Chevron anche in Ecuador:
danni alla foresta amazzonica

La multinazionale petrolifera Chevron è stata condannata a un risarcimento di 18 miliardi di dollari all'Ecuador per danni provocati dall'ex Texaco alla foresta amazzonica e alla popolazione indigena locale.

La multinazionale petrolifera Chevron torna a far parlare di sè dopo il disastro della marea nera in Brasile dei mesi passati.
Nei giorni scorsi si è avuta la notizia che il colosso petrolifero, responsabile anche di finanziamento al terrorismo in Angola e di distruzione di foreste in Bangladesh, dovrà pagare 18 miliardi di dollari per i danni provocati nella foresta amazzonica in Ecuador tra il 1964 e il 1990 dalla Texaco, agenzia petrolifera acquistata dalla Chevron nel 2001.


La sentenza è stata emessa da una Corte d'Appello ecuadoregna sulla base di prove scientifiche presentate durante il processo, le quali appunto proverebbero che per decenni sarebbero stati riversati nei fiumi dell'Ecuador diverse quantità di rifiuti tossici e petroliferi causando danni ambientali alla foresta amazzonica e un aumento esponenziale di malattie mortali come la leucemia e il cancro tra la popolazione indigena locale. Le prove inoltre sono state sostenute da innumerevole testimonianze.
La sentenza riferisce in una nota che: "La Corte si è basata su prove che dimostrano che Chevron ha violato i diritti delle comunità in cui ha lavorato".


La multinazionale petrolifera ha pubblicamente criticato la sentenza e ha affermato che intende procedere con un ricorso in appello presso tribunali esterni dall'Ecuador, in quanto ritiene che "la decisione di oggi è un altro esempio della politicizzazione e corruzione del sistema giudiziario ecuadoregno che ha caratterizzato questo caso fin dall'inizio".
Pare ironico quanto denunciato dalla Chevron dal momento che i querelanti, che hanno sporto denuncia a nome di circa 30 mila persone, avevano accusato la multinazionale di aver corrotto un tribunale locale per nascondere la portata della contaminazione.

La sentenza poi, nella realtà dei fatti, condannava la Chevron a un risarcimento di 8,64 miliardi di dollari (contro i 27 che erano stati invece richiesti dall'accusa) con la clausola però che la multinazionale avrebbe dovuto scusarsi pubblicamente con il Paese e le vittime entro 15 giorni sia sui giornali americani sia su quelli ecuadoregni, pena il raddoppio della quota da risarcire. Il colosso petrolifero non ha fatto pervenire alcun tipo di scusa e di conseguenza la sanzione è stata duplicata.

Inoltre la Chevron quando ha acquistato la Texaco era perfettamente a conoscenza delle accuse che ad essa erano state fatte circa l'inquinamento e i danni provocati sia a livello ambientale sia a livello umano per la popolazione che risiedeva nei territori contaminati. Ciò viene riferito in quanto il primo processo, aperto dai querelanti contro la ex Texaco, è stato nel 1993 a New York e l'acquisto della compagnia è avvenuto da parte della Chevron nel 2001. Il processo avviato in America è stato sospeso dopo tre anni, non  risulta chiaro per quale motivazione, ed è stato poi successivamente riaperto nel 2003 in Ecuador.

La Chevron è una tra le tante multinazionali pluri-accusate di aver provocato disastri ambientali e aver favorito attività illecite nei Paesi sfruttati per il guadagno del petrolio, ed è in relazione a ciò, e al fatto che sembra non esserci un arresto di tale sfruttamento, che ci si pone la domanda di quanti saranno ancora i disastri ambientali e umani che verranno provocati dalle lobby petrolifere per il business del cosiddetto oro nero?


Sarah Murru