesa della Protezione civile. Accuse alle quali la Protezione civile del Friuli ha risposto con un lungo comunicato (link), dove, oltre al fare il punto sul fatto che il torrente era " caratterizzato da episodi di piena decennale, che mettono a rischio le abitazioni", ci si riferisce ai sopralluoghi del 2010 nei pressi dell'abitato di Bagnoli - frazione del comune di San Dorligo - nei quali "risultava che il regolare deflusso delle acque di piena era significativamente ridotta dalla presenza di tronchi caduti in alveo, e dall'abbondante vegetazione arbustiva e arborea infestate l'alveo stesso". Secondo la Protezione civile di vegetazione ce n'era quindi troppa, dovuta alla "pluridecennale mancanza di manutenzione". Chiarito questo punto, si passa quindi ai lavori, concertati con gli enti locali attraverso una serie di sopralluoghi, che sono stati svolti "seguendo scrupolosamente - scrive la Protezione civile - quanto concordato nella riunione del 21 marzo, e sotto l'attenta sorveglianza del Comune, nella persona del Vicesindaco e senza alcuna contrarietà manifesta da parte della popolazione residente". Nessuno aveva avuto niente da dire, ma a scanso di equivoci la protezione civile difende anche i lavori effettuati, citando punto per punto le leggi che regolano questo tipo di interventi: "Sono state tagliate a raso esclusivamente le piante ricadenti in alveo, cioè nell'area di scorrimento del corso d'acqua, e prive di nidi - si legge nel comunicato - e ai sensi dell'art.149 del Dlgs 42/2004 questo intervento rientra le opere di manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua, in quanto non modifica in modo permanente lo stato dei luoghi, e non è assolutamente soggetto a nessun tipo di autorizzazione paesaggistica". Secondo la Protezione civile inoltre "non è stata in alcun modo intaccata la vegetazione ripariale, ossia quella che occupa le rive del torrente, nè tanto meno la vegetazione presente sulle fasce di rispetto immediatamente adiacenti ai corpi idrici ed esterne all'alveo e non sono state apportate alterazioni permanenti alla morfologia del corso d'acqua, nel pieno rispetto di quanto disposto dall'art. 115 del Dlgs 152/2006".





Red - ev